Nella sua prima stagione, Inzaghi guida la nostra Inter alla vittoria della Coppa Italia, della Supercoppa Italiana e ottiene il passaggio del girone di Champions, un traguardo non raggiunto dalla squadra dal 2012. In campionato purtroppo, come ricordiamo con una certa amarezza, lo scudetto sfuma per un solo punto all’ultima giornata. Sul fronte del gioco fin dall’inizio la filosofia calcistica di Inzaghi si contraddistingue per essere decisamente più fluida e propositiva rispetto a quella di Conte: Inzaghi ha posto l’accento sulla qualità del gioco dal principio, già dalla prima partita contro il Genoa.
Tuttavia, nonostante le vittorie, il titolo di campione d’Italia va al Milan, creando una situazione complessa da gestire sul fronte del rapporto con l’ambiente. Perdere un testa a testa contro i rossoneri, sebbene sia una componente naturale del calcio, poteva lasciare il segno. La mia preoccupazione tra l’altro era legata al fatto che mancando il bersaglio grosso il mister non si sarebbe costruito quelle spalle larghe per permettergli di respirare quando le cose sarebbero andate peggio.
Ed in effetti la stagione successiva in campionato le cose sembrano procedere sull’onda lunga della stagione precedente e l’Inter apre male la stagione, tanto da essere quasi immediatamente fuori dalla lotta scudetto, che si chiuderà con un monologo napoletano. Tanti infortuni, il problema Skriniar e tanta discontinuità sul piano del rendimento in campionato. Voglio essere onesto: avevo pessime sensazioni. Inzaghi ad un certo punto si trova in una situazione comune a tanti allenatori dell’Inter nei trenta e passa anni da cui seguo questa squadra, si trova cioè in quella che Trapattoni soleva chiamare “la centrifuga”. Non è facile uscirne interi.
“Fare l’allenatore dell’Inter è essere come in una lavatrice che fa centrifuga. Infatti, ci sono voluti molti anni per vincere e il grande Mourinho. L’ambiente rossonero è più pacato di quello nerazzurro.“
Trapattoni, 2014Qui accade qualcosa che personalmente non avrei mai immaginato e sono davvero felice che le cose siano andate in questa maniera. Inzaghi mantiene sempre un atteggiamento da vero signore e intanto apporta qualche correttivo alla squadra, abbassando il baricentro di qualche metro, ma mantenendo il focus sul gioco, sulla ricerca della qualità. Non polemizza, non risponde piccato in conferenza stampa, non sbraca, al contrario mantiene sempre un certo aplomb anche quando piovono critiche. Nel frattempo la squadra, che in Champions League aveva già passato un girone di ferro con Barcelona e Bayern Monaco, supera la doppia sfida con il Porto, gioca due grande quarti di finale con il Benfica e si rimette in carreggiata in campionato per la qualificazione alla Champions dell’anno successivo. Inzaghi si ritrova qui di fronte ad un gigantesco bivio.
Arriviamo al passaggio decisivo della stagione con l’Inter che deve giocare in Coppa Italia la doppia semifinale con la Juventus. In Champions League incontriamo il Milan, già sconfitto in supercoppa: euroderby in semifinale, di nuovo dopo vent’anni. L’Inter di Inzaghi non sbaglia un colpo. Elimina la Juventus in semifinale di coppa Italia e nel doppio derby europeo bastona il Milan all’andata e al ritorno, realizzando qualcosa di storico. La finale di Champions League contro il City ci vedrà uscire sconfitti, ma contro ogni pronostico della vigilia l’Inter ne uscirà a testa altissima, giocando alla grande contro il City di Guardiola.
Inzaghi qui aveva per me già realizzato qualcosa di estremamente difficile per un allenatore. Nel momento più buio è rimasto saldo al timone, senza crisi isteriche, senza conferenze stampa improbabili, confezionando vittorie che entreranno nella storia del club e costruendo un’idea di calcio chiara, moderna e con cui veramente è facile identificare l’Inter. Senza considerare che eliminare il Milan in un doppio confronto in Champions è qualcosa che non avrei mai pensato di vedere negli anni recenti. Un’occasione che ho tanto bramato, che poi si è presentata e che i ragazzi ed il tecnico hanno colto. Quindi il giorno in cui il sottoscritto si rifugiava ai piani superiori, con l’acqua del fiume Montone che gli entrava in casa in piena alluvione, il 16 Maggio del 2023, la Beneamata realizzava una storica impresa che rimpiango solo di non aver potuto apprezzare in medias res.
