Il Sassuolo decide di affrontare l’Inter senza snaturarsi, riproponendo il 4231 che tanto bene sta facendo in stagione ed un atteggiamento in campo positivo ed ottimista. L’Inter dal canto suo ha studiato la partita e ha arretrato l’altezza del pressing, senza rinunciare tuttavia ad indirizzare il possesso palla del Sassuolo in modo attivo. La squadra è parsa concentrata, forte e presente sul campo e in grado di sfruttare in modo efficace gli spazi concessi dal Sassuolo una volta riconquistata palla. Eviterei di ripercorrere passo a passo la gara, tanto l’abbiamo vista tutti e se non lo avete fatto:
Parto da alcune considerazioni oggettive. I difensori dell’Inter fisicamente sono molto forti e quando difendono più arretrati hanno meno campo da coprire e fanno valere maggiormente le loro qualità. Le punte e gli esterni dell’Inter hanno gamba e con campo da prendere si esaltano. Molti centrocampisti dell’Inter sono particolarmente efficaci nel recupero del pallone e nel proporre un passaggio diretto in verticale, piuttosto che giocare nello stretto. Sono tutte grandi verità, che galleggiano nell’oceano delle ovvietà e che si possono applicare a molte squadre non solo l’Inter.
Perchè allora non giochiamo sempre così? Il motivo è altrettanto banale: a calcio si gioca in due. Diciamo le cose come stanno: questo tipo di partita non è assolutamente replicabile contro Parma, Torino, Genoa e compagnia. Se due squadre si schierano per stare compatte e organizzate, senza pressare alto e colpire negli spazi, i suddetti spazi non solo non esistono, ma neppure si creano. L’unica cosa che si genera è un pareggiaccio. Oggi l’Inter ha giocato un’ottima prova, sia sul piano mentale che su quello fisico, indossando un vestito che onestamente ci esalta.

Con le dovute proporzioni, la gara di ieri con il Sassuolo presentava molte analogie con quella giocata in EL con lo Shaktar Donetsk ad Agosto. Tanto che quest’anno in Champion’s League l’allenatore degli ucraini, appresa la lezione, ci ha affrontato in modo completamente diverso e noi – purtroppo – non siamo riusciti a bucare il muro. Quindi credo che questa partita vada presa tatticamente “con le molle”, perchè potrebbe rappresentare un unicum.
Quello che invece mi sento di sottolineare è stata la reazione della squadra dopo la bruttissima partita di Champion’s con il Real Madrid e l’impatto sulla partita. Forte, deciso e convinto. Qualche giornata fa scrissi che l’Inter di Conte aveva iniziato un percorso tecnico che avrebbe tolto nel breve, ma alla lunga, trovati gli equilibri, avrebbe potuto raccogliere più di quanto perso ad inizio stagione. Ebbene, ed è sotto gli occhi di tutti, ci siamo incartati. I risultati sono stati quelli che abbiamo visto e come detto da Conte oggi ci sono piovute addosso diverse cose.
Mi piace che mi grandini sul viso la fitta sassaiola dell’ingiuria.
Mi agguanto solo per sentirmi vivo al guscio della mia capigliatura.
Antonio Conte? No. Non lui.L’idea di un calcio aggressivo a tutto campo, propositivo e moderno necessita – parimenti – di tempo, conoscenze di squadra e interpreti in grado di fare pesare la loro qualità. Nella mia considerazione mi aspettavo un’evoluzione dell’Inter vista durante il pre-campionato: un 3412 con Perisic/Hakimi esterni, un regista come Brozovic in mezzo al campo supportato da Barella e Eriksen in appoggio alle due punte. Sbilanciato? Ad oggi – siamo realisti – lo sarebbe. Perchè non si sono ancora consolidati gli equilibri che questo sistema richiederebbe. Questa strada comunque è stata parzialmente abbandonata.
Nelle ultime uscite è stato schierato, anche a causa dell’enorme – a parer mio – mancanza di Brozovic, un centrocampo composto da tre giocatori primariamente di quantità (Vidal, Barella, Gagliardini) e spesso con un esterno generalmente più equilibrato, come Young, che per quanto mi riguarda al momento mi è parso molto appannato e sta sotto Darmian sul piano del rendimento. Possono questi interpreti interpretare quel calcio che inseguivamo ad inizio stagione? No, hanno altre qualità. Pensare ad un’idea di calcio di un certo tipo e domandarla a questi interpreti genera un ibrido, dove obiettivo e caratteristiche non vanno nella stessa direzione.

