Leonardo sì, Leonardo no, Leonardo un caz’…

Le note di Ricky Gianco ci accompagnano durante un momento terribile, rimandato ormai per troppo tempo: il tentativo di tirare le somme della gestione-Leonardo.

DICONO DI LUI – Capitato all’Inter quasi per caso a Natale dello scorso anno, si ritrova tra le mani una fuoriserie ingolfata. La squadra è fresca del titolo di Campione del Mondo per Club, è vero, ma i risultati nelle altre competizioni sfiorano lo psicodramma: secondo posto in un girone più che abbordabile in Champions League e 13 punti di ritardo dalla prima in campionato (saranno 16 al momento del debutto di Leonardo sulla panchina dell’Inter, in posticipo) anche se con due partite da recuperare. Il tutto con un vistoso crollo negli ultimi due mesi, che ha portato l’Inter a mostrare un gioco a tratti imbarazzante e l’assenza della più minima collaborazione in campo, in una palese lotta aperta tra la squadra e Benitez.

Leonardo arriva, a quel punto, col chiaro intento di limitare i danni. Ma fa molto di più. Riporta entusiasmo nell’ambiente e nello spogliatoio, riesce a far scendere di nuovo in campo l’Inter con una cattiveria e una voglia di vincere che non si vedevano ormai dalla stagione precedente. Bayern Monaco, Palermo, Lazio e chissà quante altre: vittorie di cuore e di rabbia che l’Inter di Benitez non aveva mai ottenuto e che -si pensava- l’Inter non fosse più in grado di ottenere. Paga sicuramente una certa inesperienza tattica e nella gestione delle partite, Leonardo, ma alla fine i numeri saranno brutalmente dalla sua parte: con 41 punti la sua Inter conquista un solo punto meno del Milan nel girone di ritorno, e con 2,30 punti a partita lui si prende non solo il “record” di allenatore con la media punti più alta del campionato ma si concede il lusso di mettere in riga tutta la storia nerazzurra recente in quanto a media punti in una singola stagione: più dell’ultimo Mancini, più dei due anni di Mourinho, secondo solo all’inarrivabile stagione dei record manciniana. “Solo merito della determinazione messa in campo dai giocatori”, dirà qualcuno. Sarà: resta il fatto che prima di Leonardo di quella determinazione non s’era vista neanche l’ombra, e resta il fatto che 87 punti virtuali sono uno sproposito da campionato vinto a mani basse. Il tutto condito da una Coppa Italia -primo trofeo della sua brevissima carriera da allenatore- conquistata interamente dalla “sua” Inter sin dalla prima partita.

L’inesperienza del brasiliano resta innegabile, insieme al tripudio di errori tattici, di formazione e di gestione degli incontri visti soprattutto nella prima parte della sua avventura in nerazzurro: altrettanto innegabili, però, restano gli enormi passi avanti mostrati da Leo in soli sei mesi: il ragazzo impara, e impara in fretta. I suoi evidenti miglioramenti hanno accompagnato e alla fine addirittura supportato le continue vittorie della squadra che, tirando le somme, è stata artefice nella seconda parte di stagione di un vero e proprio miracolo.

Un miracolo targato Leonardo. Il secondo, dopo quello dell’anno scorso in cui persino quel Milan riuscì -a tratti- a sembrare una squadra di calcio e in cui fu concesso persino a un Abate e un Antonini di diventare giocatori da alta Serie A. Grazie alla sua intelligenza e alla sua innata capacità di gestire gli uomini, Leonardo è riuscito ad andare oltre le più rosee aspettative per il secondo anno di seguito. La continuità è dalla sua, insieme ai risultati: cos’altro conta?

DICONO CONTRO DI LUI – Non si ricorda una sola partita, in questi mesi, vinta grazie a Leonardo. Non una idea geniale, non una mossa azzeccata. Al contrario, la squadra è crollata nei due momenti decisivi: farsi sbarrare dallo Schalke04 la strada verso le semifinali di Champions League -in quel modo, poi- resta una macchia indelebile nel cammino del tecnico, e altrettanto pesante e senza appello è stata la sconfitta nel derby che avrebbe potuto regalare all’Inter parecchie possibilità in più nella lotta scudetto.