Comunque, al mister mancava soltanto una cosa per entrare nell’Olimpo dei grandi allenatori della nostra Storia: vincere lo scudetto. Per lui e per noi. E se a qualcuno oggi, dopo questa cavalcata durata mesi, sembra dovuto, oppure se qualcuno vuole dare credito alle parole di Pioli o di altri che oggi cercano di ridimensionare, vi faccio presente che l’Inter quest’anno ha cambiato dodici giocatori. Sono usciti Onana, Skriniar, Brozovic, Dzeko e Lukaku. Se vi sembra poca roba, alzo le mani.
Il 22 Aprile 2024 alle ore 22:43 l’Inter è diventata Campione di Italia per la ventesima volta nella sua gloriosa Storia. Abbiamo assistito ad un campionato dominato in lungo ed in largo, con una squadra che ha per ampi tratti proposto un calcio davvero bello da vedere, con dei picchi qualitativi che raramente ho visto in tanti anni. Già questo potrebbe bastare ad elevare il tecnico dove merita, ma non finisce qui. La Storia e il Destino hanno voluto che l’Inter vincesse lo scudetto nel giorno del derby di Milano, in casa dei rossoneri.
Li abbiamo battuti in casa loro, per la sesta volta consecutiva e abbiamo alzato la seconda stella prima di loro, davanti a loro. Personalmente non ho mai provato odio sportivo nei confronti del Milan, è un club verso cui non provo astio e ho sempre amato l’atmosfera del derby di Milano, ma riprendendo le parole di un Uomo molto più grande di me mi sento di dire che ci sono davvero giorni in cui essere interista è un onore. E un orgoglio. L’allenatore che è stato alla guida della mia squadra e che ha contributo in modo importante al realizzare questi miei sogni è Simone Inzaghi.
Ci sono giorni in cui essere interista è facile, altri in cui è doveroso e altri in cui esserlo è un onore. twittaloIn tre anni l’Inter ha ampiamente migliorato il suo bilancio economico. Abbiamo sollevato sei trofei (1 campionato, 2 coppa italia, 3 supercoppa), giocato una finale di Champions League dopo aver eliminato il Milan in semifinale di Champions, abbiamo alzato la seconda stella in faccia ai rivali e ci siamo guadagnati l’accesso al mondiale per club. L’Inter è tornata ad essere una società che anche a livello europeo viene riconosciuta per il calcio propositivo, per il blasone, per l’atmosfera e tanti giocatori vorrebbero indossare questi colori. Tutto questo è stato realizzato giocando un bel calcio e con l’allenatore che ha sempre mantenuto un’umanità, un’educazione ed un’eleganza che sono rare in questo mondo. Mi sto godendo serenamente la vittoria, sto ammirando un percorso e guardo con speranza e ottimismo al futuro. Voglio riprendere una frase che quando è stata pronunciata aveva generato qualche risatina.
«Dove alleno io aumentano i ricavi e si vincono trofei»
Simone Inzaghi, Settembre 2022Dategli torto adesso. Non voglio parlare oggi di tattica, anche perchè continuo a gongolare da giorni e non ho voglia di abbandonare questo stato per un’analisi lucida. In effetti ci sarebbe anche tanto da raccontare del calcio dell’Inter e di come si sia evoluto con il lavoro di questi anni. E parlando di “anni”, mi guardo indietro e penso a quanti allenatori dell’Inter mi abbiano accompagnato per almeno tre stagioni piene consecutive da quando respiro e soltanto Mancini è riuscito a fare altrettanto nella mia memoria, in un contesto però decisamente ben diverso. Simone Inzaghi ha scritto la Storia del club, entrato in punta di piedi e senza il clamore di altri allenatori ha realizzato sogni ed è salito nell’Olimpo dei più grandi allenatori della nostra Storia. Questi sono i fatti. Ed il sottoscritto oggi vuole semplicemente dirgli dal profondo del cuore “Grazie” – e non ho dubbi che girerà i miei ringraziamenti anche ai suoi ragazzi.


