In un altro nove Dicembre, ma di un molto più dimesso 2020, siamo a cercare una qualificazione difficile ma possibile contro una squadra Ucraina. Non la Dinamo Kiev come nella famosa sera dell’1-2, ma lo Shakhtar Donetsk. Il formato, immutato negli anni e con sostanzialmente quasi le stesse squadre e nazioni rappresentate, si presta facilmente a numerosi corsi e ricorsi storici, ricorrenze ed anniversari. Ovviamente, in undici anni, tantissime cose possono cambiare, per noi (che indulgiamo a guardare al 2009/10 come alla vecchia età dell’oro che speriamo poter rivivere non troppo tardi), e in generale (quando ancora una squadra Russa e una Ucraina potevano essere sorteggiate insieme senza problemi). Non cambia il senso di assoluta necessità di passare il turno, sebbene per motivi opposti. Nel 2009, avevamo grandi ambizioni che però puntualmente si arenavano prematuramente nella fase ad eliminazione diretta. Adesso, alla terza partecipazione consecutiva ai gironi, abbiamo necessità di compiere un piccolo grande passo verso una maturità di squadra tante volte promessa ed evocata, ma raramente mantenuta.

Il girone con una super nobile in crisi d’identità, la più abbordabile squadra della seconda fascia, noi, e sicuramente la migliore delle squadre di quarta fascia ha prodotto un girone psichedelico e imprevedibile, e un’ultima giornata dove ancora tutte possono ancora qualificarsi, sebbene partendo da posizioni lievemente diverse. Sappiamo che noi siamo obbligati a vincere e a sperare che dall’altra parte Real Madrid e Borussia Moenchengladbach non pareggino (cosa possibile ma improbabile data la non sicurezza di queste due squadre di passare il turno). Questo comporterà una classica serata da radiolina all’orecchio per capire anche come si stanno comportando quelle altre due squadre in Spagna. Visto che però l’unico obiettivo domani è la vittoria, è imperativo che chi scenderà in campo sia concentrato solo a vincere sull’avversario senza farsi condizionare da quello che succede altrove.
Per gli amanti delle tabelle, questo tweet ci dice fondamentalmente di che morte moriremo stasera
Già, chi scenderà in campo? Così come ormai da tradizione dell’inizio di Dicembre, siamo in grave emergenza a centrocampo. Oltre a Vecino e Nainggolan, mancheranno anche Barella (assolutamente indispensabile per noi) e Vidal (in crescita nelle ultime uscite), sebbene qualche fioca speranza di vederli in panchina potrebbe esserci. Restano, pertanto, Brozovic e Gagliardini, che saranno importanti il primo per dare ordine al gioco e il secondo per fare da collante tra reparto difensivo (in interdizione) e fase offensiva (perché, che lo vogliamo o no, è il migliore del reparto negli inserimenti in area dal lato debole). Poi avremo Sensi (avremo..), ed Eriksen. Ora, voglio conoscere il nome dello sceneggiatore. Proprio lui, Christian Eriksen il più chiacchierato di tutti, il più discusso, esaltato, giustificato, condannato, esortato di tutti, con le valigie in mano, anzi no, già al check-in per volar via a Gennaio. Egli. Potrebbe scendere in campo da protagonista nella partita più importante della storia recente dell’Inter.
Qui apro e chiudo una veloce parentesi perché è normale che questo sia l’elefante nella stanza, per cui ci togliamo il dente da subito. Eriksen e Conte non si sono trovati, tecnicamente di sicuro, personalmente non saprei. Però il Danese è un professionista serio e ha esperienza di decine di partite ad altissimo livello. Mi aspetto che scenda in campo bene, dando tutto sé stesso ed impegnandosi al massimo, in primis perché sa come giocare certe partite, e inoltre anche per un proprio personale moto d’orgoglio. Un’unica prece da parte mia, però: qualunque sia la nostra opinione, stasera giocherà l’Inter, non Eriksen e neppure Conte, giochiamo noi, tutti assieme, proiettati verso il risultato che sia che arrivi o che non arrivi, non dovrà essere pretesto per sostenere la propria tesi o condannare quelle altrui.
Serie TV. Vita di un gruppo tra successi e tribolazioni, con l’intreccio che si concentra sulla rivalità fra due dei protagonisti. Il climax verso il season finale ci riserva dei colpi di scena della trama che li porterà ognuno nelle condizioni di una totale redenzione o di una imperitura condanna.
Amazon ma perché hai buttato i soldi con le serie All or Nothing quando avresti potuto avere noi, gratis?
Avendo detto questo però, mi chiedo anche quanta importanza abbia davvero chi scende o non scende in campo in una partita del genere. In questo inizio di stagione abbiamo trovato difficoltà con giocatori putativamente centrali nella rosa (non mi riferisco a Vidal ma il Cileno è un ottimo esempio), così come abbiamo trovato qualità insperate da chi in teoria partiva solo come comprimario (non mi riferisco a Darmian ma l’Italiano è un ottimo esempio). Considerando le partite passate contro PSV e Barcellona, l’Inter sbagliò l’approccio psicologico alla partita prima di quello tattico, entrando in campo dimessa, bloccata, incapace di comandare il gioco contro un’avversaria di qualità minore (PSV) o con meno motivazioni (Barcellona). In questo senso, l’aspetto tattico passa in secondo piano, in favore di quello psicologico, della testa, della concentrazione che metteremo dentro il prato del Meazza, della capacità di stare sempre dentro la partita e di non commettere errori. Gli Ucraini li abbiamo già battuti in maniera roboante nella semifinale della scorsa Europa League, una partita cruciale, in gara secca, proprio perché eravamo soprattutto uniti come testa verso l’obiettivo finale.

Volendo guardare a questo aspetto da un altro punto di vista, nella scala dei valori dei mille aspetti del calcio, noi non siamo propriamente brillanti in ariosità del gioco, oppure in qualità sopraffina, ma riusciamo ad ottenere bei risultati proprio quando teniamo alto il livello della compattezza, della solidità di squadra, della disciplina in campo, e dell’approccio aggressivo alla partita. Da un punto di vista significa che abbiamo una solida identità di squadra come gruppo, dall’altra questo ci rende meno poliedrici rispetto ad altre squadre di alto livello, ma questo è un altro discorso che saremmo ben lieti di affrontare il 10 Dicembre con il buonumore. Adesso è il momento di tirar fuori il meglio delle nostre (note) caratteristiche e farle prevalere sull’avversario, sapendo fare il meglio che possiamo essere. Scendere in campo con convinzione e testa, con approccio giusto e mentalità da squadra, con la classe delle punte di diamante e con il lavoro gregario e di sacrificio. Perché è così che rendiamo al meglio e stasera avremo bisogno di rendere al meglio.
Noi siamo una squadra e un ambiente estremamente autoaggressivo. Abbiamo sempre vinto, a tutti i livelli, quando siamo stati uniti e siamo riusciti a trasferire questa aggressività verso l’esterno. Arrivano quei momenti nei quali dobbiamo essere in grado di compattarci e farlo. Oggi é uno di quei momenti.
Quindi, per evitare che questo girone psichedelico termini come un viaggio con la Mescalina che finisce male, stasera dovremo essere tutti uniti. Che, peraltro, è stata anche la ricetta che, sebbene ad un altro livello, ci ha fatto andare avanti esattamente undici anni fa. E, ogni tanto, un orecchio alla radiolina verso Madrid.

