La vergogna è nel silenzio degli altri

Ha raccontato tutto a Palazzi. Vuotato un sacco che pesava come tanti, troppi macigni. Impossibili da trasportare. E non lo ha fatto, a quanto leggiamo nell’intervista rilasciata a Repubblica, perché sapeva che Palazzi aveva del materiale che lo avrebbe potuto inchiodare. Coscienza. Rimorsi. La voglia di spaccare uno spesso muro di omertà. O semplicemente il desiderio di guardarsi allo specchio senza abbassare lo sguardo. “La vergogna é nel silenzio degli altri.

Glielo chiedono e le loro domande sono insistenti. É sicuro delle accuse fatte a Conte, allenatore campione d’Italia (come se questo fosse sufficiente a metterlo al riparo da eventuali illeciti)? Filippo Carobbio non si scompone. Quello che aveva da dire lo ha detto a Palazzi. Se ne era parlato qualche settimana prima della fine del campionato, ma per non destabilizzare nessuno le voci erano state soffocate quasi di comune accordo. Un po’ come quando l’Inter di Mancini si era trovata a dribblare quelle assurde voci di un’implicazione in un’affare di droga (senza lesinare donne e scommesse). E nonostante la loro inconsistenza fosse facilmente evincibile, i giornali martellarono per tutta la settimana antecedente alla vittoria a Parma. Quelle lacrime sotto la pioggia furono piene di rabbia. Uno scudetto vinto sull’orlo di una crisi di nervi. Questo per ricordare l’equità di trattamento. Uguale uguale.

Parla Carobbio perché non ha più nulla da perdere. 32 anni e una carriera al tramonto. Chi invece potrebbe perdere molto, preferisce probabilmente tacere. I fatti e Palazzi ci diranno nel tempo se le sue accuse erano fondate. Il quadro di questo nuovo filone del calcio scommesse deve ancora palesarsi nei suoi dettagli e non possiamo permetterci di pensare che sia tutto qui. Forse non ci piacerà quello che dovremo sentire. Sarebbe sufficiente desiderare per una volta di fare pulizia e andare fino in fondo. Forse potremmo correre il rischio che non succeda più. Forse.

“Quando sei lì dopo un po’ ti accorgi che lo fanno tutti.” Già. Ma chi sono questi tutti? “E allora lo fai anche tu.” Scivolare in un’abitudine così estesa é facile, quasi fisiologico, sembra suggerire Carobbio. “Certo se adesso guardo il giornale, e vedo che ci sono stato solo io a raccontare, mi viene il sospetto che lo facessi tutto io, che fosse tutto un’allucinazione.” La stessa sensazione di quando Petrini raccontava il doping, le scommesse, il marcio. Improvvisamente non lo fa nessuno. Nessun testimone, nessuna traccia. Il nostro calcio non ama i pentiti. Preferisce di gran lunga le bugie. “Eppure se solo qualcuno mi avesse seguito, sarebbe una rivoluzione.” Già. Una rivoluzione che aspettiamo da troppo tempo, ormai. “La vergogna é nel silenzio degli altri.”

[Sabine Bertagna per FCInter1908]

Sin qui le parole di Sabine Bertagna. Semplici, chiare, inappuntabili. E d’altra parte le parole di Carobbio sembrano dipingere un quadro tanto inquietante quanto ben definito, lasciando presagire un’altra -l’ennesima- estate caldissima.

Lungi dal prendere le parole di una persona simile come oro colato (stiamo parlando pur sempre di un presunto professionista che vendeva le partite della sua squadra per qualche spicciolo in più, pentito o non pentito. Non dimentichiamolo), resta però una domanda martellante in questa faccenda. Il primo aspetto poco chiaro. Un dubbio che ci trasciniamo da quasi tre mesi, e che continua a non avere risposta.

Ma che fine ha fatto Antonio Conte?

Tirato in ballo da Carobbio prima -si dice- per omessa denuncia poi -si scopre- per partecipazione attiva alle combine, il nome di Conte finisce sul taccuino di Palazzi il 29 febbraio scorso. Tre mesi fa, o poco meno. Da quel giorno Palazzi e i suoi uomini si gettano a capofitto nell’ennesimo, ingrato, tour de force: tirano dentro decine di squadre, ascoltano centinaia di deposizioni, gettano nello sconforto migliaia di tifosi. Tutti dentro, tranne uno: Antonio Conte. “Solo buon senso, per non influire sul campionato in corso” ha detto qualcuno. Sarà, ma per le 22 squadre e i 58 tesserati deferiti l’8 maggio non sembra esserci stata la stessa attenzione. E ancora oggi, a stagione definitivamente conclusa, non si hanno notizie di qualcuno che sia andato da Antonio Conte a fargli quelle due domandine di rito.

Qui non si tratta di gettare la croce addosso al magari incolpevole (o magari no) allenatore. Qui si tratta di andare da Antonio Conte e, molto gentilmente, chiedergli “scusi signor Conte, ci sarebbe il Carobbio che la accusa di un paio di comportamentini mica da ridere, roba da un paio d’anni di squalifica almeno. Non è che ci spiegherebbe la sua innocenza?”.

Solo questo, mica altro.

Eppure tutto tace, tutto giace nel silenzio.
Degli altri.

About Nk³

Il calcio è uno sport stupido, l'Inter è l'unico motivo per seguirlo. Fermamente convinto che mai nessun uomo abbia giocato a calcio come Ronaldo (ma anche Dalmat non scherzava). Vedovo di Ibrahimovic, ma con un Mourinho in panchina persino i Pandev e gli Sneijder possono sembrare campioni. Dategli un mojito e vi solleverà il mondo.