Tutto è cominciato con quel “la mette Vecino”. C’era Spalletti. Ricordo l’esplosione di gioia dopo anni di magre. Finalmente si tornava “a riveder le stelle”. Entravano finalmente i soldi della CL e cominciava il circolo virtuoso di una società finalmente organizzata ed in costante, non lineare ma costante, crescita. Di ricavi e di risultati, con qualche azzardo economico dettato dalle pretese di Conte di prescindere dagli equibri di bilancio (azzardo che ha pagato, a posteriori). Questa stagione trionfale è il coronamento di quel percorso. Sembrerebbe essersi trovata l’alchimia giusta tra le esigenze della proprietà e quelle della dirigenza, con la capacità del tecnico di “cucinare” con gli ingredienti a disposizione. Non ricordo a memoria un gruppo più coeso, più “bello” di questo. Grande merito a chi ha scelto i giocatori, gli uomini e a chi li gestisce. Sono strafelice che una persona come Inzaghi, alle cui apprezzabili caratteristiche personali sotto il profilo umano, non imputavo quelle necessarie ad imporsi in modo vincente sotto il profilo professionale, sia l’immaginedel nostro trionfo.
È tutto veramente bello. Spero si riparta da questo gruppo e si continui la scia vincente chissà, per riprovare a dare l’assalto al cielo.
Credo sia doveroso ringraziare tutti gli altri tecnici scudettati che hanno preceduto Inzaghi: senza il loro lavoro non ci sarebbe mai stato un numero 20 da festeggiare.
Detto ciò, in questi ultimi 2/3 anni, ho visto e percepito allo stadio una simbiosi di tutto il mondo Inter come mai in passato. Lo spettacolo messo in mostra ieri è stata la naturale conseguenza. Che cosa abbia cementato questo rapporto nessuno può dirlo ma non credo che sia un singolo elemento scatenante ma una serie di circostanze che hanno fatto si che accadesse.
Ieri ero a San Siro a festeggiare lo scudetto. Il pulmam scoperto doveva partire alle 16, erano le 17 e aveva fatto solo 100 mt circa fuori dal garage dello stadio. Non sono andato in Duomo poichè dovevo tornare a casa ma è stato sufficiente per toccare con mano il delirio (a tratti anche pericoloso) creatosi.
Chiudo con un confronto, verbale più che numerico, e riguarda la dedica finale degli ultimi due scudetti vinti. Decidete voi chi ha detto cosa.
“È una bellissima sensazione. Abbiamo fatto qualcosa di incredibile ed è giusto condividerlo con tante persone. Ci sono tanti protagonisti, i giocatori, la società e anche il nostro presidente che non è qui, ma c’è sempre stato per qualsiasi cosa. Il pensiero va anche a mia moglie e ai miei genitori”.
“A chi dedico lo scudetto? Onestamente a me stesso. So che non è stato un percorso semplice in questi due anni, ho dovuto tirare fuori tutto da dentro di me. In certi momenti vengono dei dubbi, anche su te stesso, ma ho superato tutto e tutti ed alla fine è la dimostrazione che siamo stati tutti bravi. Anche il sottoscritto”
Che Conte sia più egocentrico e “stronzo” non ci piove ma, sai che c’è, mi interessa zero.
Preferisco un egocentrico bravo che sappia cavare fuori il massimo dai giocatori – e Conte in questo è per me tra i migliori – rispetto ad un uomo di spogliatoio che viene pian piano esautorato dal gruppo.
A Conte va il mio ringraziamento perchè se oggi abbiamo questo Toro, Barella o Bastoni credo sia in buona parte merito suo, quando li preferì ai titolarissimi Vecino, Godin, Keità e compagnia cantante. L’età non ha contato, e questo credo sia importante, così come la capacità di lavorare sull’aspetto mentale rendendo dei “ragazzi” dei calciatori molto forti capaci di stare sul pezzo, facendo fuori personaggi poco professionali (Icardi chi?).
Poi come tutti ha i suoi difetti ma senza di lui – mannaggia che sia gobbo – il ciclo gobbo con acciuga non sarebbe mai partito.
Ora la speranza è che Inzaghi – dopo aver assaggiato il caviale – non caschi nella sindrome da “pancia piena” perchè il gap tecnico rispetto agli team italiani io non lo considero così grande come è apparso dai risultati di questo campionato. Basta poco per essere riassorbiti, il Napoli ce lo ha isnegnato
Ma si…hai ragione RR.
