Mission impossible.

Pazza Inter, pazzi interisti. Si, perché stasera a Gelsenkirchen non serve un’impresa, ma un miracolo. Anzi due, facciamo tre (cit.). Tutti siamo consapevoli di questo, ma nonostante ciò l’ambiente è carico e la speranza di quella che sarebbe un’incredibile rimonta serpeggia tra il popolo nerazzurro. E allora, malgrado l’annullamento delle trasferte organizzate, c’è chi non ha esitato a salire in macchina e sobbarcarsi un viaggio infinito sin nel cuore della Rur. Quindi, a questo punto, è obbligatorio provarci, perché in fondo nello sport nulla è impossibile (cit.). E poi, seppur in altre circostanze e con presupposti diversi, in alcuni casi l’impresa di ribaltare un passivo pesante è andata in porto.

Stagione 1964-65: l’Inter a Liverpool uscì sconfitta per 3-1 nell’andata della semifinale di quella che una volta si chiamava Coppa dei Campioni. All’epoca non vigeva ancora la norma del doppio valore per i gol segnati in trasferta, quindi per raggiungere la finale era necessaria una vittoria con tre gol di scarto. Detto fatto. Corso e Peiro nei primi dieci minuti pareggiarono i conti e nella ripresa il grande Giacinto Facchetti mise a segno la rete che valse la qualificazione. Era la grande Inter del Mago Herrera, che nella finale di Vienna si aggiudicò la Coppa battendo per 3-1 il Real Madrid di Puskas e Di Stefano.

Stagione 1984-85: quarti di finale di Coppa Italia, l’Inter perse l’andata a Verona contro l’Hellas per 3-0. Tutto sembrava compromesso, ma nella partita di ritorno accadde l’incredible. Ricordo di aver acceso la radio ad inizio ripresa (all’epoca le dirette Tv erano rarissime e radio-rai trasmetteva solo i secondi tempi di certe partite), giusto in tempo per sentire il radiocronista annunciare il terzo gol di Altobelli che rimise il discorso in parità. Corsi a chiamare mio padre che sul momento stentò a credere a quello che gli stavo raccontando. Poi ci mettemmo intorno a quel piccolo apparecchio a transistor a seguire il resto dell’incontro, che si prolungò sino ai tempi supplementari. A metà del primo extra-time il barone Causio, con mia grande soddisfazione, realizzò il  4-0 del sorpasso. Era fatta, ma ancora non era finita e il Verona a una manciata di minuti dal termini riuscì a trovare il pesantissimo gol della bandiera, che in virtù del regolamento UEFA vigente spostava la qualificazione appannaggio dei gialloblu. Tutto sembrava compromesso, ma a due minuti dalla fine fu Brady a realizzare il gol del definitivo 5-1. Rimonta completata, passaggio del turno acquisito e urla di gioia che fecero accorrere, spaventatissima, mia mamma.

Stagione 1990/91: nei sedicesimi di finale di Coppa UEFA l’Inter si trovava di fronte l’Aston Villa. Al Villa Park la squadra allenata dal Trap perse 2-0 subendo le segnature di Nielsen e Platt, ma a far letteralmente ammattire la difesa nerazzurra fu Daily, imprendibile ala destra degli inglesi. Nel ritorno a S.Siro però l’Inter sfoderò una prestazione maiuscola e grazie ai gol di Klinsmann, Berti (che annullò con una spietata marcatura ad uomo il futuro doriano Platt) e Bianchi ribaltò la situazione. E proprio da quell’impresa partì la cavalcata verso la prima coppa UEFA conquistata dalla squadra nerazzurra.

Stagione 1997/98, ancora in Coppa UEFA. Stavolta le imprese sono addirittura due, rispettivamente contro Lione e Strasburgo. A S.Siro i francesi ebbero la meglio per 2-1, ma al ritorno una doppietta di Moriero e  un gol Cauet fissarono il punteggio finale sul 3-1 qualificando i nerazzurri al turno successivo, dove la squadra di Gigi Simoni pescò dall’urna un’altra francese: lo Strasburgo. Tra le mura amiche i transalpini ci sconfissero per 2-0, ipotecando così la qualificazione. Nel ritorno, il rigore fallito da Ronaldo (quello vero) del potenziale 1-0 dopo pochi minuti non faceva presagire nulla di buono, ma sul finire della prima frazione di gioco il brasiliano si riscattò andando a segno con una rasoiata da fuori su calcio di punizione. Nella ripresa andò in scena l’assalto alla porta francese, con l’estremo difensore transalpino sugli scudi. I veementi attacchi nerazzurri però vennero premiati e Zanetti e Simeone riuscirono ad infilare i due gol che valsero la qualificazione. Quell’anno l’Inter, letteralmente scippata in campionato, conquistò la Coppa nella finale di Parigi contro la Lazio, la prima disputatasi in gara unica.

Ma, esulando dal contesto europeo, sicuramente la rimonta più pazzesca ed incredibile è quella avvenuta in campionato il 9 gennaio 2005 contro la Sampdoria. I blucerchiati, dopo essere passati in vantaggio con Tonetto allo scadere del primo tempo, raddoppiarono con Kutuzov all’85’. Subito dopo parte del solito pubblico interista becero e contestatore abbandonò lo stadio, non sapendo che si sarebbe perso qualcosa di assolutamente irripetibile. Ecco cosa accadde in quell’incredibile manciata di minuti finali:

E allora, pur conoscendo la difficoltà dell’impresa, senza illusioni, alla luce di tutto ciò, proviamoci. In fondo provarci non costa nulla! (cit.)

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