Una vita da Serie B

Inutile nascondercelo: la partita di Europa League a Baku è stata solo una tappa di avvicinamento al derby. E al derby ognuno ci si avvicina a modo suo: c’è chi lo fa vincendo una partita dall’altra parte d’Europa con una squadra giovanissima prendendosi qualche soddisfazione e tante conferme, e chi sceglie di dedicarsi ad altre attività.

La realizzazione di un video, per esempio.

Quando l’ho visto per la prima volta l’ho trovato raccapricciante e carico di una terribile comicità involontaria “ma -mi sono detto- sarò io a essere prevenuto“. E’ che ho questa tendenza a ridere sguaiatamente davanti a tutti i tentativi di autocelebrazione della parte sbagliata di Milano, quindi non posso fidarmi del mio giudizio: è per questo che mi sono rivolto a due professionisti del settore (uno interista e uno no, lo dico da subito per sgombrare il campo da equivoci) chiedendogli un parere tecnico sulla realizzazione del video e sul messaggio mandato a tutti quei tifosi meno fortunati di noi.

In tutta sincerità è la prima volta che lo vedo (me ne ero tenuto inconsciamente alla larga) ma la prima sensazione è stata anche peggio di quanto mi aspettassi….mammamia…
Un paio di umili considerazioni:
1. L’intro è già di per sè emblematica: qualità limitata ed immagine statica con close-up in stile animazione powerpoint. Iniziamo bene..
2. Inizio e fine filmato sono affidati alla figura del capitano gonzo che esordisce con un discorso accorato e coinvolgente. Leva sui sentimenti. La chiusura è invece una richiesta più veniale e poco ‘fair’ di acquistare il biglietto con tanto di esortazione finale ‘Dai!!’. Leva sui portafogli.
3. Veniamo alla musica. E’ vero: de gustibus non est disputantum. Ma questa è mancanza di stile.
4. In mezzo filmati poco identificabili e di scarsa qualità. In medium non stat virtus.

@aleriva_mi, Media & Entertainment Expert

Sono gli stessi che hanno coniato il termine MilanLab, sono gli stessi di “centomilan”, gli stessi di Fininvest e quindi di Mediaset e gli stessi di Mondadori, gli stessi di “meno male che Silvio c’è”. Sono gli stessi questi markettari; e proprio per questo dovrebbero essere dei geni, talmente abituati a realizzare messaggi che emozionano, che arrivano dritti alla testa e al cuore della gente che un video del genere dovrebbero realizzarlo ad occhi chiusi.

Invece quello che viene fuori dal Marketing Team del Milan è un appello disperato, che ricorda i deliri piagnucolanti delle tante persone che contribuiscono all’italytrash nei programmi di Barbara D’Urso. Una tecnica imbarazzante che nemmeno una scuola calcio di provincia, una scelta musicale pessima, un ritmo pressoché assente ma ancor di più un hashtag incomprensibile ai più che, beati loro, non sanno che quel “holdtogether” è l’equivalente inglese del morandiano “stiamo uniti”.

Che quel genio comunicativo di un Silvio abbia davvero abbandonato del tutto la sua principessa in calzoncini e calzettoni?

Tony Balbi, Direttore Creativo

Sono onesto, tutto questo mi consola: significa che, in qualche modo, riesco ancora a non essere troppo prevenuto e a riconoscere una pagliacciata, quando la vedo.

E quindi posso scriverlo tranquillamente: il giorno è arrivato. I più attenti sapevano che sarebbe stata solo questione di tempo, ma ora ci siamo. Il Milan che finisce vittima delle sue stesse armi: la retorica, l’esaltazione, il marketing, che gli si rivoltano contro portandolo nel punto più basso mai toccato dal punto di vista dell’immagine.

Noi non ne avevamo bisogno, intendiamoci: chi riesce a guardare serenamente e con fare distaccato le vicende che hanno coinvolto il Milan negli ultimi 30 anni -dal calcioscommesse a calciopoli, passando per Marsiglia fino ad arrivare alle recenti becere figure rimediate sul calciomercato- sa benissimo quali sono la reale immagine e la reputazione di cui godono i rossoneri. Ma i loro tifosi iniziano a sbatterci il muso solo ora. Da Kakà (che non si vende e non si è mai venduto, si sa) alla pantomima sulla cessione di Thiago Silva e Ibrahimovic, il crollo dell’immagine del Milan presso i suoi stessi tifosi è ormai clamoroso e arriva al punto, evidentemente, di rischiare di giocare un derby con lo stadio semivuoto. C’è da comprenderli d’altronde: convinti di tifare per “il club più titolato al mondo” con una grande storia e una ancor più grande tradizione, si ritrovano davanti all’improvviso a una squadretta che li implora sulle note degli One Direction.

No, dico: gli One Direction.

E però.

Non solo video

E però chi esce peggio, da questa faccenda, è proprio il tifoso milanista. Quello che per anni si è riempito la bocca della sua squadra, del suo presidente, delle sue vittorie, delle sue coppe, persino del suo stile. Quello lì. Quello che ci raccontava (mentendo, fra l’altro) con finto orgoglio che “noi riempivamo il Meazza anche in Serie B“: lo stesso che oggi lascia più di diecimila biglietti invenduti per un derby -un derby!- di campionato.

Lo stesso che da mesi non fa altro che puntare il dito contro la squadra, contro l’allenatore, contro la società. Quello che fa spallucce davanti al fuoco di fila di sconfitte e figuracce perchè “con questa squadra qui dove vuoi che si vada?“, perchè “da questo branco di pippe che hanno messo insieme non ci si può aspettare niente di più“, perchè “non mi aspettavo certo che vincessimo“, perchè “hanno creato questa situazione e ora sono fatti loro, io ho di meglio da fare che andare allo stadio“, perchè “praticamente neanche lo seguo più il Milan“. E già.

Facile così, no?

Facile riempirsi la bocca e farsi belli quando va tutto bene, sbattere in faccia le vittorie a chiunque capiti a tiro e quasi prendersene i meriti, per poi saltare giù dal carro ancora in corsa quando le cose vanno male. Le vostre vittorie, le loro sconfitte. Comodo. Ma in fondo è questo che vi hanno insegnato: il tifo senza passione come semplice rivincita sociale, un modo come un altro per dire agli altri “io sono meglio di te” fregandosene del come, del perchè. E’ per questo che siete diventati “tifosi” -inevitabilmente tra virgolette, a questo punto- da quella scurissima notte di 26 anni fa in poi: non per passione, non per vivere un’emozione, ma come semplice ritorno di una campagna di marketing.

Ed è così che ve ne andate, oggi, dopo un minuto e trentasette secondi di videoclip.

Poco importa come finirà il derby. Magari vi ripresenterete lunedì con il sorriso stampato in faccia e avrete anche il coraggio di dire “io ci sono sempre stato, il Milan è la mia vita“: durerà fino alla prossima sconfitta, ormai lo sapete anche voi.

Dopo aver costretto la vostra squadra a raccogliere i frutti di quanto seminato in poco più di un ventennio, guardate paralizzati un video su youtube e vi rendete conto, in quel momento, di essere tifosi di serie b.

Perfettamente allineati, almeno in questo, con la storia e la tradizione dell’AC Milan.

About Nk³

Il calcio è uno sport stupido, l'Inter è l'unico motivo per seguirlo. Fermamente convinto che mai nessun uomo abbia giocato a calcio come Ronaldo (ma anche Dalmat non scherzava). Vedovo di Ibrahimovic, ma con un Mourinho in panchina persino i Pandev e gli Sneijder possono sembrare campioni. Dategli un mojito e vi solleverà il mondo.