La politica dei giovani (?)

Follia è fare sempre la stessa cosa e aspettarsi risultati diversi.

– Albert Einstein –

Luca Castellazzi, 36 anni
Maicon Douglas Sisenando, 31 anni
Lucio Da Silva Ferreira Lucimar, 33 anni
Walter Adrian Samuel, 33 anni
Yuto Nagatomo, 25 anni
Javier Aldemar Zanetti, 38 anni
Esteban Matias Cambiasso, 31 anni
Dejan Stankovic, 33 anni
Sulley Ali Muntari, 27 anni
Gianpaolo Pazzini, 27 anni
Diego Alberto Milito, 32 anni

Media: 31,45. Che fa anche ridere se si pensa che uno di quelli che contribuisce a tenere bassa la media è Sulley Ali Muntari da Konongo: un bravissimo e simpaticissimo ragazzo timorato di Allah che, con tutto l’affetto di questo mondo, ha evidentemente sbagliato mestiere.

Questa era la formazione titolare dell’Inter contro il Catania. “C’erano tante assenze”, si dirà. Vero: peccato che fra tutte quelle assenze (Chivu, Thiago Motta, Sneijder, Forlan) di gente che in una ipotetica formazione titolare facesse abbassare l’età media ce n’era pochina. Registro l’informazione e la tengo da parte fino a quando, stamattina, non leggo l’interessante raffronto di Taribo fra i risultati ottenuti dall’Inter nei primi e nei “catastrofici secondi tempi” delle partite fin qui disputate. E mi chiedo: ma davvero si può pensare che sia un caso?

La “politica dei giovani” era solo un clamoroso bluff, è chiaro. E’ chiaro ed evidente nel momento in cui al più promettente di questi giovani si rifiuta anche il ruolo di quarta punta, comprando un rivale che potrebbe essere suo zio e che inevitabilmente gli starà davanti nelle gerarchie. E’ chiaro ed evidente nel momento in cui il più pronto di questi giovani viene relegato a riserva rimandando sine die il giorno in cui potrà finalmente far vedere le sue qualità, e nel momento in cui un suo collega di reparto -rimasto a Milano a grande richiesta- non riesce neanche ad essere convocato. Perchè in campo devono andarci loro: i senatori. I Lucio, i Samuel, gli Zanetti, i Cambiasso, gli Stankovic, i Milito: che durano 20 minuti, forse 30, a volte 40 e poi più niente. E poi Milito perde un pallone ingenuamente, Cambiasso non riesce a coprire, Lucio sbaglia tempi e modi dell’intervento, Zanetti non riesce a recuperare: con chi prendersela, allora, nel momento in cui Almiron trova la più improbabile delle conclusioni? Con chi prendersela al secondo contropiede subito in 5 minuti, in trasferta, che mette per l’ennesima volta un attaccante solo davanti al portiere? Certo l’attaccante si butta, certo l’arbitro commette l’ennesimo errore regalando per l’ennesima volta un rigore ai nostri avversari: tutto vero, tutti fatti indiscutibili. Fra i fatti, però, ci sono anche i due contropiede subiti in un amen.

Tra i fatti ci sono i “catastrofici secondi tempi”, troppo brutti per essere veri, c’è una squadra che si trova in condizioni atletiche pietose, che a due mesi e mezzo dall’inizio della stagione non riesce a mettere in mostra una forma neanche lontanamente decente, che non riesce a giocare 90 minuti di fila in nessun modo, con nessun modulo, senza alcun appoggio. E allora forse il problema non riguarda la preparazione, nè la tattica, nè la voglia o la convinzione ma è, semplicemente, strutturale. Forse il problema sta, semplicemente, in quell’età media superiore ai 30 anni che ti fa inevitabilmente perdere lucidità, malsopportare le 3 partite a settimana, arrivare secondo su ogni pallone. C’era ancora Roberto Mancini sulla panchina dell’Inter quando, nel 2008, il centrocampo formato da Zanetti-Cambiasso-Stankovic veniva definito lento, incapace di fornire la giusta intensità, senza la cifra tecnica necessaria per abbassare i ritmi del gioco e renderli più agevoli. Sono passati quattro anni da allora, e i problemi non possono che essere aumentati. Fino a diventare insormontabili. Quattro anni in cui questi giocatori hanno vinto tutto, per di più. E dopo quattro anni così è facile immaginare che perdi la fame, la volontà. Perdi la voglia di allenarti e la forza di farlo, come aveva detto Eto’o quest’estate. Con la differenza che Eto’o lo ha ammesso e ha tirato le somme, senza pretendere di giocare in Serie A contro una concorrenza che non vede l’ora di danzare sul tuo cadavere.