Se deve fare la partita l’Inter con questi uomini fa fatica. Persino un Torino in una situazione di grossa difficoltà riesce a mettere a nudo le sue lacune e quando l’asticella si alza ancora ne escono partite come quella dell’altra sera contro il Real Madrid. Cosa si può fare allora? Nonostante la sassaiola che è piovuta addosso all’Inter e al suo allenatore, anche comprensibilmente, questa squadra ha anche delle qualità e dei punti di forza importanti.
In questo campionato una difesa composta da Skriniar, De Vrij e Bastoni “sposta” e garantisce davvero pochi gol subiti se supportata a dovere dal resto della squadra, in modo analogo a quanto fatto per larghi tratti la scorsa stagione o ieri contro il Sassuolo. L’Inter con il 352 copre meglio la difesa e se la squadra è sul pezzo mentalmente e fisicamente non è semplice farle gol: questo per me dovrebbe essere il punto di partenza, cioè ripartire dalla migliore difesa dello scorso anno.
Volli, sempre volli, fortissimamente volli.
Vittorio Alfieri, 6 Settembre 1783Quella difesa e l’attacco Lukaku – Lautaro Martinez potrebbero essere sufficienti, giocando a mille tutte le partite, per vincere il campionato. Per quanto questo possa sembrare in contrasto con quanto detto in precedenza, il mio pensiero è che in Italia l’Inter abbia dei giocatori che possono costruire punti contro la classe media facendo valere il gap individuale tra i diversi giocatori in campo. Tutto qui. Meno orpelli, massima organizzazione in difesa e intensità, forza e impatto fisico in attacco. A centrocampo con Brozovic/Barella/Vidal in un 352 non sei brillante, ma hai comunque un centrocampo di buon livello, fatta la tara con il livello medio della Serie A.

In questo momento serve vincere. Portare a casa più punti possibili. Ci siamo resi conto tutti dei difetti di questa squadra, delle mancanze strutturali, delle difficoltà nel proporre un certo tipo di calcio, di calciatori da inserire negli schemi e che devono adattarsi al calcio italiano: è arrivato il momento di smetterla di focalizzarsi sulle mancanze e di pensare solo a vincere. La crescita, il percorso, l’estetica possono andare insieme a tutti i discorsi fatti – anche da me – a quel paese perchè ora la priorità deve andare alla Ragion di Stato: vincere e fine. Questa squadra e questo allenatore, se trovano insieme una voglia matta e disperata di vincere hanno i mezzi per farlo quest’anno e di questo sono fermamente convinto.
“No, non è cambiato niente. Abbiamo preparato la partita, rispettando l’avversario e le sue caratteristiche. Barella ha giocato davanti alla difesa ma aveva il compito di alzarsi in certe situazioni. Abbiamo fatto quello che avevamo preparato ed è stata una bella vittoria ma è il risultato che condiziona sempre i giudizi.“
Antonio Conte, post- partita (Sky Sport)Il risultato condiziona i giudizi. Verissimo e certamente Antonio Conte non lo avrà scoperto oggi, visto che lui stesso l’anno scorso lo ha ribadito amaramente a fine campionato. Nonostante anch’io ami il romanticismo del calcio non legato strettamente all’esito della partita, ma della prestazione, del piacere di vedere una partita, un gesto tecnico, alla lunga il mio essere semplice tifoso esplode e vogio solo una cosa per la squadra per cui tifo: che raggiunga quello che si è prefissata. Il risultato altro non è che l’obiettivo e in tutti i lavori del mondo sono i risultati concreti a definire come si è lavorato alla fine dei conti.
L'Inter ha i mezzi per imporsi in Italia in un campionato dove nessuno – ad oggi – eccelle. Deve solo farlo. twittaloGlisso sulle parole del mister relative alla società nel post-partita. Di pancia dico solo una cosa: con il rischio di rimangiarmi quanto sto dicendo, preferisco un Conte “battagliero e lamentoso” alla sua versione zen di questo inizio di stagione. Fare gruppo compatto, isolare la squadra e farci sentire soli contro tutti è qualcosa che potrebbe alla lunga pagare positivamente in campo, conoscendo i nostri attori: trovare forza nelle sassate che vengono scagliate contro la squadra può unire, risvegliare quel fuoco che poi in campo si traduce nel furore che tanto ci servirà per raggiungere la meta. Mi limiterò a valutare il tecnico per quello che produrremo in campo. Nei risultati, chiaramente.

