Road to Nanchino

Piccola, piccolissima introduzione: mi sono permesso di unire tre post di Rudi (che trovate come al solito sul suo blog personale) in uno solo perché, nell’evoluzione del fine settimana appena trascorso, fotografano diversi aspetti del passaggio di quote da Thohir a Jindong e alla sua Suning: l’aspetto emozionale del tifoso con le speranze che si porta dietro, il bilancio della brevissima era-Thohir e un occhio sulle reazioni del media e sul ruolo di Moratti. Il tutto cercando, sempre, di immaginare come sarà il futuro dell’Inter. [Nk³]

suning

Uno.

Ci sarà tempo e modo di approfondire i dettagli, ma voglio sbilanciarmi mentre sono ancora febbricitante: Suning, almeno sul breve termine, farà la fortuna dell’Inter.

Intanto, per la sua forza economica, decisamente più significativa di quella che Thohir poteva mettere in campo.
Poi, per la chiara visione del calcio come know-how, da acquisire pagando, come certi brevetti, prima di iniziare la produzione in proprio: tempo due decenni e la Cina sarà in semifinale dei campionati del mondo.
E c’è un altro motivo, che mi induce all’ottimismo: Suning vende frigoriferi, lavatrici, condizionatori, prodotti di largo consumo, e può sprigionare una potenza di marketing che solo quel settore merceologico è in grado di suscitare. Ricordate cosa sono stati i marchi Ignis, Salvarani, Scic, Sinudyne fra i Sessanta e i Settanta?

Purtroppo, avere alle spalle un colosso come Suning, che col benestare del governo può chiudere in pochi mesi una trattativa assai complessa, non può bastare, se manca una capacità di gestione tecnica e amministrativa. Che la continuità possa garantirla Thohir, con le sue presenze milanesi tre giorni al mese, mi sembra improbabile. All’Inter servirebbe dannatamente un Facchetti, un Boniperti, un leader h24, autorevole, competente, in grado di dire l’ultima parola.

Due.

Se Moratti avesse avuto la volontà (e la capacità) di cedere l’Inter a Suning dopo la notte di Madrid, avrebbe incassato un miliardo di euro. Ora che l’affare è fatto, non mi interessa quanto è stato abile Thohir nel comprare e rivendere, proverei a concentrarmi su quanto ha ottenuto in questo triennio.

Dal punto di vista tecnico, il voto è insufficiente: anche nella prossima stagione l’Inter non giocherà la Champions, il ranking è tracollato, quando torneremo a frequentare quella Coppa lo faremo da quarta su quattro nel girone eliminatorio (come un Napoli qualsiasi).
Dal punto di vista amministrativo, una stiracchiata sufficienza: il management britannico ha corretto certi sprechi, messo ordine in certe spese, fallito nell’auspicato decollo delle entrate: del resto, come potevano pensare di vendere magliette di svincolati o prestiti con diritto di riscatto? D’altra parte, il valore della rosa è cresciuto considerevolmente, e le plusvalenze che saranno garantite da Brozovic e Murillo erano impensabili due estati fa.

Il fallimento imperdonabile, per me, si chiama stadio. L’Inter di Moratti prima e l’Inter di Thohir poi si sono baloccate in chiacchiere inconcludenti, e con ottomila spettatori in più a partita, l’Inter ricava dallo stadio meno della metà di quel che vi ricava la Juve.

Non mi illudo di comprendere le sottili strategie dei cinesi, ma sono sicuro di una cosa: non vogliono guadagnare, vogliono vincere. Sfrutteranno il marchio di una delle 10 società più prestigiose al mondo per accumulare conoscenze sul calcio – in campo e fuori – senza far finta di aver sempre amato i colori nerazzurri (scordiamoci i colpi di testa e la passione morattiana), ma nella piena consapevolezza che i loro obiettivi si possono raggiungere solo con una società e una squadra vincenti. Auspico abbiano il buon gusto di non togliere un euro a Inter Campus. E che investano ancora di più sul settore giovanile (mai più un Caso Bonazzoli).

