Bauscia Cafè

Nel prossimo episodio

Che la trasferta di Bergamo sia una delle tappe più insidiose di sempre per i nostri colori è storia risaputa: persino il Grande Condottiero Portoghese ci rimise la pelle, e in malo modo.
Non c’è quindi da stupirsi più di tanto se un’Inter atleticamente imbarazzante e senza la minima idea di cosa fare col pallone tra i piedi torni a Milano con un punticino che, per come si erano messe le cose, è più di un brodino caldo.
Al di là della discutibile scelta di rilanciare, in odor di cessione, un Guarin fuori forma e più appannato del solito (la speranza è che i cinesi non ci abbiano realmente ripensato) diventa difficile valutare una partita dove, per 90 minuti, l’avversario è sempre arrivato prima sul pallone e ha mostrato movimenti senza palla basilari, ma efficaci, gli stessi che l’Inter, al 17 gennaio 2016, sembra non riuscire ad avere.
Ecco allora che Dramè diventa una spina nel fianco, mentre la premiata ditta Monachello/Conti fa quel che vuole e imbarazza i nostri difensori con una freschezza atletica a noi sconosciuta.
Come se non bastasse, irrita la leziosità dei nostri attaccanti, che più di una volta si presentano in superiorità numerica davanti alla difesa atalantina, ma perdono il tempo della giocata o si intestardiscono in dribbling ai limiti dell’impossibile o giocate individuali pretestuose e facilmente intercettabili.
Con una squadra già allungata dopo pochi minuti, l’incapacità di trovare la giusta misura tra i reparti e una costante, scarsissima lucidità durante il possesso di palla persino nei passaggi più elementari, superare un avversario che sa come restare corto e portare il pressing diventa addirittura un’impresa.
E se Murillo ancora ritarda il rientro dalle festività (non per l’autogol, sfortunato e viziato dalla posizione di Gómez, quanto per le continue distrazioni in marcatura) è naturale che sia Handanovic il migliore in campo, grazie ad almeno un paio di interventi quasi soprannaturali.
Perché i bergamaschi, a differenza nostra, una volta arrivati vicini all’area di rigore avevano sempre almeno un paio di opzioni per creare pericolo: la sovrapposizione dell’esterno era puntuale, e il movimento negli undici metri intelligente e concreto; stride il paragone con le nostre attività offensive, e non è un caso che nell’unica occasione in cui la palla è stata giocata velocemente e in modo preciso sia arrivato l’autogol di Toloi.
Non ci devono sorprendere le attuali difficoltà di questa squadra: questa Inter resta un insieme di buoni giocatori senza individualità di spicco, dove i trascinatori di un tempo possono affrontare periodi di pausa senza avere qualcuno che ne faccia le veci.
Viviamo di episodi, nel bene e nel male, gli stessi che fino a qualche settimana fa ci consentivano di strappare il punteggio pieno e che ora ci fanno faticare a Bergamo o perdere in casa contro la Lazio e il Sassuolo.
Non siamo padroni del nostro destino, perché l’idea di calcio latita, mancano gli interpreti e non esiste squadra che, in assenza di movimenti senza palla, possa ambire ai tre punti senza rischiare la sconfitta; per molti l’assenza di un regista non cambia le cose, perché non saprebbe chi servire, dal momento che nessuno si prende la responsabilità di dettare il passaggio o inserirsi nello spazio.
Resto dell’idea che un metronomo che sappia giocare a testa alta e andare oltre il passaggio facile a un metro possa agevolare anche i movimenti altrui, invitandoli a cambiare atteggiamento e a rendersi più attivi e partecipi, ma è solo una mia personalissima e opinabile opinione.

Cosplaying
Cosplaying
È però altrettanto vero che vivere di episodi ci consente anche di pensare (e sperare) che questa mini-crisi possa all’improvviso finire esattamente come all’improvviso è iniziata.
Questione di dettagli? Al momento sembra soprattutto questione di recuperare una condizione fisica ottimale, che ci permetta di fare cose semplici in modo lucido: non avendo a disposizione fuoriclasse è impensabile giocare ogni partita in surplace in attesa del colpo gobbo di Icardi o chi per lui. E senza corsa il nostro undici rischia di incontrare le stesse difficoltà avute a Bergamo contro ogni altra avversaria, figuriamoci contro chi sa anche giocare a pallone.
Non siamo una squadra camaleontica, siamo una squadra che non sa cosa farsene della palla. Persino i non-schemi sui calci da fermo diventano un campanello d’allarme, per non parlare del sistematico corner corto che diventa un’occasione per il contropiede altrui.
In campo ci vanno i giocatori, ma anche l’allenatore deve dare di più. E forse smetterla di parlare e cominciare a “vivere alla giornata” come ha dichiarato Handanovic potrebbe essere la scelta migliore per ritrovare almeno quella concretezza e quel cinismo che ci avevano inaspettatamente portati lassù.
Il Napoli al momento sembra fare un altro sport, a noi basteranno due o tre risultati positivi per uscire dal buio e riprendere la marcia.
Tra l’impegno di coppa contro la capolista e il derby ormai quasi alle porte, le opportunità di scrollarsi di dosso apatia e brutti pensieri non mancheranno. A patto di non aggiungerne di nuovi.

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NicolinoBerti

Coglione per vocazione, interista per osmosi inversa dal 1988 grazie a un incontro con Andy Brehme. Vorrei reincarnarmi in Walter Samuel, ma ho scelto Nicola Berti per la fig...ura da vero Bauscia.

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