Fotografate Galliani (e ricordatelo così)

Marwood: “So Mr.Galliani…please sign here”
Galliani: “Sure, give m…”
DRIIIIIIIIIIIIIIIIIIN
Galliani: “Sorry…just a minute…pronto? Sì, sì buongiorno…sì, siamo qui, stiamo chiudendo, è tutto a posto! Come? In che sens..ah, non sono fatti miei? Devo…quindi…sì. Certo, sì. Non discuto, ci mancherebbe. Arrivo.”
“So, Mr.Marwood…I…ehm…devo…where is the bathroom? Ok, there…well, just a minute”
(sottovoce, senza farsi sentire) “Leandro, inventati una scusa e scappa. Ci vediamo all’aereoporto fra 45 minuti. Poi ti spiego.”

E’ così che mi immagino sia andata la riunione di Galliani e Cantamessa con il City ieri, in quella che passerà alla storia come la più penosa figura fatta dall’amministratore delegato rossonero in 25 anni di (poco) onorata carriera. Solo l’ultima pagina di una settimana tragica nella Milano che retrocede: una settimana all’insegna del nervosismo, iniziata con il litigio in diretta tra Allegri e Pistocchi, proseguita con la grottesca chiusura dei cancelli di Milanello ai giornalisti Mediaset (notizia twittata in anteprima assoluta da Bauscia Cafè) e conclusa con la figura atroce cui è stato sottoposto Adriano Galliani. Una figuraccia superiore anche alle innumerevoli atlre perle del passato, una figuraccia tale che non può più nascondere le diverse crepe interne ad una società che, nonostante i risultati sul campo e il silenzio di una stampa sempre troppo amica (o ricattata?), non è mai stata così allo sbando: dallo spogliatoio all’allenatore fino ad arrivare a tutti i piani della società, infatti, non sembra esserci pace al Milan di questi tempi.

Lo spogliatoio, innanzitutto. Tutti a giurare che la relazione di Pato con Barbie B. (a proposito: non è che “il Milan è casa mia” sia in questo caso da interpretare in senso molto meno figurato del solito?) non abbia minimamente intaccato i rapporti del Papero con il resto dello spogliatoio…eppure qualche dettaglio, oltre ai soliti spifferi, sembra suggerire il contrario. Un esempio? Nel concitato pomeriggio di giovedì, Pato ha lasciato l’allenamento prima dei compagni. Alla fine dell’allenamento però è successo qualcosa di insolito: molti giocatori sono andati dai giornalisti a chiedere notizie di Pato, a chiedere cosa stesse succedendo, se c’erano novità sul trasferimento. Qualcuno non ha potuto fare a meno di notare una certa stranezza in un comportamento del genere: queste cose c’è davvero bisogno di chiederle ai giornalisti? Nessuno conosceva le intenzioni di Pato, la situazione che si era creata, i suoi desideri? Con questo Pato, insomma, non ci parla nessuno?

Di certo non ci parla Allegri, per stessa ammissione del giocatore. Così come non parla con Inzaghi, che “non si allena più con il gruppo” ma non si sa perchè. Così come non parla con Taiwo, che si sente messo da parte, e con chissà quanti altri. L’unico con cui parla Allegri sembra essere proprio Galliani, che per il tecnico sembra inseguire un rinnovo del contratto che però fatica ad arrivare. Doveva essere a novembre, è stato rimandato a dicembre, lo aspettavamo per la pausa di Natale, poi prima del derby: in queste ore è in corso un incontro tra Allegri e l’ad, ma tra domanda e offerta c’è sempre una distanza considerevole che nessuno sembra voler colmare.

