Bauscia Cafè

Piangina e verginelle: lesson number one

Quaranta giorni.
Quaranta giorni per buttare tutto all’aria, difficile incredibile e improbabile.
Eppure ci siamo riusciti, con vari colpi da maestro e molta farina del nostro sacco: precisione, memorabile stupidità e una encomiabile applicazione alle cazzate.
Certo, i bei tempi del rinomato culo dell’Inter son passati e una bella dose di sfiga ci accarezza la fronte partita dopo partita. Ma è una scusa, pochi giri di parole, lo sappiamo.
Quando tutto va bene gli altri ti dicono che hai culo, quando tutto va male, inizi a parlare della sfiga. Va così da sempre, va così per tutti.

Piero Manzoni sarebbe fiero di noi
Piero Manzoni sarebbe fiero di noi
E quando le cose vanno male, si sa, ci si incazza. Parecchio anche.
Siamo isterici ed esasperati. Da primi della classe ci siamo ridotti a questo, chi non sarebbe esasperato? Ci hanno fatto fare un giro in Ferrari e siamo finiti con una cinquecento (cit).
Facciamo un passo indietro a torniamo alla sfortuna: gli arbitri.
Storicamente siamo forse la società che in passato ha parlato maggiormente dell’operato dei direttori di gara. Sempre in passato altre società, con gli arbitri ci hanno parlato direttamente. Talvolta anche con istruzioni dettagliate.
Siamo tornati a quei tempi?
Assolutamente no.
Questo è bene chiarirlo, una volta per tutte. Siamo dove siamo perché ci siamo impegnati tantissimo per raggiungere questo bell’obiettivo di merda, le chiacchiere stanno a zero. Ci mettessero la stessa veemenza che mettono nelle proteste forse qualche punto in più l’avremmo fatto. Basta lacrimoni, fuori i coglioni.
Solo una cosa, amici (un cazzo) delle altre squadre: non accettiamo lezioni, da nessuno.
Non le accettiamo da juventini, milanisti e anche fiorentini. Bel trittico, Moggi-Meani-Della Valle, curioso che certe critiche arrivino proprio da loro.
Curioso che arrivino dalla più grande piaga del calcio italiano e dal più grande esperimento sociologico degli ultimi 30 anni, mi consenta. (per la Viola non mi viene in mente niente, pensate un po’, chisselincula)
È un fatto di memoria: la nostra forse troppo lunga, la loro corta e selettiva.
Amala.
Torniamo Bauscia.

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Python

Sono il direttore artistico di Bauscia Cafè. Clandestino nella matrioska e astioso quanto basta. Quando parlo di Tango mi riferisco solo al pallone, del mio primo allenamento ricordo solo il rumore dei calci negli stinchi.
Odio Bauscia Cafè.

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