Bauscia Cafè

Mi sto godendo il percorso.

Un punto. Lo diceva spesso la mia maestra di italiano: qui ci starebbe proprio bene un altro punto. Dopo la gara di ieri con il Crotone mi ha pervaso un dolcissimo senso di contentezza, di chi sente che manca proprio poco, proprio quell’ultimo passettino. Tipo l’ultimo giorno di lavoro prima delle vacanze: c’è quel profumo di rose e di viole prima del giorno di festa.

Un piccolo punto per l'Inter, un grande passo per tutti gli interisti. twittalo

Neil Armstrong, vecchio cuore nerazzurro. In realtà oggi sono abbastanza combattuto. Da un lato vorrei sbottonarmi e cominciare a fare l’elicottero, dall’altro il mio buon senso residuo, eccezionalmente personificato per l’occasione, mi guarda con aria carica di dignità e mi ripete: “Ricordati: c’è un luogo e un momento per ogni cosa! Ma non ora”. Ed in effetti, come sto cercando di ripetermi quasi fosse un mantra: manca un punto. Non nascondo però di avere una enorme voglia di tirare in aria il cappello. Si, avete capito, questo è uno dei post-partita per me più difficili di sempre: cercherò di moderarmi.

Fig. 1 – Barella, molto moderato, al gol di Eriksen.

Sono un tifoso, sono interista da una vita, aspettavo questi giorni da tanto e sono così felice, ragazzi. Una contentezza dilagante che mi instupidisce, ma francamente a chi importa? Abbraccerei tutti, anche chi mi sta sulle balle. Ascolto da ieri in loop tutte le interviste, tutti i contributi dallo stadio e ci tengo a dichiararlo: questa è chiaramente masturbazione audio-visiva. Un erotomane dell’interismo, a questo sono ridotto dal fischio finale di ieri. Quindi capite che tirare fuori concetti interessanti quando si è in una situazione del genere riesca complesso. Se oggi il mister si rivelasse terrapiattista arriverei anche a dire che Galileo fosse un eretico complottista, quindi abbiate pazienza.

Me lo perdonerete, ma se si sbilancia Antonio Conte, chi sono per rimanere stoico in questa situazione? Dico, guardiamo i numeri. La partita con il Crotone è la tredicesima vittoria nel girone di ritorno (13W, 2D), dove abbiamo fatto 41 punti sui 45 disponibili. In tutto il girone di ritorno questa squadra ha preso la miseria di sei gol. Per fare una comparazione, l’Inter ne aveva presi otto nelle prime quattro giornate di campionato, il che la dice lunga sui valori e sul lavoro che è stato fatto dalla squadra quest’anno. In questo godimento estatico, mistico, ultraterreno, che non cambierei praticamente con nulla al mondo, sento un colpo di tosse emergere dall’angolino più buio della stanza: “Coff, l’Europa! Così in Europa l’anno prossimo…”.

Eccolo. Una sorta di “memento mori” in salsa giornalistica. Tuttavia oggi sono indistruttibile, non può scalfirmi nulla. Può apparirmi in sogno anche Cruijff a spiegarmi che tutto sommato il gioco dell’Inter non strizza l’occhio all’estetica e la cosa mi rimbalzerebbe addosso. “In hoc sistema vincimus, caro Johan!”Ne ho anche parlato in altri momenti, cercando di evidenziare – tra l’altro – come l’Inter sia uscita dall’Europa, tra gli sghignazzi e le pernacchie di molti addetti ai lavori, proprio nel momento in cui pressava alto e aveva un atteggiamento enormemente propositivo, ma perchè sprecarci a ripeterlo? Ha portato così bene l’antifona. “Repetita Iuvant!” e oggi tutte queste critiche hanno su di me l’effetto che può avere un cucciolotto di husky che si insegue la coda: fanno tenerezza.

Fig. 2 – Siate felici come De Vrij

All’Europa ci penseremo l’anno prossimo. Intanto sguazzo. Sguazzo impunemente. Mi godo i fine settimana guardando le altre tutte assiepate che lottano per i loro obiettivi. E mi rilasso. Tempo primaverile, giornate che si allungano, tutti in battaglia con il coltello tra i denti per un posto Champions e noi stiamo aspettando la fumata bianca. Paradiso. Le altre sono talmente in bilico che non hanno ancora avviato il processo di ridimensionamento della nostra vittoria, tanto sono in tutt’altre faccende affaccendati. E d’altro canto è comprensibile. Se sei sulla zattera della medusa, invece di imprecare verso la nave in lontananza è meglio pensare al tizio che ti sta mordendo il polpaccio. In realtà non è proprio così, perché qualche raschiamento di specchio si sente qua e là: ma è musica.

