Bauscia Cafè

Growing up

Una delle cose più interessanti di questa Inter è la mimica, la teatralità e la profondità di alcuni gesti e movenze che agevolano era narrazione di una nuova aria.

Gesti che forniscono nuove immagini iconiche, dall’abbraccio Lukaku-Lauty al rigore regalo di Lukaku – Expo2002 di sabato sera, immagini di relazione e non monolitiche autoreferenziali.

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Questa immagine è “molto poco Italiana” come direbbe Stanis, nella nostra cultura del piccolo-squalo-di-quartiere-bomber da 4 soldi (che Dio ci liberi dal bomberismo) di successo per prevaricazione e soffocamento altrui e nell’epoca in cui un ragazzino medio venderebbe sua madre per fare SIUU verso la tribunetta del paese…un gesto del genere passa come inconsueto, mentre invece sta nella logica del calcio, nella natura umana.

Siamo ultimamente sovra-bombardati dalla cultura del Giocatore-Divinità sceso in terra per concederci la grazia di vederlo saltare come una controfigura di Materazzi in uno stadio vuoto di mercoledì contro una squadra fantasma…il giocatore a cui non si può dire e chiedere nulla, recriminare nulla, togliere nulla, perché tutto può.

Non che questo sia colpa solo dei giocatori, non sempre, spesso è solo una modalità di narrazione precisa atta a salvare capra e cavoli.

Ma posso essere così banale, così fidazatina tradita, così rancoroso, così scontato e noiosamente ripetitivo da tirare in mezzo un paragone con Icardi da sempreecomunquistaodiatorecaccialike?

No, non oggi.

Però una cosa la si può dire, a puntare su una comunicazione Bomber9centrica non sono solo i cattivoni che devono giustificare dei costi da spedizione Nasa. Ce la siamo fatta andare benissimo anche noi per un quinquennio, perché serviva ed era una scialuppa in una epoca di vacche magre. E l’Inter stessa ha investito parecchio sul giocatore simbolo per forza (ricordo uno stadio di facce in un Inter-Verona), al di là di quello che poteva essere il reale spessore del soggetto (tutto da discutere, ma anche senza facili moralismi) o di quanto poi lui stesso si sia invaghito di questa modalità fino a diventarne uno labirintico specchio patologico da cui sappiamo tutti come è stato disastroso e oneroso uscire.

L’importante è non ricadere più in quella situazione alla quale tutti noi abbiamo (più o meno inconsapevolmente) partecipato

Per questo servono anche personaggi fluidi ed empatici, protagonisti di relazioni e non di singole imprese, piccole o grandi che siano.

Questa è una immagine positiva, formativa, prospettica ed è un bene che esista con i nostri colori addosso, è un bene essere veicolo di questi messaggi. Condividi il Tweet

Una immagine da scuola calcio, una immagine che sposta e sistema le proporzioni delle cose: un rigore non è più importante della crescita di un mio compagno. La classifica marcatori, i gettoni a rete ed un SIUU non valgono più del ruolo di guida per chi è più giovane. La gloria personale non vale più di una gioia condivisa e costruttiva: rinuncio ad una cosa io per la crescita tua, perché per te può essere la base di un mondo nuovo e gioia infinita condivisa.

Pheeega, ma questo non è il Natale?

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rupertalbe

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