Accipicchia

Come Wile Coyote e Beep Beep, come Tom e Jerry, come la letteratura e Fabio Volo, riecco il perdente e il vincente, uno davanti all’altro, pronti a recitare lo stesso, scontato episodio. C’è lotta, c’è battaglia, ma ancor prima che parta la sigla sappiamo come andrà a finire: i ruoli sono stati assegnati, ormai è così. L’ennesima puntata di Inter-Roma segue, in sostanza, il consueto plot della pluripremiata serie: illusione iniziale per fomentare i pacati tifosi al seguito, telecronaca surreale e visionaria, poi tre mazzate e Zanetti che allena le graciline braccia con il quarto sollevamento stagionale. Per calcioni, sputazzi e pianti si dovrà attendere ancora qualche mese, quando la squadra sarà più rodata.

Ranieri sceglie di rimandare l’esordio dal primo minuto della coppia Adriano-Totti, il paracarro e il paraculo. Il brasiliano, seduto in panchina, appare un po’ pallido: tutta colpa delle solite abitudini. Di giorno, sudando nei campi, si abbronza, di sera si sbronza. Nell’Inter, nessuna novità rispetto a Madrid, a parte il fisico di un Mourinho che sembra aver ceduto di schianto allo stress.
Il commento tecnico è affidato al fegato di Beppe Dossena, grande maestro della fantascienza pronto a trasportarci nel suo universo fatato con commentoni che faranno rimpiangere addirittura il letale Bagni.

Nel primo tempo, Inter e Roma hanno più o meno le stesse occasioni, anche se i giallorossi si fanno preferire sul piano del gioco: Beppe, in piena trance allucinogena, comincia ad entusiasmarsi e vede un’Inter che uhhhm, mentre la Roma mmm, gnam gnam. Arriva il gol di Riise, ed ecco che la squadra di Ranieri “può colpire da un momento all’altro”, con un’Inter “in chiara difficoltà”. Poco dopo, infatti, la Roma colpisce:  Vucinic trova il pertugio giusto e regala la palla del pareggio a Pandev, che segna e poi allarga le braccia come a dire “oh, io non c’entro, non è colpa mia, è la Roma che ha colpito”. De Rossi, ormai esausto, collassa. Sulla panchina nerazzurra, il mister fa ripetutamente uso di un malcapitato panno per asciugarsi le cascate di sudore che gli permeano il viso: tutta colpa della moglie, che lo obbliga ad indossare sei completi uno sopra l’altro, nella speranza di fargli bruciare quei due-tre chiletti di troppo.
Prima della fine del primo tempo, Dossena vede Cassetti che decolla sulla fascia, fa tripletta su punizione, salva un bambino in una sparatoria e ruba ai ricchi per dare ai poveri, narrando il tutto con enfasi. Il doppio fischio di Bergonzi ci desta da una prima frazione in cui l’Inter uhm, maluccio, mentre la Roma ci prende a pallate grazie ad una perfetta preparazione della gara.

Nel secondo tempo, dopo una decina di minuti favorevoli ai giallorossi, esce Pizarro ed entra Taddei, un novantenne con la capigliatura di un bambino timoroso alla prima comunione. L’impatto del discutibile essere umano sulla gara è devastante: la Roma non esce più dalla propria trequarti e l’Inter spinge con maggior convinzione. Dossena, però, convinto che alla fine del primo tempo le squadre, oltre alla metà campo, si scambino anche le magliette, continua a tessere le lodi dei ragazzi di Ranieri e di un Menez “fenomenale”. Al 15esimo, le bevande degli spettatori presenti al Meazza cominciano ad oscillare nei bicchieri, ad intervalli regolari. I bambini guardano impauriti i propri padri, che rispondono con sguardi rassegnati: non c’è niente da fare, sta arrivando. Gli scossoni si fanno sempre più forti, i bicchieri tracimano, si sente anche il ruggito, un rutto alla caipirinha. Dalla panchina si alza  lui, Adriano, il giocatore più ampio di tutti i tempi, pronto a dare la svolta al match.

La svolta, infatti, arriva: nel giro di cinque minuti, Eto’o ne mette un paio e Milito si divora il 4-1. Adri però non ci sta, e tira fuori la grinta piazzandosi a destra con la gambe ben assestate al terreno, in attesa che qualcosa intorno a lui succeda.
A Dossena, ormai in crisi mistica, appare Bruno Conti che battezza Menez sulla riva del Gange. Benitez toglie tutti e piazza la difesa a sette con Mariga ad inventare, ma sorprendentemente non succede più niente: Supercoppa all’Inter, anche se è la Roma che l’ha regalata, gli spunti dei singoli, gli episodi, gli errori difensivi, le gambe ancora imball…bum!

La serata si chiude con un epico collegamento da “studio”, dove Collovati, il giorno 21 agosto, afferma che

“il campionato può perderlo solo l’Inter”.

Insomma, il campionato deve ancora cominciare, e già rischiamo di buttarlo via.

About Grappa

Il mio sogno è vedere Klopp a San Siro con una tutaccia nerazzurra che si fa espellere ad ogni partita per aver staccato la testa al quarto uomo. Passo il mio tempo a ciarlare di santoni calcistici o presunti tali, ma in realtà mi ispiro a Fassone. Inoltre faccio una carbonara che te dico fermate.