La sfida con il Crotone, perché di questo dovrei parlare, è stata la classica partita che in questo momento senti di portarti a casa in qualche modo. Lo sente il tifoso seduto sul divano, ma la sensazione è che lo senta anche il giocatore. Due pali presi nel primo tempo e due gol nella ripresa, con il terzo annullato per pochi centimetri, ma soprattutto un’altra prova di solidità, persino mentale, dove di fatto la squadra ha concesso pochissimo. Anche quando difensivamente non ci siamo fatti trovare al meglio, individualmente tutti hanno sempre vinto il confronto diretto, sbrogliando anche quelle poche situazioni di pericolo.

Una squadra che merita in toto grandi elogi e per quanto mi riguarda quest’anno mi ha dato grandi soddisfazioni. Non immaginavo. Tanto che, andando a ripescare i miei post nella prima parte di stagione, ho spesso ripetuto che i favoriti fossero gli altri e che ci mancasse qualcosa. Un po’ – oggi possiamo svelare questi segreti segretamente segretati – c’è sempre stato il gusto della gufata, ma ero comunque serio e di fatto davvero non mi sarei aspettato un cambio di passo tanto importante da parte nostra e uno sgretolamento del genere da parte della Juventus. Il Milan non l’ho mai considerato da titolo, ma la flessione dell’ultimo periodo è comunque peggio di quanto immaginassi. Quanto è bello sbagliarsi?

Fig. 3 – Equilibrismi.

Quello che ormai diamo per scontato e che oggi ci può sembrare semplice per me è frutto di un percorso fantastico. In passato abbiamo vinto dei campionati “dominando”, ripenso a quello dei record di Mancini, oppure al primo anno di Mourinho, ma in quelle annate si apriva la stagione chiaramente da favoriti e la squadra era oggettivamente la più forte. Questo ha realmente una storia completamente diversa. Ad un certo punto l’Inter ha ingranato e non si è più fermata, trovando sempre più forza e convinzione.

Due le partite chiave a parer mio. Quella con il Sassuolo all’andata, dove l’Inter ha cambiato atteggiamento e quella con la Juventus a Milano, dove abbiamo letteralmente schiantato i campioni d’Italia. Finita quella partita per me i ragazzi sono tornati nello spogliatoio e hanno capito di essere i più forti.

Quest’anno hai spezzato il “regno”, come dice il mister, di una squadra che vinceva da nove anni consecutivamente. La Juventus, che oggi si dipinge come squadra in transizione, come a voler giustificare un tonfo enorme, è quella squadra dove gioca gioca C. Ronaldo e quella società che in estate ha fatto mercato inserendo Morata, Chiesa, Arthur e Kulusevski nel gruppo che l’anno prima avevo vinto il campionato. Quindi il politicamente corretto vuole che si dica che dopo nove anni abbiano iniziato un naturale processo di rinnovamento, mentre la realtà dei fatti suggerisce l’ipotesi che invece abbiano fatto cagare su tutta la linea.

Il nostro inizio di stagione, che oggi possiamo contestualizzare saggiamente anche in base alle difficoltà che la squadra ha dovuto affrontare sul piano atletico, poteva lasciare presagire un percorso differente. Ricordo a tal proposito i perculamenti dopo l’espressione di Conte in cui il tecnico si riferiva all’importanza di godersi il percorso.

È una riflessione che ho fatto dopo il mio primo anno qui. Spesso ci si concentra talmente tanto sul fatto di dover vincere a tutti i costi che ci si dimentica del percorso da fare per arrivare a essere protagonisti come lo siamo stati l’anno scorso. Vedere crescere i calciatori a 360°, al di là della vittoria o meno, sia la cosa più bella. E un allenatore deve godersela. Devo imparare a farlo. L’anno scorso abbiamo acquistato credibilità, sia in Italia che a livello internazionale.

Antonio Conte, 26/09/2020

Apriti cielo. C’è chi diceva che a Conte non interessasse nulla della stagione, che non fosse più lui, chi utilizzava queste parole con toni ironici dopo le sconfitte: ricordo tutto. Non ho citato neppure le cose più pacchiane che si potevano leggere qualche mese fa. Però eccoci qui. Un regno ormai è caduto, un altro ci auguriamo che nasca presto. Questo lo scopriremo in futuro, mentre per quanto riguarda il presente quello che mi sento dire è che me lo sto davvero godendo questo percorso!

Il_Casa

Interista, fratello del mondo. Dal 1992 un'unica fede a tinte rigorosamente nerazzurre. Sobrio come Maicon, faticatore come Recoba.

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