Germania-Spagna: vedo rosso

Purtroppo «gli imbucati alla festa» – definizione di Tabarez – non ce l’hanno fatta, gli astri proteggono l’Olanda, gratificata dal terzo autogol.

Un anno fa nessuno sapeva chi fosse, Thomas Müller. Oggi, dopo una stagione fantastica nel Bayern Monaco e 4 gol segnati ai Mondiali, la sua assenza fa pendere la bilancia a favore della Spagna. Sostituirlo è impossibile, Loew deve decidere come gestirne l’assenza: fosse Trochowski, il preferito, credo che la Germania verrebbe snaturata, prima o poi il palleggio ipnotico degli spagnoli troverà un pertugio e sull’1-0 – con quel meraviglioso, insopportabile «possesso palla» – la vittoria sarebbe in cassaforte. Se, invece, Loew avrà il coraggio di osare, inserendo Toni Kroos, forse la sua nazionale continuerà a offrire il miglior calcio di squadra – quello dalle accelerazioni scintillanti, capace di segnare 4 gol ad Australia, Inghilterra e Argentina – e potrebbe essere la Spagna a perdere l’equilibrio.

Dopo la vittoria in Euro 2008 – gol di Torres proprio ai tedeschi – la storia del calcio spagnolo ha girato pagina. Prima, erano gli sconfitti predestinati, l’amalgama mal riuscita [come dice D’Alema del Pd] fra le tre grandi scuole [castigliana, catalana e basca]. Nelle ultime cinquanta partite ufficiali, le Furie Rosse hanno perso solo due volte, guidati prima da Aragones e ora da Vicente Del Bosque, silenzioso e arguto, placido volto da borghese che sarebbe piaciuto a Buñuel.

Torres non ha ancora segnato, ma Del Bosque insisterà a coinvolgerlo, convinto dell’ineluttabile: il Niño è destinato a sbloccarsi.

Ai Mondiali, nei tre precedenti, la Spagna non è mai riuscita a battere la Germania. Stasera finirà anche questa serie.

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Rudi Ghedini, bolognese di provincia, interista dal gol sotto la pioggia di Jair al Benfica, di sinistra fin quando mi è parso ce ne fosse una.