E così Allegri diventa sempre più “uomo di Galliani” e Galliani resta sempre più solo: dopo essere stato sconfessato in occasione degli esoneri di Ancelotti e Leonardo -entrambi entrati in conflitto con il mero proprietario- ieri pomeriggio è stato costretto ad incassare la più atroce delle figure di merda (scusate, ho provato ad evitare fino ad ora ma non c’è proprio un altro modo per definirla). Per capire davvero cosa è successo, proviamo a stabilire un ordine cronologico. L’amministratore delegato che non sa scegliere le cravatte mette gli occhi addosso a Tevez: in sinergia con il procuratore e con metodi non troppo ortodossi (metodi troppo spesso usati anche da Branca, ad onor del vero) trova un accordo con il giocatore e lo sbandiera ai quattro venti, contando di mettere il City con le spalle al muro. Sottovaluta due cose, Galliani: la potenza economica della controparte (che non ha affatto problemi a pagare Tevez per non giocare e, anzi, sta pensando di intentare una causa al giocatore) e soprattutto le sue capacità di contrattazione. E’ a questo punto infatti che entrano in gioco i buonissimi rapporti tra Mancini e Moratti e tra Branca e Marwood: il City chiede all’Inter di intervenire e l’Inter non esita a farlo…o almeno a farlo credere. L’inserimento della società di Moratti copre di ridicolo la sicumera dell’amministratore delegato di giallo incravattato, e fa apparire addirittura comica una offerta che, con il solito sorriso sprezzante, era stata definita “fantasiosa”. A questo punto con le spalle al muro ci finisce Galliani: sa che si è ormai esposto troppo per non chiudere la trattativa, ma sa anche che non ha alcuna speranza di chiuderla senza soldi veri. Sa che senza soldi veri fallirà, come al solito, e sa che i soldi veri può darglieli solo il mero proprietario. Che però risponde picche, offrendo allo stesso tempo al fido consigliere una soluzione di riserva: il consenso alla cessione di Pato. “Caro Adriano, Alex mi ha detto che a Parigi ci va volentieri. Lui è convinto, Barbara è d’accordo, io sono d’accordo: parla con i tuoi amici Leonardo ed Ancelotti e porta pure a casa Tevez“. Definirla trappola è persino eufemistico.

L’amministratore delegato con la faccia simmetrica si sfrega le mani e mette in moto tutto il suo entourage: calciatori, ex calciatori, giornalisti, amici, amici degli amici. Per recuperare qualche spiccio in più si mobilitano anche Zamparini e Preziosi (gente con la quale tagliare ogni tipo di rapporto, a proposito): è il trionfo dello stile-Galliani, il festival di un sistema in piedi da troppi anni e, forse, giunto allo spettacolo finale. Parte il tam-tam: Tevez sarà del Milan, Pato al PSG, offerta dell’Inter superata, accordo trovato. Una trattativa gestita in maniera talmente poco ortodossa che mentre Galliani e Cantamessa volano in fretta e furia verso il City (faceva troppo gola l’idea di presentarlo durante il derby), la cessione di Pato viene gestita in Italia da altri.

Errore.

Il trappolone ormai è scattato, Galliani si è esposto come più non poteva. Dietrofront: arriva la telefonata del mero proprietario. Pato resta a Milano.

Galliani beffato, critiche feroci su Leonardo in Francia, prima brutta figura di Ancelotti che garantiva personalmente. Galliani, Leonardo, Ancelotti: è tutto più chiaro ora?

Una figuraccia di dimensioni epiche studiata, preparata e messa in scena proprio da lui. Il mero proprietario. Quel Silvio Berlusconi che tornerà Presidente (del Milan, eh) in primavera e che vuole riprendere le redini, quel Silvio Berlusconi che si rende conto che lo stalliere ha ormai troppo potere. Una storia che va avanti da mesi: prima le schermaglie sugli allenatori, poi la freddezza con Mediaset (dove Galliani non è più così di casa) culminata nelle grottesche scene di questa settimana, poi l’ingresso in società di Barbara, poi le recenti tirate di orecchie ad Allegri e quel rinnovo che non arriva. Infine la beffa delle beffe su Tevez, una situazione imbarazzante che resterà tale indipendentemente dalla destinazione finale del giocatore. Una trattativa che dice a chiare lettere ciò che fino a ieri -e nei precedenti 25 anni- si poteva solo sussurrare: Galliani senza i soldi di Berlusconi non può nulla. Galliani senza l’appoggio di Berlusconi non esiste. E non esisterà, probabilmente.

Fino a ieri solo un gioco, con il Presidente che “esprime solo opinioni”, Barbara che “rappresenta la continuità della famiglia” e lui, Galliani, a prendere le decisioni. Oggi una guerra vera e propria, con Berlusconi che si riprende la sua squadra e Barbara che si dimostra molto più donna di quanto Galliani (e Marina, ma questa è un’altra storia) avrebbe mai immaginato. Oggetto inanimato del gioco quel numero 7 che si è cacciato in una realtà troppo più grande di lui: il numero 7 che Allegri non vede, che Ibrahimovic non sopporta, che Galliani cerca di vendere. E che invece dichiara, ridendogli in faccia: il Milan è casa mia.

Più chiaro di così?

About Nk³

Il calcio è uno sport stupido, l'Inter è l'unico motivo per seguirlo. Fermamente convinto che mai nessun uomo abbia giocato a calcio come Ronaldo (ma anche Dalmat non scherzava). Vedovo di Ibrahimovic, ma con un Mourinho in panchina persino i Pandev e gli Sneijder possono sembrare campioni. Dategli un mojito e vi solleverà il mondo.