PIU’ AMORE DI COSI’

La degna conclusione della settimana dell’amore non poteva che essere questa: settantamila tifosi allo stadio, milioni a casa, nei bar, nelle grotte, ovunque, a godere come degli assatanati. A veder realizzati i propri sogni, a spellarsi le mani per una squadra capace di andare oltre ogni più rosea previsione, oltre ogni immaginazione.

Ieri sera abbiamo goduto di una partita che di solito si gioca solo nelle teste di noi tifosi, una fantasia che, se raccontata prima, non sarebbe sembrata tanto più realistica di un 5-0 con tripletta di Muntari e sinistro di Julio Cesar su punizione. Abbiamo assistito a qualcosa di epico, di mai visto: uno spettacolo che solo questa squadra, con questo allenatore, può offrire, oltretutto nel derby, nella partita più importante del campionato. Un sogno, semplicemente. Il derby che speri di vincere da quando ti sei ammalato di Inter da piccolo, la partita che aspetti da una vita. Che non è il 4-0 dell’andata, perché è stato tutto troppo semplice.

Diciamocela tutta, se non si patisce, se non si soffre, si gode la metà. E ieri abbiamo avuto tutto, il piatto completo, ci porti tutto il menu grazie, vogliamo abbuffarci.

Abbiamo avuto il dominio incontrastato dei primi 25 minuti, la sofferenza successiva (dovuta più all’idea di essere in inferiorità numerica che ai pericoli portati dal Milan), il tiro che poteva chiudere i giochi finito sul palo e poi, subito dopo, un altro tiro, dello stesso, splendido giocatore, che i giochi li ha chiusi per davvero. Evidentemente non ci bastava, e ci siamo presi pure un rigore parato proprio a lui, all’alfiere dell’amore, all’orsacchiotto coccolone, scomparso nella serata in cui avrebbe dovuto girare per il campo con le alette e l’arco, dispensando passione con i suoi dardi. Ci siamo presi tutto, il jackpot di anni di frustrazioni e sofferenze, di ingiustizie ed inculate. La macchina ha cominciato a suonare ed abbiamo riscosso, e le monetine non la smettevano più di cadere, un’orgia di monetine, da non sapere più dove metterle.

Non abbiamo guadagnato solo tre punti, abbiamo buttato un macigno su questo campionato, dato una (ulteriore) botta che i milanisti difficilmente riusciranno ad assorbire. Partite come questa fanno scattare una cosa all’interno di una squadra: la consapevolezza di poter arrivare ovunque. E’ questo il bonus che ci siamo portati a casa, il surplus di questa indimenticabile serata.

Sono orgoglioso di tifare per una squadra vera, capace di essere più forte di tutto e di tutti, di non chinare il capo di fronte a nessuna avversità. Una squadra che non c’entra niente con questo campionato, con questi avversari, con questo sistema. Con calendari accomodati, rigori come se piovesse, saltelli, ululati, innamoramenti e pagliacciate varie.

Noi. Non. Siamo. Quella. Roba. Là.

Siamo l’Inter, una delle poche squadre al mondo per le quali vale veramente la pena di tifare.

Terminata una delle mie rarissime riflessioni pseudo-serie, vorrei passare ai ringraziamenti:

  • un ringraziamento particolare alla squadra dell’amore, che non si è smentita portandoci a vette orgasmiche che non credevamo essere di questo mondo;
  • un ringraziamento particolare a Rocchi, l’unico milanista in grado di fermare Sneijder;
  • un ringraziamento particolare a Fabrizio Bocca, che col suo “Anti-Inter? No, cercasi Anti-Milanha messo in guardia tutti noi, chiarendo una volta per tutte chi è che comanda in Italia;
  • un ringraziamento particolare agli applausi polemici, gesti di cui i tesserati interisti farebbero meglio a non abusare;
  • un ringraziamento particolare ad Ivan Zazzaroni, ed al “Mourinho è da un anno che non ne azzecca una” con cui mi ha deliziato durante la puntata di Dribbling di sabato;
  • un ringraziamento particolare a Beppe, Dinho, Janku, Dida e ai piccoli Abate&Antonini, senza i quali tutto questo non sarebbe stato possibile;
  • un ringraziamento particolare a Gattuso, che per il secondo (oddio, forse per il ventesimo) derby di fila è riuscito a non toccare il pallone, finendo negli spogliatoi un’ora prima della fine della partita;
  • un ringraziamento particolare a Galliani, il milanista che ha mostrato il maggior impegno in questa settimana.
E, infine, un ringraziamento particolare (e questo per davvero) a Mourinho, mai come ieri sera uno di noi, Zanetti, l’unico calciatore in grado di giocare la miglior partita della sua carriera a 36 anni, e a tutti gli altri, a Milito, a Pandev, a Julio Cesar, a Materazzi con la maschera di Silvio, pure ad Arnautovic e Mancini, massì, grazie anche ai cani e ai porci, grazie a tutti perché, con una partita di calcio, mi avete reso davvero felice per una nottata, magari anche per più di una.
Non saremo la squadra dell'amore, ma facciamo del gran sesso

Non saremo la squadra dell'amore, ma facciamo del gran sesso

About Grappa

Il mio sogno è vedere Klopp a San Siro con una tutaccia nerazzurra che si fa espellere ad ogni partita per aver staccato la testa al quarto uomo. Passo il mio tempo a ciarlare di santoni calcistici o presunti tali, ma in realtà mi ispiro a Fassone. Inoltre faccio una carbonara che te dico fermate.