Conte scende in campo cambiando le carte, dando massima fiducia a Sanchez, preparando forse un briciolo di turn-over in ottica Real Madrid e con un accorgimento tattico che stuzzica il mio interesse: spostare Vidal sulla trequarti, Barella arretrato. Il cileno si trova così più vicino alla porta, ruolo che gli appare più congeniale sia per quanto riguarda le sue doti finalizzative, sia per la sua utilità sul primo pressing.
Il Torino è una squadra in crisi, non solo non particolarmente tecnica, e senza il suo miglior finalizzatore (Belotti), ma anche fragile psicologicamente, motivata tuttavia da una necessità impellente, quella di racimolare la sua prima vittoria e dei punti che varrebbero tanto per uscire da una situazione complicata.
La squadra di Giampaolo, senza Giampaolo, si mette a specchio e spolvera una difesa a 3.
La partita appare bloccata, l’Inter fraseggia in orizzontale, ma ancora poco si vede di quella verticalità insistita e ricercata dei primissimi mesi di Conte.
La verticalità non viene ricercata, paradossalmente nemmeno al 46esimo, quando con trenta secondi da giocare Sanchez scende a supporto a raccogliere lo scarico di Bastoni. Il cileno, sulla propria trequarti perde un pallone sanguinoso. Quando una squadra concentrata e consapevole avrebbe dovuto quantomeno non crearsi problemi, ecco che arriva l’errore / la serie di errori, che trasforma i granata in una squadra che può permettersi colpi di fino per assistere la punta per cui insaccare risulta facile alla terza occasione.
Il secondo tempo si apre con pochi squilli di tromba, anzi, i granata sono sul pezzo e concentrati. Noi meno, un lancio senza troppe pretese di Ansaldi trova Ranocchia assente e la difesa mal posizionata. Young è in una situazione spinosa e il redivivo VAR segnala quello che all’arbitro era sfuggito: rigore per i Torinesi.
Morale a terra, soprattutto tra i tifosi, ma è proprio da questa situazione che nascono i presupposti per una rimonta necessaria, sebbene non troppo rassicurante se messa in relazione al percorso compiuto sin qui.
Il Torino, come era successo con la Lazio, stacca la spina. Un ottimo Vidal agisce con i tempi giusti e la giusta cattiveria sul primo pressing, e in maniera piuttosto caotica la difesa avversaria viene presa in infilata: in 3′ minuti il conto è pareggiato grazie alle reti di Sanchez e Lukaku.
La sensazione di poter vincere la partita ora è concreta. Il Toro senza Verdi e Belotti sembra ora avere poche chances di incidere in avanti. Conte invece inserisce in campo qualità: Skriniar, Perisic, De Vrij e Lautaro, a disegnare un tridente.
L’episodio a nostro favore arriva al ’84, quando il Var segnala un rigore altrettanto in linea con quanto ravvisato nell’area opposta 20 minuti prima. Lukaku segna il 3-2, per la prima volta al 84′ siamo in vantaggio.
A chiudere la partita ci pensa il Toro, Martinez, questa volta. Sfruttando un bell’esterno di Perisic, Lukaku mette in mezzo e da due passi l’argentino sigla la vittoria.
Il riassunto della partita sta a mio modo di vedere in un messaggio ricevuto sul 3-2: “il Torino ha più problemi di noi”. Non troppo incoraggiante, ma nel complesso abbastanza vero.
Oggi segnamo 4 gol su 4 tiri in porta. una ottima notizia viste le difficoltà sperimentate in passato. I tiri tuttavia arrivano tutti nel secondo tempo, con i granata in affanno, poco lucidi e decisamente poco presenti.
Tra le note liete sicuramente il ritorno di due attaccanti che prima della sosta erano acciaccati, e che, al netto degli errori si sono dimostrati in crescita di condizione. L’infermeria si sta svuotando in ogni settore del campo, e ci sarà modo di lavorare a pieno organico.
Tra le note meno liete la prestazione di Hakimi, il giocatore ha passo e piede, ma sembra non voglia essere sfruttato per macinare campo. Anzi lo si tiene alto in fase di possesso e non se ne sfruttano le sgroppate in fase di impostazione. Senza campo da attaccare, a mio modo di vedere, il marocchino è dimezzato. Vero è che l’avversario con il suo arroccarsi ha indirizzato la partita dei nostri in questa direzione, vero anche che quando c’era la possibilità di breckare i nostri fluidificanti hanno raramente tentato di far valere doti di dribling. Non pare essere la ricerca di squadra, visti gli equilibri attuali.
La vittoria era necessaria, importante, fondamentale.
E’ arrivata, e ora bisogna dare seguito a questi 3 punti con una striscia di risultati utili più lunga possibile.
Da par mio non sono tranquillo. La sensazione di sterilità rimane. E anche una buona dose di fragilità e poca concentrazione. Non poteva che essere così nella mia testa, senza una striscia di vittorie questa sensazione non se ne andrà, conoscendomi.
Difficile che la prestazione di oggi possa essere considerata la prova del cambio di passo, ma chissà che non sia invece la prima vittoria di una serie che porta i valori della rosa ad essere rispecchiati in campo.
Le prossime partite, d’altra parte, non possiamo proprio sbagliarle.