Tutto si costruisce per gradi e l’Inter che vediamo oggi gode di uno “spirito” nato dalla gestione Spalletti (grande tattico e Maestro di Calcio), proseguito con quella Conte (grande motivatore…”martello” appunto) e culminato ad oggi con questa Inter che vediamo oggi.
Dobbiamo ringraziare tutti questi che hanno preceduto Inzaghi.
Ricordiamoci sempre però che oggi, delle Inter precedenti, rimangono forse tre giocatori appena.
Ringraziamo quindi tutti ma nelle giuste proporzioni visto che i benefici pregressi…aleggiano si nell’ambiente, ma teniamo presente che oggi possono concretamente vivere in un numero veramente esiguo di giocatori.
Grazie e tutto quanto…ma questo gruppo…è solo e soltanto il gruppo di Simone Inzaghi, i giocatori sono diversi quasi al 100%…fatti i debiti ringraziamenti riportiamo il tutto su un piano di realtà.
Non voglio fare la punta al c…ma diciamola tutta per com’è.
Diamo a Spalla quel che è di Spalla, a Conte quel che è di Conte ma rimaniamo con i piedi per terra.
Caro Il_Casa, come diceva quel tale, sono completamente d’accordo a metà con quel che scrivi.
Inzaghi quest’anno è finalmente maturato e ci ha regalato uno degli scudetti più belli di sempre: e non solo perché arrivato in un derby vinto in faccia ai rossoneri che hanno incassato sconfitta, scudetto e seconda stella.
Inzaghi è maturato nella proposta di gioco, nella preparazione e gestione della rosa (sia dal punto di vista atletico e che da quello tattico e psicologico), nella preparazione delle partite, nella capacità di coglierne le criticità in corso d’opera e di variare conseguentemente spartito e interpreti.
Grazie alla sua intelligenza, un modulo interpretato per lo più difensivamente, com’è qui da noi il 352, si è trasformato in un manifesto per un gioco propositivo e volto al dominio della partita e dell’avversario: e semplicemente in grazia di una inaudita mobilità dei suoi interpreti, che ha comportato lo sviluppo da parte di ciascuno di quella capacità di pensare per 11 che, insieme alla tecnica di base, è essenziale per riuscire nel calcio moderno.
Ma il vero progresso Inzaghi lo ha fatto a mio avviso registrare nell’individuazione degli obiettivi e nella conseguente amministrazione della rosa. Tra gennaio e febbraio, incurante dell’incombere degli ottavi della coppa nazionale e perfino della champions, ha schierato sempre l’11 migliore in campionato, finalmente consapevole che i trofei non si contano, ma si pesano: e se per una squadra come la Lazio la coppa Italia può essere un obiettivo di rilievo, per una come l’Inter ogni trofeo che non sia uno scudetto o una champions conta assai più relativamente (e se hai buttato al cesso uno scudetto, non conta proprio un accidenti).
Tutto ciò per dire che Inzaghi ha fatto bene all’Inter non meno di quanto l’Inter ha fatto bene a Inzaghi. Per collocarlo nell’Olimpo dei nostri condottieri, dove personalmente annovero soltanto Herrera e Mourinho (tutti gli altri, compresi Trapattoni, Simoni, Mancini, Bersellini, Invernizzi, Foni, e via indietro, stanno necessariamente un gradino sotto), gli manca giusto un trofeo che, converrai con me, non è punto paragonabile ad una supercoppa italiana (nemmeno nella versione araba sperimentata quest’anno) o ad un mondiale per club, qualunque cosa sarà: noi boomer la chiamiamo ancora Coppa dei campioni e sarei felice se dopo il giramondo argentino e il vate di Setubal fosse proprio lui a portarcela.
Occorrerà una squadra più profonda dell’attuale, specie in attacco, e un’ulteriore evoluzione dei principi del gioco che abbiamo ammirato tante volte quest’anno: se vuoi misurarti alla pari con il Real Madrid, il City, il Bayern e compagnia cantante, non puoi sperare solo nella fortuna di un tabellone che da una parte li mette tutti insieme e dall’altra ti lascia il nappule, il porto, il benfica e quegli scappati di casa dei gonzi che abbiamo visto nell’ultimo lustro: che è sempre un piacere battere, per carità, ma sono davvero delle mezze calzette, altro che storie!
