Bauscia Cafè

Apologia della Normalità

Un Sabato sera tranquillo e sereno. Non si chiedeva nulla di più a questa squadra e possiamo dire di aver raggiunto l’obiettivo. Oddio, abbiamo provato a complicarci la vita anche ieri, fallendo un paio di occasioni ghiotte e subendo il gol di Vignato quando c’erano ancora tanti minuti da giocare, ma siamo stati subito bravi a segnare il terzo gol e a mettere di nuovo in discesa la gara.

Si, ci sarebbe anche l’entrata di Eriksen a due minuti e trenta secondi dalla fine, che ha generato diversi sussulti a fine partita. Dopo la partita, per essere precisi. L’argomento principe di dibattito dopo i novanta minuti di ieri contro il Bologna è diventato per molti la scelta di Conte di fare entrare il danese a pochissimo dalla fine. Il sottoscritto però è una persona semplice, moderatamente incline alla scrollata di spalle e – in questo momento -molto contento di aver infilato la terza vittoria di fila in campionato. Le mie preoccupazioni le rivolgo solo e unicamente alla gara di Mercoledì sera, che vale una stagione intera. Sono più interessato a come ci arriviamo piuttosto che all’affaire Eriksen.

fig.1

E onestamente ci arriviamo bene. Faccio gli scongiuri del caso, perché in questa stagione tutto cambia da un giorno all’altro, ma la squadra sembra aver ritrovato compattezza, certezze e ha messo in moto i giocatori-chiave per ottenere i risultati. Contro il Bologna non solo abbiamo avuto conferme del buon periodo di forma di Lukaku, che ha saggiamente tenuto i gol pesanti per Mercoledì, ma abbiamo potuto apprezzare prestazioni di grande spessore di Sanchéz, Hakimi e Brozovic.

La prova di Hakimi – diciamocelo – davvero ci voleva. Non tanto perché ci fossero dubbi sulle sue qualità, ma perché già cominciavano a serpeggiare in sottofondo i primi mugugni tra i tifosi, imboccati dalle diverse critiche dei media: insomma si stava mettendo in moto quel lancio di materia fecale che raramente si risparmia ad un nuovo acquisto dell’Inter, il caso-Lukaku insegna. Invece il ragazzo ha mostrato nuovamente tutte le sue qualità e di essere assolutamente dentro al progetto e alla squadra. Poi, serenamente, ma neppure troppo serenamente, chi giocherà Mercoledì sera tra lui e Darmian spetta a Conte e voglio fidarmi del tecnico.

“Hakimi ha 20 anni e ampi margini di miglioramento ed è nella squadra giusta con l’allenatore giusto. Può diventare uno specialista in quel ruolo, uno dei più forti. Ma ribadisco: deve lavorare tanto. […] Queste prestazioni aumentano la fiducia come qualche errore in passato aveva fatto andare giù l’autostima”

Antonio Conte

Onestamente non so voi, ma io sono soddisfatto e apprezzo di aver vissuto una serata normale, senza motivi oggettivi per prendersi a mazzate le parti basse da soli. Non andrò a cercare con il lanternino motivi di dilanio, perché in questo momento trovo sia realmente da masochisti. C’è tempo per quello, probabilmente basterà aspettare Mercoledì sera e avremo ampiamente modo di vomitare bile sulla squadra e su tutto quello che ognuno si sente di criticare. Quello che conta è che ieri sera l’Inter ha vinto e con una buona prova, il resto lascia veramente il tempo che trova.

Avremo modo e motivi per dilaniarci in questa stagione: non ieri sera. twittalo

La gara di ieri ha comunque fornito spunti di riflessione in chiave futura. In primis ripartiamo da alcune certezze, come si era detto anche dopo Sassuolo: gli uomini che formano la linea difensiva sono quelli che comporranno il blocco titolare di qui a fine stagione. Non sono infallibili, ma sono giocatori di buon livello, integri e giovani. Bastoni, De Vrij e Skriniar formano senz’altro una linea a tre di cui si può essere felici.

