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Eppur si muove

Inter-Bologna è stata la classica partita che quelli bravi definiscono “con luci e ombre”, ma forse- per chi è abituato a vedere e conoscere l’Inter, ha dato qualche segnale in più che vale la pena approfondire.
Le ombre, innanzitutto. La prima, evidente e forse banale ma dalla quale non si può prescindere: il risultato. Un 1-1 in casa contro il Bologna, seppure un ottimo Bologna, non può soddisfare nessuno. E c’è quel dettaglio che a calcio si gioca per vincere e per fare più punti possibile, quindi sì, il risultato è l’ombra più grande e tutto quello che diremo da ora non può prescindere da questo né può darci qualche punto in più in classifica. Seconda ombra, causa diretta della prima: i primi 20 minuti di gioco. Quelli nei quali -dopo un avvio con qualche tentativo- l’Inter è sembrata precipitata dieci passi indietro rispetto al recente passato e il Bologna è stato più convincente e pericoloso, fino al gol del vantaggio di Destro.
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Le ombre però finiscono qui, perché quello che c’è stato oltre questi due -pesantissimi, per carità- elementi è stato invece molto positivo. C’è stata la reazione al gol, c’è stato il gioco messo in campo, ci sono state le prove di alcuni singoli…c’è stata, insomma, una cosa importantissima: la mano di Frank De Boer.
Pur essendo ancora alle primissime giornate, e quindi tenendo presente quanto presto sia per dare giudizi definitivi o anche solo probanti, l’impronta del tecnico olandese su questa squadra sembra già abbastanza evidente. In meno di due mesi (non sappiamo esattamente quanti giorni, dovremmo chiedere a Giovanni Capuano) si vede infatti un’impronta di gioco chiara, idee ben definite anche in meccanismi non ancora perfettamente oliati, una squadra che sa quello che vuole fare quando scende in campo. Le malelingue direbbero che è già più di quanto fatto vedere da Mancini in un anno e mezzo, ma insomma…senza scendere in paragoni inutili, ci sono un paio di elementi che saltano all’occhio anche dal pareggio contro il Bologna.
L’elemento umano, innanzitutto. De Boer non guarda in faccia nessuno né da peso a nomi o prezzi dei cartellini: lo aveva fatto capire a Brozovic, lo ha mostrato a Kondogbia e Nagatomo. In campo ci va chi merita, chi si impegna, chi dimostra di poter dare qualcosa all’Inter, anche a costo di lasciare in panchina nomi più o meno altisonanti per lasciare spazio a ragazzi provenienti dalla primavera (che, per inciso, rispondono con prestazioni da migliori in campo). Non si tratta banalmente di far crescere i giovani (a proposito, l’Inter ha concluso la partita con una età media di 23 anni: la seconda formazione più giovane della nostra storia, dopo i 22,9 anni di una improponibile partita di Stramaccioni in Europa League) si tratta piuttosto di far giocare i migliori. E poco importa se i migliori abbiano 19 anni o siano piuttosto giocatori affermati da cartellini a due cifre: gioca chi può fare il bene dell’Inter. Perché “nessuno è più grande dell’Inter” (stampatela da qualche parte sui muri di Appiano, per favore!). E così la squadra lo segue: chi perché non è più sicuro del posto, chi per mettersi in mostra. E chissà che tutto questo non serva da un lato a imporre nuovi giocatori (vuoi vedere che il terzino che cerchiamo da anni ce l’abbiamo già in casa?) ma dall’altro, soprattutto, a svegliare i Brozovic e i Kondogbia (ce ne sono tanti in rosa) che si trovano davanti a due semplici alternative per il loro futuro immediato: fallire definitivamente o dimostrare quello che valgono. In entrambi i casi l’Inter ci guadagna, recuperando giocatori con qualità indiscutibili o uscendo da equivoci che fin qui non hanno portato a nulla di buono.
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Il fattore umano, si diceva. C’è stato un altro elemento molto particolare visto contro il Bologna: la partita di Andrea Ranocchia. Lungi dal celebrare chissà che cosa, per carità, non può essere certo una partita a riabilitare anni di obbrobri…ma Ranocchia dopo i primi 20 minuti in cui ha ballato con tutta la squadra ha recuperato alla grande disputando, senza dubbio, la sua migliore partita da anni a questa parte. Può essere solo un caso oppure no, lo vedremo, ma di certo il recupero dell’ex capitano sarebbe un vero miracolo di De Boer.
Altri elementi positivi, stavolta guardando alla tattica: è balzato agli occhi cosa può dare uno come Candreva a questa squadra, ed il motivo per cui lo volevano tutti da Mancini alla società a De Boer stesso. Una partita intera a fare una cosa sola ma a farla terribilmente bene: stop, controllo, cross. Stop, controllo, cross. Un assist, una indigestione di palloni per Icardi, una serie di occasioni create per la squadra (primo in tutta la Serie A insieme a Banega per occasioni costruite, poi su come le concretizziamo potremmo stare a discutere fino a giovedì) e almeno due per sè stesso finite tra le braccia di Da Costa. Ma, oltre a Candreva, abbiamo visto una squadra reagire allo svantaggio e provare a portare a casa il risultato fino al 90′ e oltre, con due occasioni incredibili sciupate da Icardi e Ranocchia in pieno recupero. Tornano in mente le parole di De Boer dopo l’Hapoel Beer Sheva: “non ho mai visto una squadra disunirsi così dopo aver subito un gol, lo facciamo sempre. Dobbiamo restare concentrati e sapere che abbiamo un piano per recuperare la partita e continuare a giocare”. Ecco, è esattamente quello che è successo da quelle parole in poi: con la Juventus prima, col Bologna poi. I giocatori sembrano aver acquisito una maggiore sicurezza in quello che fanno: sanno quello che devono fare in campo, hanno un allenatore estremamente preciso con ognuno di loro (“Kondogbia non ha fatto quello che gli chiedevo”) e sanno che hanno un’organizzazione tale da consentirgli di recuperare qualsiasi partita, o almeno di provare a farlo.
Poi restano i limiti, certo: restano alcune partite in cui Icardi sbaglia 3 o 4 palle incredibili e tutta la squadra sciupa molto in conclusione, resta un impianto di gioco che non può ancora fare a meno contemporaneamente di Joao Mario e Banega (appena uscito lui domenica si è spenta la luce), ma l’impressione è che sono tutte cose su cui si sta lavorando. Perché una partita come quella di domenica, paragonata a quelle che vedevamo l’anno scorso (tutti i giocatori erano già in rosa, a parte Candreva/Gabigol e Banega), non può non fare ben sperare.
E poi c’è il risultato, certo, dal quale non si può prescindere. Ma a questo tipo di alti e bassi, probabilmente, una squadra in costruzione deve andare incontro per forza.
Speriamo che sia la costruzione giusta, speriamo che il “sergente di ferro” De Boer riesca davvero nel miracolo di rimettere in riga tante delle cose che non avremmo voluto vedere in questi ultimi anni.

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Nk³

Il calcio è uno sport stupido, l’Inter è l’unico motivo per seguirlo. Fermamente convinto che mai nessun uomo abbia giocato a calcio come Ronaldo (ma anche Dalmat non scherzava). Vedovo di Ibrahimovic, ma con un Mourinho in panchina persino i Pandev e gli Sneijder possono sembrare campioni. Dategli un mojito e vi solleverà il mondo.

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MVP INTER – MILAN

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