Questa, per me, è “la storia di Simone”. E, nel ringraziarlo della gioia che mi ha dato quest’anno, gli auguro (e mi auguro) che ce doni ancora uguali e migliori in futuro.
PS. A proposito, leggo che, cominciando a discutere con la dirigenza di un eventuale rinnovo, Inzaghi ha chiesto (giustamente!) garanzie che non gli venga smontata la squadra. Mi pare d’averla già sentita almeno un’altra volta, questa richiesta, e se non erro proprio in occasione di uno scudetto che ormai è solo “un brutto ricordo”, per dirla con l’immortale battuta del compagno Bellins. Che dire? Mi auguro che, diversamente da quanto accadde allora, Inzaghi possa essere esaudito.
Senza lo scudetto di Conte non ci sarebbe mai stata una seconda stella da festeggiare oggi, quindi gli vanno tutti i ringraziamenti del caso. Anche a posteriori.
Numericamente, quindi, lo scudetto di Inzaghi vale tanto quanto quello di Conte.
Se poi dobbiamo esprimere un giudizio personale sulla persona, sul gioco espresso e su altri aspetti, allora penso che non ci sia storia. Ma resta un mio personalissimo giudizio.
Caro Deki, come puoi vedere sopra, Conte nel mio “Olimpo” non l’ho nemmeno nominato: è un professionista che ha fatto benissimo il suo lavoro, svezzando giocatori che adesso sono campioni e innestando un modulo e taluni principi di gioco (a cominciare dalla costruzione dal basso) su cui Inzaghi ha potuto successivamente costruire e abbellire assai l’edificio. Ma non ho rimpianti di sorta, come non ne ho per nessuno, nemmeno per Mourinho: ciao ciao e grazie.
Simpatie e antipatie sono soggettive e ognuno è libero di averne. Personalmente cerco sempre di separarle dal giudizio sui fatti, ma non pretendo che si faccia altrettanto.
A detta di tanti giocatori e/o dirigenti il percorso attuale è iniziato con Spalletti che, seppur non lasciando in dote titoli, aveva già iniziato ad apportare un cambio di mentalità.
Diciamolo…
Giusto…concordo!
Sempre separare le due cose.
Verissimo sono tutti importanti gli scudetti e tutti contribuiscono al monte scudetti totale in egual modo.
Senza il 19 (scudo benedetto e meritato) non ci sarebbe stato il 20simo…come se non ci fosse stato il n.6 di Foni o qualsiasi altro oggi non saremmo a 20.
Poi alcuni scudetti si ricordano in modo speciale perché simbolicamente segnano delle tappe importanti nella storia del club o si distinguono per la forza e la bellezza del gioco espresso.
Ognuno di noi ha la sua personale lista di scudetti del cuore penso…per me risaltano i seguenti..
-quello del 1966 di HH della prima Stella ma avevo solo 2 annuzzi..e lo cito per la prima stella e la Grande Inter;
Poi quelli che ricordo…in ordine sparso.
-quello del Trap per lo strapotere fisico e tecnico messo in campo;
-quello di Bersellini raggiunto con un gioco meraviglioso e dei giocatori come Spillo e Beccalossi…. la prima Inter con un gioco “europeo” come si dice oggi…
-il primo del Mancio dopo calciopoli e o quello vinto sempre da lui all’ultimo secondo a Parma con gol di Ibra e pianti sotto la pioggia;
-quello del Triplete di Mou…emozionante, da Triplete e con una squadra eccezionale;
-quello di Simone Inzaghi per la seconda stella e di una Inter…che ci vogliono occhi per guardarla….
Voglio aggiugere quello del 2006 risarcimento minimo della giustizia sportiva dopo almeno 12 anni di mafia moggiana.
Questo scudetto…SUL CAMPO è del Mancio che lo ha vinto classificandosi…appunto sul campo subito dopo l’associazione a delinquere, retrocessa ma da radiare.
Io, idealmente, quello scudo però lo assegno a quel grande allenatore e galantuomo di Gigi Simoni…il più derubato tra i derubati.
Lo scudo del 2006 è di Gigi Simoni…se avessi voce in Società suggerirei di intitolarglielo ufficialmente.