Nell’immediato, immagino Mancini rafforzato nel suo ruolo. Gli verrà data carta bianca, se fallirà non avrà scuse. Forse lo Juangsu acquisterà il cartellino di Yayà Touré, gli farà un quadriennale e lo cederà in prestito all’Inter (pare faremmo lo stesso con Tonny Vilhena: ingaggiarlo e prestarlo). Non credo ai prestiti di Texeira o Ramires, ritengo più probabile il passaggio di Melo e Dodò.
Se Mancini si decidesse a fare il Ferguson, potrebbe diventare lui il punto di riferimento a cui alludevo nel post di ieri. In un commento, si è fatto il nome di Jorge Valdano, un autentico gigante, ma non riesco a immaginare una coesistenza con Zanetti.

Tre.

Ci rinuncio. Dopo aver letto articoli “informatissimi” che si contraddicevano fra la quarta e la settima riga, retroscena ancor più circostanziati, rocamboleschi scenari ricavati dai retroscena e ulteriori schegge di notizie, chiamiamole così, confezionate rovistando fra le striscioline di bozze di contratto finite al macero, ho decido di aspettare la comunicazione ufficiale.
Sono pur sempre cinesi. Hanno un’idea della notizia, se ce l’hanno, diversa dalla nostra. Agiscono, poi parlano.

Aspettiamo le firme e che Zhang Jindong ci dica cosa ha fatto e cosa intende fare. Se ha pagato per avere il 69%, o il 73 o il 79 e quando arriverà a 100 (perché vuole arrivarci, questo è certo). Se Pirelli resterà main sponsor o faremo pubblicità a una lavatrice made in China. Se Thohir continuerà le sue periodiche gite milanesi, o andrà a cercare soddisfazioni in Premier, insieme a chi dalla Premier era venuto via per aprire un “progetto quinquennale”, da Bolingbroke a Williamson, ad altri megadirigenti di cui ho già dimenticato il nome.

Moratti non è in Cina, eppure si dà per scontata la sua definitiva uscita di scena. Lo danno per scontato gli stessi che per tre anni hanno scritto che Thohir avrebbe fatto il lavoro sporco, sui conti, poi sarebbero tornati, nell’ordine, Massimo, Mao, Milly e Mou.

Forse Moratti ha firmato una procura per cedere tutte le sue azioni. Ma non ci credo. Per me sta ancora trattando alcune condizioni irrinunciabili (Inter Campus, il no alle agenzie di scommesse sulla maglia, eccetera), e persino un ruolo in società.

Poi, tutti i raffinati analisti spiegano che il banco di prova di Zhang Jindong sarà la scelta del nuovo management, e dalle sue minime oscillazioni di palpebra c’è chi ha già dedotto che sceglierà “competenti” e “italiani”. E subito dopo, c’è chi rovina la festa, riesumando Fassone, la cui unica, indiscutibile qualità sta scritta sul passaporto. Strano che nessun geniale analista ci abbia ancora affibbiato Galliani.

About Taribo59

Rudi Ghedini, bolognese di provincia, interista dal gol sotto la pioggia di Jair al Benfica, di sinistra fin quando mi è parso ce ne fosse una.

81 commenti

  1. Certo che per essere un noto “attiratore” di calciatori Mancini questa volta…

    “Kovacic, tornerà all’Inter?”
    “Con Mancini? No grazie!”

  2. non ringrazierò mai abbastanza mancini di averci risolto questo equivoco

    stia pur lì a guardare la sua squadra vincere,e si ricordi di accendere i ceri e portare gli ex voto alla sua divinità di riferimento

  3. tagnin:
    non ringrazierò mai abbastanza mancini di averci risolto questo equivoco

    +1

  4. Intanto i giornali continuano a scrivere che ET e soci non si sono ancora fatti sentire con Mancini. Se è vero, è se è vero che l’allenatore manager è stato tenuto all’oscuro di tutta la trattativa, può significare solo una cosa…

  5. mi sa che lo hanno già scaricato da tempo…

    :-) anche perché Moratti ieri ha detto che Mancini può stare tranquillo e che meritata di restare, in pratica il bacio della morte, se si pensa ad es. a Simoni…

    facciamoci due risate, vai, che vedo il senso dell’umorismo non gli manca :-)

    http://www.fcinter1908.it/video/video-conferenza-stampa-suning-il-traduttore-si-scusa-ho-fatto-gaffo-pero/