Più che pere una macedonia

Ok, calma, niente drammi. La frutta fa pure bene alla salute, ma tanto vale ammetterlo, di esserci arrivati, intendo.

Non che possiamo fare altrimenti, dopo 8 reti subite in due partite, per di più contro delle squadre non certo irresistibili, lasciano poco spazio ad altre interpretazioni.

Prima che a qualche fenomeno salti in testa di cominciare a distribuire patenti di tifoso perfetto, dico solo che il sottoscritto è rimasto fino alla fine ed oltre, insieme alla Miss, mentre cercavamo di individuare Antonino attaccato alla balaustra.

Abbiamo applaudito tutti, proprio tutti o almeno quelli che sono rimasti in campo dopo il fischio finale e sono venuti verso la Nord a prendere applausi o a rischiare i fischi. Quelli che ci hanno messo la faccia, quelli che ce la mettono sempre, quelli che nel bene o nel male, pure se non ce la fanno più ci provano sempre.
Sono quelli dell’autogestione, i capi della “gang”.
Beh quei Signori erano ancora lì, insieme al giocatore con il cuore più grande che ho visto, quel Nagatomo che da riserva, entra e corre avanti e indietro per tutto il campo, sul 5-2, in 10 contro 11, come se la partita si potesse ancora vincere.

Non mollare mai, fino alla fine, ma poi, quando l’arbitro fischia, allora arriva il momento di guardarsi allo specchio e capire che cosa resta di noi. Ci sono ancora almeno dieci partite da giocare prima che la stagione sia davvero finita e alcuni obiettivi, minimi d’accordo, sono ancora lì da conquistare.

Se mi guardo indietro e penso a quello che mi ronzava nella testa quando ho fatto l’abbonamento all’inizio di questa stagione mi ricordo che in fondo lo facevo più per riconoscenza per quello che era stato il 2010 che non per i risultati che mi aspettavo di raggiungere.
In fin dei conti se c’era un anno giusto per non vincere un tubo (e abbiamo comunque messo in cascina una supercoppa e il mondiale per club) era questo.

L’anno dopo il triplete, l’anno dopo i mondiali. Molti giocatori alla fine della loro carriera.

Il momento migliore per partire dalle ottime fondamenta e iniziare a costruire il futuro. Credo che, a modo loro, il Max e Compagni ci abbiano pure provato, ma puntando a un bersaglio troppo lontano. Credevano, dopo aver fatto Triplete, di essere finalmente a credito, di aver saldato i conti con gli anni bui e di poter lavorare con più calma per costruire il Barca d’Italia, lanciando i giovani della Primavera.

Illusione. L’Inter non è mai a credito. A noi non è mai concesso di fermarci un attimo a riposare, siamo noi stessi a non concederci questa possibilità. Noi società, noi tifosi, perfino i giocatori. Non conosciamo vie di mezzo: solo vittorie esaltanti o sconfitte brucianti.

Sembra tutto così lontano adesso. Il (giusto) esilio di Ciccio Benitez, l’arrivo di Leo, la cavalcata in rimonta che ci porta a soli due punti dalle m***e, la rimonta tutta cuore e nervi di Monaco.

Tutto spazzato via in due maledette serate. Dalle stelle alle stalle.

“Questo è calcio” direbbe José.

Se Eto’o avesse messo il goal del pareggio nel derby, se ieri sera avessero fischiato il rigore (con annessa espulsione) su Milito, se, se, se…

Basta così poco in questo gioco (chiamarlo sport proprio non mi riesce) per passare da eroe a fallito.

Siamo onesti con noi stessi. Che la benzina stesse finendo lo avevamo capito da un po’, ma la fortuna e gli errori altrui, ci avevano assistito. Credevamo di essere tornati imbattibili e ci siamo presentati di fronte alle sfide più importanti senza rabbia e senza motivazioni.

Questo, più di ogni altra cosa ci ha condotti dove siamo ora.

Leo ha sbagliato nel derby? Sicuramente, la disposizione tattica era scriteriata e ci siamo sempre trovati in inferiorità numerica a centrocampo. Abbiamo visto i risultati.

Ha sbagliato ieri sera? Tatticamente ha rimediato al suo errore e le cose avevano anche preso la giusta piega, almeno fino all’infortunio di Deki.

Poi? Poi ha sbagliato di nuovo, perché sull’espulsione di Chivu, quando eravamo già sul 4-2 ha fatto la cosa che insegna il manuale e non la cosa cazzuta.

Per me l’ingresso di Cordoba è stato una disgrazia, ma non perché certo per la sua presenza in campo, come molti hanno detto allo stadio e penseranno qui dentro. La disgrazia è l’idea di togliere un centrocampista per rimettere un centrale quando stai già perdendo con due reti di scarto. La disgrazia è togliere l’unico centrocampista giovane e fresco che stava correndo a destra e a manca e che avevi messo in campo solo venti minuti prima.

Questa è la disgrazia.

Perché un errore così lo fai se ti mancano le palle, lo fai se non hai la personalità di togliere uno più vecchio e stanco oppure uno nemmeno troppo vecchio, ma semplicemente svogliato.

Già perché poi ci dobbiamo ricordare che, oltre alle colpe di Leo ci sono quelle dei giocatori.

A mente fredda vi direi che a parte due signori, i ragazzi non hanno giocato male. Non hanno giocato al massimo e questo, in Champions si paga. Come successo nel derby, anche se i giocatori in avanti (Wes, Eto’o e Milito) hanno fatto il loro, in fase di copertura non fanno quello sforzo di tornare e quindi ci manca quel raddoppio sistematico sul portatore di palla che tanto ci ha fatto godere lo scorso anno.
Io ho sentito accuse feroci a Cambiasso e Zanetti, ma continuo a trovarle assurde. Certo, sono sempre più logori e le loro prestazioni non sono più al livello di un tempo, ma li ho visti comunque correre e provarci anche quando la situazione era compromessa.
Chi faccio fatica a giustificare sono Maicon (pessimo in difesa, inesistente in attacco) e Thiago Motta, molle, senza idee in fase di impostazione del gioco (e sarebbe il suo lavoro) e svogliato praticamente sempre. Questi due, per quel che mi riguarda non hanno proprio giustificazione.

Questo è quanto.

La situazione si può salvare, non certo per vincere per forza millemila tituli, ma per chiudere dignitosamente questa stagione iniziare a mettere a posto qualche mattoncino della nuova Inter.
C’è bisogno che qualcuno faccia un passo indietro, qualcuno ne faccia uno avanti, qualcuno ricominci a giocare oppure se ne vada a fare in culo. C’è bisogno che Leo si renda conto che attaccare a testa bassa quando stai vincendo 1 a 0 o 2 a 1 non è la cosa più furba da fare e che si può giocare bene anche d rimessa.

Soprattutto…

C’è bisogno di osare. Provare qualcosa di nuovo.

C’è bisogno di Coraggio.

About Fonz77

Milanese per nascita e per convinzione. Interista nel sangue da generazioni da parte di madre, mio padre ne sa talmente di calcio che crede che giochi ancora Mazzola... Sono il cümenda del blog, in carne e spocchia. Apostolo del culto José e sempiternamente vedovo dello Special One.