Perché se lo merita e perché è giusto sottolineare il grandissimo valore simbolico di quello scudetto.
Quello scudetto ne vale almeno 2 o 3…
Pinamonti, in un squadraccia (ah proposito, diamogli la mazzata), ha un solo gol in meno dell’autoproclamato fenomeno Romelu?
Sempre più indizi sull’enorme botta di culo determinata dal suo rifiuto….40 pali non buttati nel cesso, più il resto.
Un paracarro ormai sul viale del tramonto.
Per il resto spero di vedere alcune partite del mitologico Klaassen: un suo gol renderebbe epica la stagione
Altra botta di culo aver perso Allegri…
Bravissimo @Il_Casa a mettere i puntini sulle “i”…ammesso che ce ne fosse ancora bisogno, sull’allenatore e sulla persona Inzaghi.
Condivido ogni singola parola che hai scritto su Simone Inzaghi che – sottolineo – sin dalle prime uscite è riuscito a trasmettere alla squadra i suoi principi di gioco.
Dal filotto di vittorie della prima stagione quando, secondo me, ha abbassato il baricentro rispetto alle primissime uscite, per me è stato subito chiaro il suo valore come Mister.
@Il_Casa…a proposito dopo questo post emozionante mi aspetto da te una analisi tecnica sul gioco che ha portato Inzaghi…anche su quanto si è dovuto inventare con Chala dopo la partenza di Brozo.
Come dici tu su questo c’è tantissimo da dire.
E’ cosa ormai chiara e condivisa che Simone Inzaghi ha scritto una nuova pagina del 3-5-2 e che questo fa di lui un genio ( 😝 😜 😝 sì un genio 😂 ) che guadagna due paginette nelle future Storie del Calcio accanto ai grandi innovatori .
Tra gioco posizionale con interscambi tra tutti i ruoli (salvo il portiere), la commutazione, comandata in corsa, nella costruzione da quattro a cinque e tante altre cosine che – spero per ancora molto tempo – gli altri allenatori non sono ancora riusciti a capire come disinnescare…c’è veramente molto da dire sul suo calcio e aspetto da te un Post di approfondimento.
E’ veramente stupendo raggiungere un traguardo così importante con una squadra così bella.
Grandissimi anche i giocatori pronti a seguire il Mister, far gruppo …il tutto con una intelligenza tattica veramente notevole.
Grandissima anche la Dirigenza ed il Presidente…com’è bello essere Interisti…
PS Laudato sii o Mister Simone, Simone Inzaghi ora pro nobis.
Amen
Bravo Casa, bellissimo articolo!
Se Pioli dice che sono qyasi a livello city e real ma noi siamo più forti di loro, cosa vuol dire?
🤣🤣🤣🤣🤣 Vuol dire essere rosiconi.
Io mi iscrivo ai critico di Inzaghi strafelicemente sorpreso della sua evoluzione
Beh forse sei sorpreso, più che per una sua miracolosa evoluzione, per il fatto che il tuo giudizio su di lui era un po’ troppo severo RR, magari anche sbagliato.
A me questa narrazione del bruco cesso che, per un meraviglioso incanto, si trasforma all’improvviso in una farfalla meravigliosa, convince ancora meno del tormentone dello “Scemone Inzaghi”….
Mi sembra una narrazione un po’ autogiustificatrice.
Bada una evoluzione c’è stata ma il punto di partenza non era assolutamente quella di un bruco cesso.
Per due stagioni molti avrebbero cacciato Inzaghi prendendo il primo di passaggio (sic!) perchè …palesemente un inetto.
Che errore enorme sarebbe stato…oggi non potremmo festeggiare quello che stiamo festeggiando.
Era un enorme errore pensarla così, questo è un fatto non una opinione.
Capita a tutti di sbagliarsi nei giudizi…io l’ho fatto con Beppe Marotta. Quando me ne sono accorto l’ho riconosiuto, ho chiesto venia…. 😄 ed ancora mi batto il petto.
Quando arrivò Inzaghi lo credevo assolutamente inadatto…e rimpiangevo non aver preso Allegri.
Mi sono accorto presto della minchiata sesquipedale che avevo pensato e l’ho felicemente riconosciuto chiedendo venia.
E’ bello riconoscere ed ammettere di essersi sbagliati in questi casi.
E’ liberatorio e si sta meglio con se stessi.
