Ricominciamo, guardando al futuro

Bauscia Cafè, l’unico blog capace di superare le 1500 visite al giorno anche se non c’è scritto niente. Se fossimo di un’altra squadra di Milano potremmo farci una toppa, ma grazie a Dio non lo siamo e prendiamo questa notizia semplicemente come una piccola nota divertente in un periodo nero, nerissimo.

I problemi tecnici che abbiamo incontrato nei giorni scorsi (non del tutto superati, ma speriamo che non ve ne accorgiate) si sono sposati benissimo con la sconfitta a Verona. La seconda di fila, come non succedeva da anni. L’impossibilità di scrivere a caldo ci ha permesso di pensare, di razionalizzare. I problemi tecnici sono stati, per noi, ciò che a quanto pare Massimo Moratti è stato per Marco Branca (esattamente così, non abbiamo sbagliato a scrivere) dopo il 2-1 di domenica pomeriggio.

Ora siamo tornati online, e siamo lucidi. Ma comunque incazzati neri.

Julio Cesar, Chivu, Obi, Coutinho, Milito, Suazo: 6 infortuni muscolari in 6 giorni nella scorsa settimana. Il tutto condito da una apatia vista in campo tra i giocatori che ha qualcosa di incredibile, di irreale. Quasi di sconvolgente. Al di là di un paio di elementi semplicemente inadeguati a questi palcoscenici, al di là di 3-4 nitide palle gol che nonostante tutto sono arrivate anche contro il Chievo, al di là di un calo fisico che comincia a non essere più una giustificazione accettabile, sono stati alcuni gesti, alcuni volti visti in campo a fare impressione. Intorno a un Lucio che predica nel deserto abbiamo visto un Eto’o che si batte e si sbatte ma si lascia andare al più clamoroso dei gesti di frustrazione (che verrà punito, specifichiamo, più che giustamente). Uno Stankovic mai così smarrito, un Cordoba assente, un Santon distratto, uno Sneijder che -per colpa o per destino- del pallone non sa proprio cosa farne: questa è stata l’Inter domenica pomeriggio.

Colpa di Benitez?

Forse sì. In fondo l’allenatore deve essere anche un “motivatore”, no? Ma hanno bisogno di un motivatore dei ragazzi che sei mesi fa vincevano tutto e oggi vengono derisi e sbeffeggiati dal primo Pellissier che incrocia le loro strade? Hanno bisogno di qualcuno che gli spieghi che loro sono più forti? Di qualcuno che li sproni a dimostrarlo, di qualcuno che li svegli dal torpore in cui sembrano calati? No, non dovrebbero. Eppure è così. Incomprensibile, ingiusto, assurdo: ma è così.

Diventa così se la squadra non ha fiducia nella propria guida, diventa così, soprattutto, se i giocatori non hanno fiducia nel proprio fisico. Paura di farsi male. Latente, da superare, eppure così evidente.

Al netto della preparazione, le colpe di Benitez sono ai minimi storici. Cambiare allenatore? A che scopo? Cosa può dare un nuovo allenatore, cosa ci si aspetta da lui? Che gli infortunati ricomincino a camminare? Non succederà.

Le voci che si inseguono intorno a Moratti e alla Saras, però, sono tutt’altro che tranquillizzanti. Il Twente come chiave di volta del destino di Benitez. Ha senso? No. Fino a quando siamo ancora in tempo, quindi, ci permettiamo di stendere i nostri suggerimenti per il superamento di questo periodo.
1) Identificare i responsabili della preparazione e della inaccettabile serie di infortuni, sviscerare con loro le cause di questa situazione, prendere tutti i provvedimenti del caso: se delle teste devono saltare, che siano qui.
2) Confermare senza tentennamenti Benitez sia in pubblico che, soprattutto, in privato: Rafa Benitez è l’allenatore dell’Inter e porterà la squadra fino a giugno, con l’aiuto di tutti. Nessuno può sostituirlo, nessuno può garantire risultati migliori. E lui non deve diventare un alibi per dei giocatori che, come gli studenti con una supplente, approfittano dell’aria di precarietà per dare un decimo di quanto possono. C’è in ballo una qualificazione agli ottavi di Champions, c’è in palio un Mondiale per Club. C’è in palio, nonostante tutto, uno Scudetto.
3) Non lanciarsi in spese folli e sproporzionate a gennaio. Ridare stimoli alla squadra e non svenarsi alla caccia di tappabuchi che non sposterebbero di una virgola la competitività della rosa. Barzagli, Palombo, persino Cassano: non ci serve sopravvivere fino a giugno, ci serve un progetto che guardi alla prossima stagione, alla successiva e a quella dopo ancora.
4) Iniziare sin da subito a programmare la prossima stagione. Staff, rosa, strategie di mercato: nulla dovrà essere lasciato al caso, non ci può essere spazio per incertezze e tentennamenti, tutto dev’essere perfetto. Dagli uomini della società, all’allenatore, alla rosa.

A cominciare da domani.
Tutti insieme, sotto col Twente.

About Nk³

Il calcio è uno sport stupido, l'Inter è l'unico motivo per seguirlo. Fermamente convinto che mai nessun uomo abbia giocato a calcio come Ronaldo (ma anche Dalmat non scherzava). Vedovo di Ibrahimovic, ma con un Mourinho in panchina persino i Pandev e gli Sneijder possono sembrare campioni. Dategli un mojito e vi solleverà il mondo.