Troppo spesso Leo si è incaponito in alchimie tattiche che finivano con l’incidere negativamente sul rendimento dei giocatori stessi (si pensi a Thiago Motta davanti alla difesa) inseguendo una idea di calcio che ad alti livelli non può funzionare. Il suo 4-2-fantasia altro non è che un velo davanti ad una realtà decisamente meno affascinante: la totale mancanza di un impianto tattico solido, l’affidarsi ciecamente all’estro dei singoli non solo in attacco (dove con giocatori come Sneijder, Eto’o e Maicon o con i colpi di Stankovic, Pazzini e Milito potrebbe anche avere senso) ma anche in difesa, con il risultato di spezzare troppo spesso la squadra in due e lasciare praterie davanti ai due difensori centrali, esponendoli a scontri uno contro uno in campo aperto e portandoli a commettere errori che con un po’ di accortezza in più sarebbero invece evitabilissimi.

Persino i giovani -considerati all’inizio dell’avventura di Leonardo il suo punto di forza- non hanno trovato poi tanto spazio. Alcuni sono completamente o quasi spariti dal campo (Natalino, Obi, Coutinho), Nagatomo è stato lanciato nella mischia in colpevole ritardo, e solo Ranocchia -più per necessità che per altro, viene da pensare- ha potuto giocare con continuità.

Inoltre il tecnico è nato e cresciuto in Italia sotto la scuola-Milan, e se questo può anche non essere un problema per il futuro, risultano invece insopportabili i suoi continui riferimenti alla gioia, al divertimento, all’amore che abbiamo sempre lasciato più che volentieri alla parte ridicola di Milano, quella degli slogan, delle toppe e della Milanello bianca. Insomma: quali sarebbero le certezze fornite da Leonardo in questi mesi? Quali i punti di forza messi in mostra dal tecnico brasiliano, tali da far sperare in un futuro roseo per la prossima stagione?

DICE MORATTI – “Leonardo, per conto mio, ha le qualità per essere un ottimo direttore generale perchè è una persona che sa vedere nell’insieme le cose”. Non troppo confortante, come parere su un allenatore. La Coppa Italia vinta sembra aver definitivamente fatto guadagnare a Leonardo la conferma per la prossima stagione, ma il problema -come al solito- è la convinzione con cui Moratti ha operato questa scelta.

Il contratto con scadenza 2012 rende evidente il fatto che la volontà sia quella di affidare a Leonardo il secondo e ultimo anno di transizione, con lo scopo di completare il risanamento del bilancio e il ringiovanimento della rosa per poi lasciare la squadra ad una guida diversa capace di portarla in un nuovo ciclo. Il che va bene, benissimo: purchè, però, non ci si lasci trascinare dalle emozioni (positive o negative) e non si stravolga il tutto in corso d’opera, come già fatto lo scorso anno con Benitez. L’allenatore avrà avanzato determinate richieste per avere le garanzie che ritiene opportuno, tecniche o gestionali che siano: è fondamentale supportarlo in tutto e per tutto, concedergli la massima fiducia e andare avanti restando sempre schierati dalla sua parte, sia in pubblico che davanti alla squadra. L’alternativa è l’ennesimo allenatore che parte senza l’appoggio della società e che va incontro, inevitabilmente, a un esonero entro la fine dell’anno solare.

Ma può essere questa la fine dell’unico allenatore presentato da Moratti in persona?

TIRIAMO LE SOMME – Leonardo è l’allenatore dell’Inter: viva Leonardo! Non esiste posizione alternativa, per quel che mi riguarda. Pur cosciente di tutti i limiti del caso e pur cosciente -soprattutto- del fatto che non rappresenta il top su piazza, se la società ha deciso di affidare a lui le chiavi della squadra io non posso che schierarmi dalla sua parte. Vedo i suoi limiti e i suoi progressi, vedo le sue incertezze e i suoi errori ma non posso bendarmi gli occhi davanti ai suoi risultati, e non credo che questi siano dovuti solo alla squadra che da sola, autonomamente e senza una guida, abbia deciso di iniziare a giocare. I miei occhi, piuttosto, saranno puntati sulla dirigenza: che ha fatto una scelta chiara e ha l’obbligo, secondo me, di sostenerla e portarla avanti senza mai metterla in discussione indipendentemente da ciò che potrà succedere.

Sarà questo il primo esame di questa nuova Inter, che prima di lanciarsi in un nuovo ciclo all’insegna dei giovani e della stabilità economica dovrà mostrare di essere pronta a rilanciarsi a livello societario, per non ripetere gli errori che nella passata stagione, forse, ci sono costati uno scudetto.

About Nk³

Il calcio è uno sport stupido, l'Inter è l'unico motivo per seguirlo. Fermamente convinto che mai nessun uomo abbia giocato a calcio come Ronaldo (ma anche Dalmat non scherzava). Vedovo di Ibrahimovic, ma con un Mourinho in panchina persino i Pandev e gli Sneijder possono sembrare campioni. Dategli un mojito e vi solleverà il mondo.