Bauscia Cafè

L'impressione di settembre

Sì, lo so che Benevento-Inter si è giocata il primo di ottobre, ma le quattro famigerate partite del “giochiamo male, ma facciamo punti” si sono disputate tutte il mese scorso, quindi fate finta di nulla e non siate suocere.
La prima mezz’ora vista in Campania sembrava offrire un pomeriggio finalmente diverso dal solito: un’Inter spigliata, a tratti arrembante, ben messa in campo e soprattutto decisa a chiudere il match nel più breve tempo possibile. Ma l’indottrinamento firmato Spalletti durava giusto il tempo di una traversa colpita da Memushaj, sugli sviluppi della quale Doveri annullava a Iemmello un gol sul quale francamente non ho ancora capito se la chiamata sia stata corretta o meno.
Impressionante come da quel momento l’Inter abbia completamente smarrito il filo conduttore della gara, impegnandosi a fondo per subire il gol che avrebbe rimesso in partita i padroni di casa -prontamente arrivato su un grottesco quanto preoccupante 2 vs 7 dove Miranda ha palesato quanto la sua parabola discendente sia ormai verosimilmente impossibile da sovvertire- e fallendo tutte le occasioni per porre fine a qualsiasi velleità di rimonta dei campani.
E qui possiamo tirare in ballo per l’ennesima volta i problemi che affliggono questa squadra, la mancanza di qualità, i ritmi bassi, la mediocrità di molti, l’incapacità di restare in partita per 90 minuti. Tutto lecito, tutto condivisibile. L’impressione di settembre però, è che l’Inter e Spalletti per primo siano perfettamente consci dei propri limiti. Il problema principale resta quello di un Luciano da Certaldo che cerca di lavorare a fondo per capire quale possa essere il punto di svolta -un cambio modulo, un atteggiamento diverso, insistere sul recupero mentale di alcuni grandi assenti ingiustificati- mentre i giocatori si abbandonano fin troppo facilmente all’inerzia di un risultato solo apparentemente già acquisito, col rischio di far rivivere a tutti noi un’altra Novara-Inter. Alzino la mano quanti di voi, al gol di D’Alessandro, hanno pensato “oggi finisce malissimo, ne sono sicuro” (probabilmente avrete fatto passare lo stesso concetto con parole LEGGERMENTE più colorite, ma tant’è).
C’è un difetto di continuità che si riflette nelle caratteristiche dei giocatori che compongono questa rosa: manca clamorosamente un leader, perché Icardi da questo punto di vista latita, il già citato Miranda pare un agnellino spaventato e anche invecchiato maluccio, ed ecco quindi che tocca a Skriniar fare la voce grossa e distribuire spallate all’avversario di turno. Tocca a un nuovo acquisto, a un giovane che avrebbe dovuto essere svezzato dal nazionale brasiliano e invece si ritrova trascinatore di una squadra che sussurra invece di ruggire.
Quella stessa continuità che manca a molti, se non tutti i titolari nerazzurri del momento: ogni turno di campionato ha un protagonista diverso proprio perché diventa difficile puntare anche soltanto su poche, solide certezze. Brozovic ti risolve una trasferta per poi magari sparire per 15 turni, Perisic segna e corre, poi sparisce dal campo e diventa indolente, Joao Mario subentra e fa bene, poi parte dal primo minuto e lo vorresti pugnalare alle spalle, Borja Valero e Vecino ci provano a dare un senso calcistico alla nostra manovra, ma spesso vanno in debito di ossigeno e lucidità, Candreva crossa col sinistro e la mette al bacio, poi per tutto il girone d’andata colpisce terzini in pieno volto, e così via.
Diventa difficile pretendere costanza da chi, per caratteristiche tecniche e limiti mentali conclamati, non potrà che alternare qualche buona prestazione a decine di partite infauste, per non parlare di chi mediocre lo è per antonomasia e può solo alternare gare orrende a gare mediocri fatte di compitini e danni minimi.
Non esattamente ciò che serve all’Inter.

Brozovic festeggiato da un nano e, sulla destra, un passante.
Brozovic festeggiato da un nano e, sulla destra, un passante.
Eppure i giocatori stessi, dicevo, sembrano saperlo, ma al tempo stesso faticano a ritrovarsi, esiste un piano di gioco preciso, ma la bussola viene smarrita fin troppo presto e sul campo non c’è nessuno capace di richiamare al dovere gli svagati di turno. Spalletti si sgola, minaccia, urla, ma non sarà un lavoro semplice né si vedranno i risultati a breve termine. Ecco quindi che il risultato diventa vitale, in un campionato dove la differenza tra le prime della classe e il resto della ciurma è diventata ormai comica: da questo punto di vista non possiamo e non dobbiamo lamentarci. Diciannove punti in sette partite sono un sorriso grande così e hanno più importanza di qualsiasi altro dettaglio, della prestazione, del bel giuoco, del piacere agli altri.
Importante sarà non perdere mai di vista ciò che siamo, ovvero una squadra fallace, leggibile, ancora capace di mettersi in crisi da sola, e diventeranno cruciali in tal senso le prossime due sfide contro Milan e Napoli.
Settembre lascia in cascina tanti punti, in classifica e interrogativi, ai quali l’allenatore dovrà per forza di cose dare risposte. Emergere da questo cocktail di pragmatismo, culo e fragilità mimetizzata da capacità di sofferenza sarà l’obiettivo da raggiungere da qui a gennaio, quando il mercato dovrà obbligatoriamente consegnare al mister giocatori capaci di far fare un salto in avanti alla personalità e alla qualità di questa rosa, a partire da una difesa che non potrà restare quella attuale. Viviamo alla giornata con la consapevolezza di non poterlo fare a lungo e sarà compito di tutti trovare quell’unione d’intenti che possa minimizzare i difetti e massimizzare la resa anche contro avversarie più forte di noi, perché in quel caso un palo salva-risultato sarà solo il preludio a una grandinata di gol.
La pausa è insidiosa, perché toglierà uomini al lavoro quotidiano di Spalletti, ci esporrà al rischio di nuovi infortuni e consentirà al Milan di ricompattare ambiente e umore in vista del 15 ottobre: sono certo che anche di questo i nostri siano perfettamente consapevoli, e la bravura di Luciano si vedrà proprio da come riusciremo ad approcciare il ritorno in campo, con la possibilità di scavare un solco già importante contro una diretta avversaria per il quarto posto per arrivare al San Paolo nel migliore dei modi e ricordare a Mirabelli e Fassone che i soldi non sono tutto nella vita.
Ci scontriamo con gli altri, ma soprattutto con noi stessi. Restare sul pezzo resta fondamentale, se a questo si unirà anche una squadra capace di nascondere i propri limiti con la forza del gruppo e la voglia di sacrificio allora avremo un motivo in più per garantire a Spalletti i rinforzi che merita. Perché l’obiettivo Champions League a quel punto potrebbe essere uno stimolo vitale, non uno spauracchio.

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NicolinoBerti

Coglione per vocazione, interista per osmosi inversa dal 1988 grazie a un incontro con Andy Brehme. Vorrei reincarnarmi in Walter Samuel, ma ho scelto Nicola Berti per la fig...ura da vero Bauscia.

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