Ed ecco che la “politica dei giovani” da clamoroso bluff diventa impellente necessità. Ecco che serve gente che abbia ancora fame, voglia di mettersi in mostra, di ottenere risultati. Gente che voglia giocare con lo scudo dei Campioni del Mondo sul petto ed urlare “presente” a questa squadra, ai suoi colori, ai suoi tifosi: ragazzi pronti a dire che loro ci sono e sono pronti per costituire la base dell’Inter del futuro. Andrea Ranocchia ha già dimostrato ampiamente di avere le qualità per far parte di questo gruppo. Luca Caldirola non può -davvero: non può- essere la sesta scelta in mezzo alla difesa. Non può venire dopo Cordoba e Chivu, non può essere trattato in questo modo, non può ammuffire in tribuna per una stagione intera senza giocare neanche contro Lodi e Bergessio quando tutti i suoi compagni sono infortunati e Cordoba è l’unico a reggersi a malapena in piedi. Marco Davide Faraoni non può essere messo alle spalle di Zanetti anche come centrocampista esterno di destra. Jonathan Cicero Moreira non può vedersi scavalcare dallo stesso Zanetti quando Maicon è assente e c’è da assegnare una maglia da terzino destro. Joel Obi non può e non deve partire dietro a nessuno dei centrocampisti in un ipotetico undici iniziale. E così via, fino a toccare i vari Poli, Alvarez, Coutinho, Castaignos: che recuperino dai loro infortuni, che siano messi in forma e in condizione di giocare e, per favore, che scendano in campo.

Non sono in grado di dare l’apporto dei senatori? Ma perchè: che apporto stanno dando i senatori? Primi tempi passabili e crolli verticali dopo quaranta minuti: questo è il loro apporto. Il risultato è una classifica disastrosa e -possiamo dirlo- allarmante: con 4 punti raccolti in 6 partite, con 4 sconfitte e un numero indecifrabile di reti al passivo non c’è da scherzare nè da fare gli snob. C’è da fare punti. In fretta. C’è -possiamo e dobbiamo dirlo- da scrollarsi di dosso la zona retrocessione. Non tanto per un pericolo imminente, quanto per quello che rischiamo di vedere nell’immediato futuro. E allora eccolo il punto della situazione: i Ranocchia, i Caldirola, i Faraoni, i Jonathan, gli Obi, i Poli, gli Alvarez, i Coutinho, i Castaignos non sono ancora giocatori in grado di lottare per lo Scudetto, e magari qualcuno di loro non lo sarà mai. Ma sul serio: non sono neanche in grado non già di entrare in campo da titolari, ma quantomeno di essere messi dentro al 45′ quando gli eroi di una vita -ormai è chiaro- non ne hanno più? Tre di loro, in campo insieme a compagni più affermati, non sono in grado di difendere un gol di vantaggio a Catania senza far arrivare un attaccante solo davanti al portiere per tre volte di fila?

No, non è così
La società lo sa, Ranieri lo sa e lo sanno anche Zanetti e Cambiasso, Lucio e Milito.
E sanno, quindi, che il tempo di farsi da parte si sta avvicinando. 45 minuti alla volta.

E’ il tempo di far crescere i loro compagni più giovani.
E di far sì che un giorno, alla prossima vittoria dell’Inter, questi possano ringraziarli per tutto quello che gli hanno insegnato.

About Nk³

Il calcio è uno sport stupido, l'Inter è l'unico motivo per seguirlo. Fermamente convinto che mai nessun uomo abbia giocato a calcio come Ronaldo (ma anche Dalmat non scherzava). Vedovo di Ibrahimovic, ma con un Mourinho in panchina persino i Pandev e gli Sneijder possono sembrare campioni. Dategli un mojito e vi solleverà il mondo.