L’emozione delle prime volte

Hanno aperto le porte del Conad Stadium, stamattina. No, tranquilli: hanno retto e sono perfettamente salde con tutti i pezzi al loro posto. Ancora. La notizia è un’altra: è che è martedì, e il povero Conad Stadium non era affatto abituato. Tutto emozionato ha guardato Andreagnelli, che aveva ancora le chiavi in mano, e gli ha chiesto:
“Ma…ma…oggi è martedì?”
“Sì…bello, vero?”
“Ma…vuol dire che giochiamo in Champions?”
“Eh, no, magari…mi dispiace illuderti di nuovo dopo il mercoledì con il Bologna, ma è solo un altro turno infrasettimanale”
“Ah…vabbè” ha detto il Conad Stadium visibilmente deluso, prima di aggiungere con un moto di gioia “Ma è questo quello che si prova a giocare in Champions?”
“Boh…non ne ho idea” ha risposto Andreagnelli
C’è da comprendere la sua esaltazione, poverino: era la prima volta per lui.

E per celebrare questa sua prima volta, parliamo di qualche altra prima volta caduta in questi giorni.

La prima volta in cui l’Inter è andata in gol a San Siro in questa stagione, per esempio. E’ stato questo il piccolo miracolo compiuto da Thiago Motta contro il Chievo che ha portato a quella che, di conseguenza, è stata la prima volta in cui l’Inter ha vinto in casa. Roma, Napoli e persino Trabzonspor erano riusciti ad uscire dal Meazza con la rete inviolata, portando a più di 300 minuti consecutivi il digiuno da gol dell’Inter. L’ha interroto il centrocampista italo-brasiliano con un imperioso stacco di testa su corner di Sneijder, coronamento di due prestazioni decisamente sopra la media recente per lui, per i compagni, per tutta l’Inter. Qualcosa si muove, finalmente, in questa nuova stagione: dopo più di un anno Ranieri ha messo a freno la tendenza all’attacco scriteriato che sembravano voler sviluppare i suoi predecessori, e ha ricominciato a creare calcio dalle basi. Dalla difesa. Strappata a Lucio la licenza di avanzare palla al piede, sistemato Thiago Motta bassissimo a centrocampo (un terzo centrale difensivo in fase di non possesso, sulla scia blaugrana), trovato in Chivu un difensore pulito, sicuro, insospettabilmente impeccabile e capace di far ripartire l’azione in maniera ordinata: non è solo un caso che all’Inter le distanze tra i reparti siano tornate ad essere ottimali solo nel momento in cui si è costruita una nuova spina dorsale composta da Chivu, Thiago Motta e Sneijder. Ordine, disciplina, intelligenza tattica e classe da vendere: ci voleva un allenatore “vecchio” e “antiquato” come Ranieri per spiegare alla nouvelle vague che il calcio del Barcellona non è un assalto all’arma bianca ma un sistema di gioco organizzato che segna valanghe di gol nell’unico modo in cui è possibile giocare a calcio, ovvero partendo dalla difesa. Primo non prenderle, il resto si vedrà.

Il resto passa da piedi ben precisi: quelli di Thiago Motta e Sneijder -che da sempre fanno la differenza quando giocano insieme- quelli del solito Maicon -tornato su livelli ormai quasi dimenticati- quelli di uno Zarate sempre più importante -anche nella sua discontinuità- e di un Pazzini sempre più efficace. Qual è l’eta di questi giocatori? La risposta è la chiave per tutto il resto, anche per la presenza in campo di un Cambiasso e uno Zanetti relegati al ruolo di “cagnacci” di centrocampo: il primo più libero mentalmente e tatticamente e in grado di far male ad ogni partita, il secondo che nei duetti con Maicon ha ormai raggiunto un tale automatismo che sembra ringiovanire di 10 anni. La strada -che comprende anche una crescente dose di minuti riservata a giovani e giovanissimi- è quella giusta, il fiato ancora no.

Ma non divaghiamo: si parlava di prime volte. Perchè Inter-Chievo è stata anche la prima volta, ancora, in cui in una partita di campionato è stata portata a termine senza clamorosi errori in area di rigore ai danni dell’Inter, interrompendo una serie leggendaria. Zero clamorosi errori, 3 tranquilli punti. Coincidenze.

A proposito di arbitri, infine, domani ci sarà un’altra curiosa prima volta. La prima volta in cui Carmine Russo arbitrerà il Milan, dopo la sfida col Cesena dell’11 settembre 2010. 13 mesi e mezzo, 409 giorni: ve la ricordate quella partita? Ma sì che ve la ricordate. Carmine Russo era l’arbitro “comunista”, così definito da Berlusconi dopo che il poveretto aveva assecondato i suoi assistenti osando annullare due gol a Pato. Segue polemica infinita, con tanto di Galliani che, davanti a decine di persone, inizia a sbraitare contro il designatore Braschi accusandolo di aver vanificato “l’investimento di tanti soldi”. Anzi no, perchè come lo stesso Galliani ci tenne a precisare la sua fu solo “una esternazione ad alta voce in un luogo pubblico, senza necessariamente avercela con Braschi” e quindi non aveva “niente di cui scusarsi”. Seguono 13 mesi e mezzo, 409 giorni, senza che Carmine Russo arbitri il Milan.

Breve riassunto della carriera dell’arbitro di Avellino: nel 2009/2010 tra le “grandi” arbitra due volte l’Inter, due volte il Milan, due volte la Juventus e una volta la Roma. Poi arriva l’11 settembre 2010. Da lì ad oggi, in 13 mesi e mezzo, in 409 giorni, solo due arbitraggi alla Roma e nient’altro nel “giro che conta”, con 21 gettoni distribuiti tra squadre di medio-bassa classifica. Sembrerebbe una vera ricusazione se non fosse che il designatore Braschi proprio pochi giorni fa ci ha ricordato che le ricusazioni sono “roba da prima Repubblica del calcio” e che oggi non esistono più. Sarà. Ma noi, insieme a Giovanni Capuano, non possiamo che rosolare nel dubbio sempre più opprimente che questa “seconda Repubblica” somigli sempre più dannatamente alla prima e che oggi come allora danneggiare la squadra sbagliata comporti dure ripercussioni sulla carriera di un arbitro.

Nella parte giusta di Milano comunque, per non sbagliare, un arbitro incapace come Rocchi ce lo ritroviamo tra i piedi con una frequenza da tachicardia.

About Nk³

Il calcio è uno sport stupido, l'Inter è l'unico motivo per seguirlo. Fermamente convinto che mai nessun uomo abbia giocato a calcio come Ronaldo (ma anche Dalmat non scherzava). Vedovo di Ibrahimovic, ma con un Mourinho in panchina persino i Pandev e gli Sneijder possono sembrare campioni. Dategli un mojito e vi solleverà il mondo.