Denis la minaccia

Che Bergamo non sarebbe stata una passeggiata di salute lo sapevamo tutti: la storia recente parla chiaro, da 5 anni l’Inter non coglie il risultato pieno all’Atleti Azzurri d’Italia (checazzodinome), tornando a Milano spesso e volentieri con le ossa rotte. Il 2009 consegnò agli almanacchi del calcio un sonoro ed umiliante 3-1 senza diritto di replica che ancora oggi ricordiamo come una delle peggiori sconfitte della magica era Mourinho.
Il pareggio finale di martedì sera è, peraltro, il più legittimo tra quelli collezionati dai ragazzi finora: merito di un avversario coriaceo quanto basta, abile a sfruttare al meglio le debolezze di un’Inter che si sfilaccia ancora una volta troppo presto una volta acquisito il vantaggio.

La sindrome da braccino non è ancora scomparsa, ma la squadra continua comunque a mostrare voglia di giocare a calcio, e stavolta alla sfortuna del palo di Icardi e della conclusione di Ricky Alvarez che sibila alla destra di un Consigli strabattuto fa da contraltare l’enorme occasione capitata a Yepes per chiudere i giochi, sigillata da un prodigioso Carrizo.
C’è ancora quella sgradevole sensazione di squadra incompiuta, l’ombra di difetti limabili sì, ma Dio solo sa quando, quelle brutte pause che puntualmente ci puniscono e che troppo spesso non siamo in grado di superare definitivamente.
Quando poi su un bruttissimo pallone perso da Alvarez (peraltro sontuoso nel resto del match) è Walter Samuel a tradirti, capisci quanto il calcio sappia sfotterti al momento opportuno: Denis è bravissimo a rubare il tempo a The Wall, confermandosi ancora una volta come una delle BestieNere® storiche dell’Inter, ma nulla mi toglie dalla testa che il vecchio Samuel avrebbe sotterrato l’uomo con un balzo dei suoi prima di farlo arrivare su quel pallone.
E risulta difficile anche capire cosa ci attenderà tatticamente nei prossimi giorni, dal momento che siamo alla solita emergenza in attacco, tra una pubalgia, una squalifica e un infortunio dai lunghi tempi di recupero, mentre a centrocampo Taider verrà probabilmente recuperato, Cambiasso sembra tornato a livelli ottimali e Alvarez è diventato una certezza: i problemi veri sono legati invece all’utilizzo di Guarin e, soprattutto, di Kovacic.
Il colombiano sta diventando un inno alla stizza del tifoso interista, con quell’atteggiamento che nelle intenzioni vorrebbe spaccare tutto, mentre troppe volte si rivela controproducente per se e per la squadra tutta, creando di fatto una inferiorità numerica costante di cui faremo volentieri  a meno.

Con quella faccia un po' così. Daje Mateo.

Con quella faccia un po’ così. Daje Mateo.

Il capitolo Kovacic invece merita un discorso a parte, un approfondimento delicato e forse anche ingeneroso, visto che stiamo parlando di un talento di 19 anni che sta ancora cercando la sua reale dimensione all’interno di un club che lo ha fortemente voluto e vuol ripartire da lui per creare l’Inter vincente dei prossimi anni.
Su Mateo si è detto tutto e il contraro di tutto: ricorda Matthaus, forse sarebbe meglio usarlo come trequartista, ma no! è un interno in un 433 (Boban la pensa così, e anche Stramaccioni lo voleva più propenso alla fase offensiva), ma cosa dite! è un centrocampista alla Iniesta, macheccazzodici! non ha il tackle né il passo giusto quindi avanziamolo e così via.
Inutile dire che chiunque adesso potrebbe aver ragione o torto marcio, dal momento che l’evoluzione tattica di Kovacic è, se non imprevedibile, quantomeno di difficile lettura: possiamo però partire da alcuni parametri oggettivi che possono aiutarci a comprenderne la collocazione tattica migliore nell’immediato, tenendo conto che Mazzarri lo vede ogni santo giorno della settimana e saprà sicuramente meglio di noi che fare del talento croato.

Da quel che ho visto tra Inter-Verona e Atalanta-Inter, una convivenza Kovacic-Alvarez è possibile, a patto di avere Ricky in appoggio all’unica punta (o alle due punte, quando saranno a disposizione) e Mateo regista puro aiutato da due centrocampisti che garantiscano adeguata copertura e buona qualità: profili al momento non coperti al 100% da nessun centrocampista in rosa. La confusione di Guarin, ad esempio, potrà essergli soltanto deleteria.
C’è poi da aggiungere che Kovacic non dà ancora le garanzie fisiche che invece Alvarez ha dimostrato di avere: a tratti sembra fin troppo leggero, non ha qualità particolari nel tackle, si innamora ancora del pallone quando non dovrebbe, perde lucidità nei momenti topici.
Il fatto che tenda sistematicamente ad arretrare rende chiara la sua attitudine principale a stare nel vivo del gioco: la sua immaturità però lo rende particolarmente esposto ad errori fatali in un ruolo del genere. L’impressione è che serva un compromesso tra la sua idea di calcio e quella che ha in mente Mazzarri per trovare la strada giusta ed accompagnarlo verso la definitiva esplosione tecnica e tattica.
La speranza è che l’intero percorso possa avvenire restando in nerazzurro e affiancandogli almeno un altro centrocampista davvero completo, che abbini dinamicità e capacità di copertura del campo.

L’Inter per adesso è questa qua, può vincere o perdere una partita in qualsiasi momento perché non ha né la forza psicologica né la qualità tecnica necessaria per congelare un risultato o per imporre il proprio gioco per 90 minuti: serve qualcosa di più a livello di equilibrio e compattezza per trovare continuità di risultati, e non è detto che anche con questa rosa incompleta questo non sia possibile. Al Friuli c’è un altro test da bollino rosso per capire di che pasta siamo fatti: a Samuel consiglio una vecchietta al buon Muriel non oltre il terzo minuto di gioco. Sarà utile.

About NicolinoBerti

Nasco meritatamente in provincia di Livorno e capisco immediatamente di non voler fare nulla nella vita. Ci sono brillantemente riuscito fino ad ora. Amo l'Inter dal 1987. Walter Samuel mi ha lasciato senza neanche un bacio d'addio. Spalletti è più sopportabile di Mazzarri e Lippi come toscano. Odio il 352.