Tottenham – Inter 3-0. Il buio in mezzo al tunnel.

Marcatori: 6′ Bale, 18′ Sigurdsson, 8′ st Vertonghen

Tottenham: 24 Friedel; 28 Walker, 13 Gallas, 5 Vertonghen, 32 Assou-Ekotto; 19 Dembele (19′ st Livermore), 8 Parker; 7 Lennon (37′ st Naughton), 11 Bale, 22 Sigurdsson (26′ st Holtby); 18 Defoe

Inter: 1 Handanovic; 4 Zanetti, 23 Ranocchia, 26 Chivu, 40 Juan Jesus (1′ st Palacio); 21 Gargano, 19 Cambiasso; 11 Alvarez (22′ st Jonathan), 29 Kovacic (10′ st Guarin), 31 Pereira; 99 Cassano

E ora da dove comincio? Dov’è il bandolo di questa sconfitta che, per quanto preventivabile, non può non lasciare basiti? Non lo so, e so già che in questo post dimenticherò qualcosa: troppe le cose da dire, troppi gli aspetti da analizzare, troppe -soprattutto- le conclusioni da trarre.

Cominciamo dall’inizio, dalla formazione scesa in campo contro un Tottenham che al White Hart Lane ha perso solo 2 partite in stagione, che non è più la squadra traballante di inizio anno e che può permettersi di schierare quello che, secondo chi vi scrive, è attualmente uno dei tre giocatori più forti del mondo (chi indovina gli altri due?): quel Gareth Bale già autore di 20 gol e 10 assist, per l’occasione schierato come seconda punta più che trequartista da Villas Boas. Giusta quindi, sulla carta, l’idea di Stramaccioni di coprirsi più del solito, togliendo un attaccante per aggiungere un centrocampista. E’ un 4231 speculare a quello degli inglesi il modulo che, con gli uomini contati, inizia il match a Londra, con Gargano e Cambiasso a far la guardia a Bale e soci, e Cassano finto 9 che dovrebbe favorire gli inserimenti di Alvarez, Kovacic e Pereira. Tutto molto bello in teoria, se non fosse che c’è da fare i conti con l’avversario. Il Tottenham parte fortissimo con Dembélé e Parker che prendono subito il sopravvento su Cambiasso e Gargano e mettono in moto il meccanismo perfetto di Villas Boas: corsa, fisicità e palle recuperate in mezzo al campo e immediatamente distribuite sugli esterni, dove Juan Jesus e Zanetti vanno subito in difficoltà su Lennon e Sigurdsson. Proprio da una situazione di questo tipo l’islandese mette una palla al centro per l’inserimento di Bale, che prende il tempo (e i centimetri) a Cambiasso e batte Handanovic.

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L’ennesimo avvio in salita per l’Inter, che prima rischia il 2-0 e si salva solo grazie ad Handanovic (di gran lunga il migliore in campo), poi subisce il secondo gol con la sagra dell’errore: Ranocchia sbaglia un disimpegno e serve Lennon, che sfrutta un’uscita sbagliata di Juan Jesus e dopo un triangolo con Defoe e Dembélé si trova solo davanti a Chivu sulla sinistra, solito cross all’indietro per Defoe che si libera di Ranocchia e spara su Handanovic. A nulla serve il secondo miracolo (e siamo al 18′ minuto) di Samir perchè sulla respinta Ranocchia, Zanetti e Gargano restano inchiodati a terra mentre Sigurdsson va a sbattere in rete la palla del 2-0. Hanno sbagliato tutti, senza distinzione alcuna, e qui c’è probabilmente la fotografia migliore di questa Inter. Sicuramente un problema di forza fisica, come dice Stramaccioni, ma non si può ridurre solamente a questo la disfatta di Londra.

C’è innanzitutto un problema di brillantezza atletica: gli inglesi arrivano prima su ogni pallone, ci arrivano meglio e riescono a superarci in velocità in qualsiasi situazione. Velocità, elasticità, intensità: sembriamo giocare a due sport diversi. Recentemente l’allenatore del Liverpool, parlando di Coutinho, ha detto: “venendo dall’Inter era abituato a ritmi più bassi, ma ha solo bisogno di tempo“. Ecco: questi ritmi più bassi il Tottenham li sfrutta tutti per stabilire sul campo una superiorità schiacciante in ogni minuto della partita (impressionante un contropiede risolto da Zanetti nel secondo tempo, con gli inglesi che si fiondavano nella nostra area alla velocità della luce). Perchè? Alla storia del preliminare di Europa League, scusate, ma faccio fatica a credere visto che questa situazione si ripresenta puntualmente da anni quando giochiamo contro squadre inglesi, con l’unica eccezione del biennio di Mourinho. Anzi, negli anni passati c’era quantomeno la giustificazione dell’età, ma oggi con Ranocchia, Juan Jesus, Gargano, Guarin, Alvarez, Pereira e Kovacic in campo, non può più valere neanche quella. Qual è il problema dunque? Possibile che in Italia, nell’anno del Signore 2013, non si sia in grado di fare una preparazione atletica in linea con i nuovi standard evidentemente imposti in Europa?