Qui va aperta una parentesi, perché c’è sempre occasione di fare la punta a qualcosa che non è il caso di citare ed è opportuno dire le cose come stanno. Dietro questi tre a fronte del rendimento di Kolarov in questo inizio di stagione e della flessione – gol a parte – di quello di D’Ambrosio, dal mio punto di vista siamo corti. Tristemente corti. Tra infortuni, squalifiche e rischi legati all’imprevedibilità della stagione in essere non siamo propriamente “protetti da ogni sfortuna”.

fig. 2

C’è la necessità di recuperare Kolarov, perché non posso pensare che sia davvero quello visto nelle prime uscite e dal momento che nelle rotazioni avremo bisogno di lui, ma anche di riflettere sulla possibilità di inserire un quarto difensore centrale di affidabilità. Il reparto, probabilmente, guardando alla scorsa stagione si è indebolito. Godin è stato sostituito con Kolarov, mentre D’Ambrosio ha un anno in più sul gruppone e Ranocchia sempre anfibio rimane. Se l’obiettivo reale della società è quello di andare a dama quest’anno, qui bisognerà aggiungere un tassello, cercando nel frattempo di rivalutare quello che abbiamo.

Discorso analogo in attacco, visto che evidentemente Pinamonti in questo momento agli occhi del mister vale come il due di coppe a briscola denari. Considerando che Sanchéz ogni pausa-nazionale è a serio rischio, è evidente che anche qui a Gennaio andrà fatto qualcosa per lottare su ogni fronte. E il rendimento della squadra e degli attaccanti quando Conte ha a disposizione tutti e tre in buone condizioni è oggettivo. Visto che prevenire è meglio che curare e che realisticamente è opinabile credere che da qui alla fine della stagione a nessuno verrà neppure il raffreddore, serve una quarta punta affidabile. Serve da oltre un anno probabilmente.

Il centrocampo allo stesso tempo merita un ragionamento in parte differente. Sul piano quantitativo ci siamo, tuttavia di fatto Vecino è infortunato dalla notte dei tempi, Nainggolan abbiamo visto quanto possa dare, Eriksen è completamente fuori dal progetto e Sensi non offre garanzie. Quindi, lunga storia improvvisamente brevissima: gioca Gagliardini. Un ragazzo che si sta ampiamente meritando il pane e che complessivamente sta facendo bene, diamo a Roberto quel che è di Roberto, ma il nodo della questione è sempre lo stesso: quali sono le nostre ambizioni? Perché se le nostre ambizioni sono quelle di chi se la vuole giocare fino in fondo per vincere, è evidente che qui serva un giocatore che possa alzare il livello qualitativo e completare la mediana, possibilmente con il beneplacito di Conte.

fig. 3 – Fondamentale

Quindi in realtà ci sono motivi per lamentarsi, alla fine. No, non necessariamente. Perché l’assetto e l’identità che l’Inter ha proposto con Sassuolo, Borussia Mon’bach e ieri con il Bologna sono validi e ci possono portare alla realizzazione delle nostre ambizioni. Guardiamo negli occhi la realtà: non siamo il top del mondo, abbiamo dei difetti, ma in questo preciso momento tutto questo è – per me – sufficiente per lottare per tutto in Italia. E’ lunga, bisogna pensare ad una gara per volta e giocarle tutte a mille sperando che anche la fortuna sia dalla nostra, ma l’Inter ha i mezzi per arrivare. Ed il desiderio di completare la squadra va nella direzione di dare maggiore linfa alle nostre ambizioni, che si possono realmente toccare con mano.

Adesso indossiamo l’elmetto e andiamo in trincea, perché Mercoledì ci attende davvero una serata di quelle importanti. Non tutto dipenderà da noi, almeno non in chiave passaggio del turno, ma noi abbiamo il dovere di fare il nostro. Al termine della sfida poi, indipendentemente dall’esito, dovremo essere bravi a fare si che serate come quella di ieri diventino in toto la quotidianità, perché per godersi un percorso ed apprezzare ciò che ci circonda serve tanta normalità. Nessuno si è mai goduto le montagne russe. Noi speriamo di goderci quelle ucraine.

Il_Casa

Interista, fratello del mondo. Dal 1992 un'unica fede a tinte rigorosamente nerazzurre. Sobrio come Maicon, faticatore come Recoba.

PODCAST

Twitter

Instagram

Instagram has returned empty data. Please authorize your Instagram account in the plugin settings .

Archivio