Non dico che Inzaghi non ne abbia fatti di errori…per un certo periodo ha perso il polso della squadra, ma già dal filotto di vittorie della prima stagione, era chiaro che quel gioco fosse solo farina del suo sacco, non del sacco di Conte o di una autogestione.
Era chiaro che fosse un allenatore di livello non un decerebrato culone.
Così tanto per parlare…
PS prima di sollevare vespaio su presunte lezioni di coerenza, sottolineo e ripeto che questa narrazione “mi sembra un po’ autogiustificatrice” anche più o meno consapevolmente.
Magari non lo è autogiustificatrice e si pensa ancora convintamente che allora Inzaghi fosse un inetto totalmente incapace di gestire una grande squadra.
Questo è possibile ma, in tal caso, si sarebbe comunque fatto allora…e si continuerebbe a fare un grosso errore di valutazione oggi.
Un inetto inadatto non si trasforma nell’allenatore che oggi è Inzaghi se non con un atto di magia o un miracolo.
Con la fatina di Cenerentola, baciando una principessa o con Eupalla che lo folgora sulla via della Pinetina.
Non sta in piedi la tesi.
Errore sarebbe stato, ad ogni modo e oggettivamente, cacciarlo per il primo di passaggio… non c’è bisogno di spiegarlo il perché.
Essere sorpreso significa aver sbagliato, non mi nascondo certo dietro ad un dito.
Ma la mia sorpresa deriva dall’aver visto, prima alla lazio e poi da noi, un tecnico bravo nel dare fiammate di ottimo calcio in cui batteva, nel singolo match, chiunque.
Non è poco ma, per me, era inadatto a gestire maratone in cui serve leggere il momento, non approcciare sempre allo stesso modo, essere capaci di far fare alla squadra anche cose differenti per piccole porzione di match se questo serve per vincere.
Ecco, dopo molti anni da osservatore delle sue squadre non credevo potesse fare questo stop.
Invece lo ha fatto, quindi ho sbagliato e sono felicemente sorpreso.
Su Allegri come sai sfondi una porta aperta: il suo non calcio richiede, per vincere, un numero di fuoriclasse in squadra che oggi nessun team italiano può più permettersi. Perché lui basa tutto su individualità.
Eppure ci siamo stato vicini, a lui come al belga: quando si dice serve anche la fortuna
Siamo d’accordo allora.
Avevo le tue stesse perplessità all’inizio.
Diciamo anche che tutti i torti non li avevamo…il gioco di Simone richiede una rosa lunga e di una certa qualità…quest’anno l’ha avuta a disposizione per esterni, centrocampisti, braccetti…e portiere.
Questo aspetto mi pare sia poco considerato ma credo si debba sommare alla sua evoluzione tattica, evoluzione che ha portato ad una squadra senza dubbio più equilibrata e mediamente più bassa rispetto a quella di partenza.
Ripeto…poter fare entrare Frattesi al posto di un vidal in ciavatte o un buon Audero al posto del pur sfortunato Radu…può essere cosa decisiva.
In questo dobbiamo veramente rendere merito al duo Marotta-Ausilio che, con un occhio alla sostenibilità economica, hanno fatto veramente un ottimo lavoro.
l ballo di Simone
Adesso mi divertirò un po’ con te
Con un bel gioco che ti piacerà
Simone dice che è molto semplice
E lui queste cose le sa
Butta in aria le mani
E poi lasciale andar
Muovile ancora con me
Un po’ di qua e un po’ di là
Adesso che hai capito certamente puoi
Giocare sempre con gli amici tuoi
Come puoi veder non è difficile
Segui il ritmo e niente più…….
Amici, vantaggi della vecchiaia, o meglio di una passata gioventù, molti di voi non ricorderanno certo questo brano di Giuliano e i Notturni, non certo i ns. eroi nerazzurri e me che mai Inzaghi, ma ho pensato che fosse adatta a lui
Comunque per i giovani (sic) allego il link del brano
😂 ma è stupendo
Grazie Mister!
Grazie per averci fatto vincere la seconda stella con degli scappati di casa.
#InzaghiForever
#Foreverancheiragazzi
#ForeveranchePierino
#ForeverancheBeppe
#ForeveranchelaLiotta
PS
#gnegnegne
😉Ai tempi è “scappato” chi non è rimasto…