Veniamo poi alla questione tattica, perchè c’è un aspetto -brillantemente evidenziato nei commenti al post precedente- che non convince affatto: perchè un Ranocchia o uno Juan Jesus in situazioni d’emergenza e in campo aperto sono pressochè impeccabili, mentre a difesa schierata diventano insicuri, poco reattivi, disorganizzati? Perchè quella che dovrebbe essere una situazione di difficoltà viene brillantemente superata grazie alla classe dei singoli, mentre situazioni teoricamente più tranquille generano caos ed errori? Tutti e tre i gol arrivano a difesa schierata, persino il secondo, quello dei mille errori. E al contrario in campo aperto e in contropiede -situazioni in cui il Tottenham date le caratteristiche dei suoi uomini potrebbe essere devastante- non subiamo mai un pericolo. Cosa c’è che non va dal punto di vista tattico, soprattutto in fase difensiva? Perchè Cambiasso non fa nulla per ostacolare Bale prima e Vertonghen poi, e perchè nessuno riesce ad arrivare sul pallone prima di Sigurdsson? Troppo facile poi parlare di episodi e errori individuali. No, questi non sono errori individuali: sono errori di posizionamento e marcatura senza palla, troppo frequenti per essere fatti ricadere sui singoli giocatori. E  dico senza palla perchè invece, con la palla tra i piedi, la musica cambia anche in fase di costruzione: i problemi, anche lì, sembrano derivare più che altro dai mancati movimenti di chi la palla non ce l’ha. Prova ne sia il fatto che quelle rarissime volte in cui qualcuno trova il tempo giusto per l’inserimento, Alvarez nel primo tempo e Palacio nel secondo, ci si ritrova soli davanti al portiere. La mancata finalizzazione è un altro discorso ancora se vogliamo, ma intanto la situazione pericolosa la si riesce a creare. Poi certo, se su 18 cross che piovono in area solo uno è preda di Ranocchia e gli altri finiscono immancabilmente sulle teste di Bale e Vertonghen subire gol è quasi inevitabile, sono mica tutti Balotelli. Ma risolvere il tutto con una semplice, per quanto indiscutibile, supremazia fisica degli inglesi probabilmente non basta.

Come non bastano le parole di Stramaccioni (“non abbiamo snobbato l’Europa League“) per non far notare le mille attenzioni a non rischiare nessuno (Guarin e Palacio entrati a partita in corso, Ranocchia in campo in extremis) e i continui richiami all’importanza del terzo posto. Molto triste per chi, come chi scrive, è stato abituato a pensare che in ogni partita si scende in campo per vincere senza fare nessun tipo di scelta, molto triste per chi, con la mentalità di vincere ogni match, è arrivato al tutto o niente da giocare in 15 giorni di fuoco nel maggio 2010. Tant’è: l’obiettivo, oggi, è il terzo posto e l’Europa League è l’ultimo dei pensieri. Che poi questa sia un’esigenza della società piuttosto che della squadra è abbastanza chiaro, così come è chiaro che il motivo di questa scelta non è affatto sportivo ma è anzi strettamente legato ai soldi che la Champions, a differenza dell’Europa League, fa entrare in cassa. Poco romantico, per niente sportivo, ma tristemente reale.

Andrea Stramaccioni è l’ultimo dei colpevoli di una situazione che affonda le radici nel passato, ben prima che il tecnico sbarcasse a Milano. Piaccia o non piaccia, questa è l’Inter oggi: una squadra in fase di rinnovamento, decisamente meno forte del Tottenham, che giustamente porta a casa una sconfitta e il cui primo pensiero, per il futuro, è far quadrare i conti.

Inutile sbraitare e strapparsi i capelli ma inutile anche, purtroppo, aspettarsi qualcosa di diverso.

Non possiamo che stringerci al suo fianco, e tifare più forte di prima.

About Nk³

Il calcio è uno sport stupido, l'Inter è l'unico motivo per seguirlo. Fermamente convinto che mai nessun uomo abbia giocato a calcio come Ronaldo (ma anche Dalmat non scherzava). Vedovo di Ibrahimovic, ma con un Mourinho in panchina persino i Pandev e gli Sneijder possono sembrare campioni. Dategli un mojito e vi solleverà il mondo.