La tratta dei bambini

No, non capita spesso di vedere lo stesso articolo in edicola sul Giorno (domani) e online su FCInter1908, Fabbrica Inter e Bauscia Cafè. Eppure certe questioni vanno affrontate così, di petto, e portate sotto gli occhi di tutti nel miglior modo possibile soprattutto quando certa stampa sceglie di tacere. Noi non vogliamo tacere.

Ci sono storie già raccontate, che a volte riaffiorano quasi per incanto. Come Gli Incantati, una lettura di teatro scritta da Marco Martinelli della Compagnia delle Albe, che fotografa in maniera spietata quel mondo crudele che è, a volte, il calcio. Si narra di un bambino, il protagonista, che non varcherà mai la scena come tale. Lui non è importante. Più di lui sono importanti il suo talento e i soldi che quel talento potrebbe, un giorno, produrre. E allora mentre lui gioca a calcio e si diverte qualcuno pensa al suo cartellino, a come strapparlo alla squadra dove gioca, a convincere la madre che è quella la scelta più giusta. Che si sa, i soldi, di questi tempi sono sempre un piccolo miracolo. Non c’è bisogno di vedere la faccia di quel bambino per sapere che gli hanno rubato la cosa più preziosa che avesse. L’infanzia. Di colpo, per nulla incantata.

Ecco, questa potrebbe essere la storia che stiamo per raccontarvi. Come? Incredibile vero? Offrire soldi a un bambino per farlo giocare a calcio? Comprare la sua passione e la sua innocenza con i soldi? Eppure di storie come queste, se scrutate con attenzione i moltissimi campetti anonimi e polverosi, ne troverete a iosa. Per esempio, a Reggio Emilia, a casa di Hachim Mastour: 14 anni appena compiuti. Hachim da anni convive con etichette poco impegnative, lo chiamano “fenomeno” e “predestinato”, ma 14 anni sono pochi per usare certi termini, nel mondo normale. Non nel calcio, evidentemente, al punto che Hachim ha estimatori nell’Europa che conta, l’Inter ad esempio, che gli fa anche indossare la maglia nerazzurra in occasione di brevi tornei, anche restando ufficialmente un giocatore della Reggiana.

Al compimento dei 14 anni l’occasione per il grande salto: le offerte non mancano: Juventus, Barcellona, Real, City, ma Hachim preferisce l’Inter. I dirigenti nerazzurri temporeggiano e improvvisamente si inserisce il Milan. Il 15 giugno Hachim compie 14 anni, il 2 luglio firma un vincolo con il Milan. Una brillante operazione di mercato per tempistiche e nel perfetto rispetto dei regolamenti. Ma è tutto? “Il Milan ha offerto 500mila euro” diceva qualcuno, altri parlavano 800mila, altri ancora addirittura un milione di euro. Ma a chi? Nessuno ha aggiunto nulla. Ebbene quei soldi sono stati offerti ai genitori di Hachim, alla sua famiglia. È così che funziona: un procuratore bussa alla porta di casa, offre una cifra per acquisire i diritti del bambino promettendo mari e monti. Se ha “fortuna”, come suo procuratore ci guadagnerà dei bei soldi, se no, sarà stato un investimento sbagliato.

Trattative, offerte, regolamenti, procuratori, aste: tutto intorno a dei bambini. “Parlare di agenti in relazione a quattordicenni mi sembra fuori luogo”, dice Roberto Samaden. “I miei colleghi ormai si stanno specializzando nella caccia all’embrione” suggeriva tempo fa Bruno Carpeggiani.

Esiste o no una questione morale? Esiste eccome. Il calcio diventa da un lato un regolamento senza fine (basti leggere le regole per stilare una lista Champions per accorgersene) e dall’altro ci troviamo di fronte al Far West, nel quale dei cuccioli di uomo sono usati come merce di scambio sia da certe squadre che dagli stessi genitori. Sembra la tratta degli schiavi.

Torniamo un attimo indietro, per favore, perché a volte parliamo di bambini di 8 o 9 anni. Senza falsi moralismi di cui vuole farsi portatore, il sistema dovrebbe essere per tutti molto più semplice. Loro giocano e se saranno destinati a diventare bravi e famosi, lo scopriremo quando saranno più grandi. Nel frattempo andranno a scuola, che deve essere la preoccupazione principale e si alleneranno, lavorando al proprio sogno di diventare calciatori di Serie A. Ma diamogli anche il tempo di capire se questo è davvero il loro sogno, con calma, senza estranei “in famiglia”.

Per i più grandicelli, parliamo comunque di pre-adolescenza, bisogna cercare una sorta di codice etico per operare, le squadre devono impegnarsi in prima linea. Non si può ridurre tutto a una questione di soldi, con ragazzini che cambiano squadra, città e scuola solo ed esclusivamente per rincorrere un contratto più generoso. Questi giovani (e specifico giovani e non giocatori) vanno educati alla responsabilità delle proprie azioni, alla lealtà, infine alla vita.

Se a 14 anni ci si abitua a tornare sui propri passi, a infrangere promesse, a ignorare la parola data per soldi, che adulti saranno?

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