Inter – Napoli 0-0 il pragmatismo non piace più

INTER: 1 Handanovic; 14 Campagnaro, 23 Ranocchia, 6 Andreolli; 33 D’Ambrosio (23 st 4 Zanetti), 88 Hernanes, 19 Cambiasso, 10 Kovacic, 55 Nagatomo; 8 Palacio, 9 Icardi (36 st 17 Kuzmanovic)

NAPOLI: 25 Reina; 4 Henrique, 33 Albiol, 5 Britos, 31 Ghoulam; 8 Jorginho, 88 Inler; 7 Callejon, 14 Mertens (25st 17 Hamsik), 24 Insigne; 9 Higuain (41 st 19 Pandev)

Mazzarri sceglie di cambiare il meno possibile e insiste sul 3-5-2 con Andreolli alla prima partita da titolare e la conferma di Kovacic a metà campo con Hernanes e Cambiasso, Guarin ancora una volta escluso dall’undici titolare seguendo la logica che chi gioca bene merita la riconferma la settimana successiva. Benitez lascia Hamsik in panchina preferendogli Mertens ed esclude Behrami per i più tecnici Inler e Jorginho.

Primo tempo

La prima frazione di gara è a leggere tinte nerazzurre: squadra ordinata, compatta e capace di ripartire velocemente grazie soprattutto a Palacio e Kovacic; il Napoli molto offensivo perde la sfida a centrocampo dove si ritrova spesso in inferiorità numerica e non riesce a sfondare in attacco. La linea difensiva molto bassa e le ottime prove di Britos e Albiol fanno il resto. Non molto bene l’Inter sulle fasce dove soprattutto D’Ambrosio spinge poco.

Le prime occasioni importanti sono due conclusioni da fuori area di Hernanes e Kovacic respinte da Reina mentre su un disimpegno errato di D’Ambrosio Mertens riesce a servire Callejon dentro l’area ma la conclusione dello spagnolo finisce a lato. 2 minuti più tardi è Jorginho a regalare il pallone a Palacio a centrocampo e a permettere all’argentino di lanciarsi a rete, la corsa palla al piede si conclude con un destro dal limite dell’area che finisce di poco a lato. Al 26′ a Britos viene risparmiato il cartellino rosso nonostante un evidente fallo su Palacio lanciato a rete, per il resto si assiste a molte conclusioni da fuori area e a tre opportunità capitate sui piedi di Higuain, Icardi e Palacio dentro l’area e bloccate al momento del tiro dai difensori avversari senza pericoli per i portieri.

Secondo tempo

Formazioni invariate alla ripresa e partita sempre in equilibrio con il Napoli che alza un po’ il baricentro della squadra e l’Inter che trova qualche spazio in più soprattutto sulla sinistra con Nagatomo. Benitez utilizza i cambi solo per inserire forze fresche senza modificare l’assetto della squadra mentre Mazzarri a 10 minuti dalla fine toglie Icardi per Kuzmanovic per dare più energia alla squadra che da qualche minuto sembra in apnea.

Al 5′ minuto Higuain ha una clamorosa occasione: sul cross di Inler dal limite dell’area Andreolli perde la marcatura dell’attaccante napoletano, lo stop e il tiro dal centro dell’area sono immediati ma respinti col corpo da Nagatomo. L’Inter risponde subito con una combinazione Palacio-Nagatomo-Palacio in contropiede, il cross del giapponese è buono ma il colpo di testa di Rodrigo, in anticipo su Reina, finisce a lato. Kovacic sale in cattedra e torna a mostrare tutte le sue qualità soprattutto nel far ripartire la manovra con precisione, oscurando in questo un po’ Hernanes più impegnato del giovane compagno nella fase difensiva. Non ci sono grandi occasioni se non potenziali fino al 73′ quando Higuain con una veronica si libera di Campagnaro in area ma calcia alto a tu per tu con Handanovic. Ultime due occasioni della partita all’82’: prima Kovacic mette Nagatomo in condizioni di tirare in porta a tu per tu con Reina da posizione defilata, poi sulla respinta del portiere il Napoli riparte e trova Inler che si beve Ranocchia (unica sbavatura della partita) con un dribbling al limite dell’area ma il suo tiro finisce sul palo.

Alla fine risultato giusto e qualificazione diretta all’Europa League sempre possibile.

l'altro giorno ha detto "la maglia da titolare non la mollo più". è quello che vogliamo tutti Mateo

l’altro giorno ha detto “la maglia da titolare non la mollo più”. è quello che vogliamo tutti Mateo

Il mister

Pragmatico. Sotto l’imperativo del primo non prenderle Mazzarri, a campionato quasi finito, sembra aver trovato il giusto assetto difensivo che consente alla squadra di subire pochi gol (6 nelle ultime 10 partite, 7 delle quali terminate senza subire reti) nonostante siano spesso cambiati i tre uomini del reparto difensivo.

Sterile. La solidità difensiva non ha risolto il problema di una manovra ancora molto sterile e imprecisa soprattutto contro le squadre che fanno muro nella propria area. Non è un caso che le migliori prestazioni si siano viste fuori casa e contro le squadre più forti: bene contro Roma, Torino, Verona, Sampdoria, Parma e Napoli (tutte tra le prime 10 a parte i blucerchiati) e male contro Atalanta, Udinese, Livorno e Bologna (le ultime due addirittura a un passo dalla serie B).

Mentalità. La propensione al pragmatismo di Mazzarri non piace, si vorrebbe una squadra più offensiva e con una manovra più fluida, si vorrebbe insomma un nuovo allenatore. In troppi dimenticano però tre cose: 1) l’Inter viene da una stagione fatta di montagne russe, una grande partenza e un finale da retrocessione con una squadra mai equilibrata; 2) in Italia vince chi difende meglio; 3) a parte casi eccezionali, le squadre si costruiscono in 2-3 anni, controllate i miglioramenti fatti da Donadoni, Colantuono, Ventura e pure Montella.

La mia sensazione è che finalmente questo sia stato il primo anno di ricostruzione e che siano stati posati i primi pilastri delle fondamenta, in estate si dovrà comunque lavorare parecchio per trovare i tasselli giusti per completare la rosa che perderà probabilmente tutti gli ultimi eroi. Da settembre, dopo un anno di lavoro, a Mazzarri si chiederà di vedere ulteriori miglioramenti e il quinto posto non basterà più.

I più

Kovacic: finalmente una partita in cui è riuscito a coniugare la disciplina richiesta dal mister con lampi accecanti del suo talento.

Andreolli: Higuain gli scappa una volta e poteva essere un errore fatale, per il resto non sbaglia niente e non era facile per chi era praticamente all’esordio stagionale.

I quasi

Nagatomo: spinge tantissimo ma spesso incespica col pallone. Vorrei rivederlo giocare sulla fascia destra per non costringerlo a rientrare per fare un cross.

Hernanes: nel momento in cui viene lasciata grande libertà a Kovacic il brasiliano pensa più a fare legna che a giocare di fino.

Icardi: lotta e ci mette il fisico ma alla fine riesce solo in qualche sponda

I meno

D’Ambrosio: ancora timido, spinge poco per paura di Insigne ma non è un grande difensore per cui gioca una partita sulle sue peggiori qualità.

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Organizza eventi per gli amici Bauscia da quando ha smesso con il calcio giocato, perché dicono si debba correre. Dicono. Ama l'Inter come ama l'Inter.