Bauscia Cafè

Mentalità vincente

Parlare di calcio giocato, numeri e quant’altro dopo tre mesi di stop pare essere, per alcuni, inutile… ma restar zitti ed appigliarsi al fato, agli episodi ed agli errori a porta vuota di giocatori, che per quanto inverecondi non meriterebbero di vestire neppure la maglia nerazzurra del Pisa, è davvero difficile.

L’Inter in casa contro il Sassuolo compie un mezzo passo falso che sinceramente, diciamocelo, per come arriva e per quanto si è sprecato assume davvero il sapore di una sconfitta.

La formazione schierata ieri sera è la chiara testimonianza di come, a prescindere da chi siede in panca, a fare grandi le squadre e gli allenatori o, ancora, a trasformare una mentalità da provinciali in una mentalità vincente, siano solo e soltanto i calciatori. Perché se ogni anno ci si ritrova tutti – a inizio stagione o a dieci giornate dalla fine, poco importa – ad affrontare il Sassuolo con lo stesso timore che si avrebbe se si affrontasse il Barcellona, è evidente che qualcosa non va. Così come è altrettanto evidente che qualcosa non va se la squadra, esaurita la benzina e non più in grado di appigliarsi alle individualità, non riesce a vincere più di due o tre partite di fila. Sia prima sia dopo questo lockdown che, per la verità, per quanto tragico e maledetto sia stato resta davvero una passeggiata di salute davanti a prestazioni quale quella offertaci ieri sera dalla Beneamata.

L’inizio, come da tradizione contro i neroverdi, è degno d’un film di Dario Argento, con il Sassuolo che passa già al minuto terzo e che, complice anche il nostro atteggiamento, avrebbe potuto bucare la porta una o due volte ancora. I nostri però non si scompongono e alzando il baricentro riescono ad allargare le maglie degli emiliani, così assestando i due colpi della illusoria speranza: tacco-punta ed è così che Lukaku prima e Biraghi poi – sì, Biraghi, avete letto bene – trovano il 2 a 1 per noi.

Comincia la ripresa e quello che pareva potesse essere finalmente un film dal lieto fine, una volta tanto, si trasforma davvero in uno sceneggiato tragicomico di Fantozziana memoria: una squadra graziata dal Dio del calcio – o da chi per lui – nei primi quarantacinque minuti e che appena tre giorni prima sorrideva al sol riecheggiare del mantra “scudetto sì” – beata ingenuità, Contiani e cultori della tanto agognata mentalità vincente – ha l’obbligo di rientrare in campo con il coltello fra i denti e di bramare il terzo o il quarto gol più d’ogni altra cosa. E questo, i nostri, non lo hanno fatto.

Pur soprassedendo sul barbaro errore di Gagliardini che, per quanto inammissibile, purtroppo c’è stato e oramai ce lo teniamo sul groppone, ciò che proprio non si accetta è l’atteggiamento collettivo, la mentalità di un gruppo di ragazzi capitanati da un allenatore che secondo gli addetti ai lavori avrebbe finalmente regalato in appena un anno la famosa “garra”, la famosa “mentalità vincente” di cui sopra, come se davvero fosse mai possibile che, da contratto e per grazia ricevuta, Gagliardini diventi Iniesta, che Borja Valero recuperi sette anni e che Candreva diventi Di Maria… il tutto grazie a Conte, Mourinho, Klopp o chi per loro.

Così non è stato, perché Gagliardini continua ad esser il Gagliardini degli ultimi due anni, perché Borja Valero, per quanto encomiabile e da libro cuore ogni volta, ha due anni in più e perché, soprattutto, i secondi quarantacinque minuti di ieri sera ne sono la prova.

 

Sia chiaro, questo non vuol essere un processo all’allenatore e la caduta di ieri è figlia di tanti fattori, l’ultimo dei quali riconducibile a chi siede in panchina… ma le partite col Napoli e col Sassuolo – senza dimenticare Lecce e Cagliari prima dello stop – hanno dato, a mio modestissimo avviso, un segnale inequivocabile: l’allenatore e la squadra sono grandi solo quando ad esser tali sono, per primi, i giocatori. Ciononostante, arrivare al punto tale da non poter muovere una critica a chi i giocatori inadeguati li schiera, permettendosi un turn-over ad cazzum costatoci due punti, risulterebbe alquanto disonesto… oltreché irrispettoso nei confronti di chi, senza Eriksen, Lukaku, Barella, Sensi e Godin ha cavato il sangue dalle rape e ci ha portati in Champions per ben due anni con una rosa da mesto quinto posto (e con il centrocampo titolare di una Fiorentina arrivata ottava).

Perché del resto se a Vettel dessimo una Panda e a Raikkonen (ri)dessimo una Ferrari, faticherei non poco ad immaginare il primo vittorioso sul secondo.

Certamente il calcio non è matematica e lo Sport è colmo di variabili, ma un dato appare tuttavia inequivocabile: la stagione scorsa l’Inter ha subito 33 gol in 38 partite mentre quest’anno – ed è questo il dato allarmante – i gol subiti sono 28 in 27 gare. I meccanismi difensivi sembrano tutt’altro che perfetti e la squadra subisce troppo in contropiede, e di questo, del resto, il gol del 3 a 3 neroverde ed il pareggio napoletano in Coppa ne sono l’emblema.

 

E’ un peccato, perché sia col Napoli che col Sassuolo si è creato tanto e si è subito per imperfezioni, disattenzioni e inadeguatezza di taluni.

P.S.: Luciano Spalletti perdonali, perdonali mister perché non hanno capito che occorreva soltanto dare continuità ad un progetto ottimo con giocatori degni.

 

[Interisti Stalinisti per #InterSassuolo, 25 giugno 2020]

 

Questo passo falso non ci voleva, la Juventus è a otto punti e la Lazio ha frenato proprio ieri, ma noi non disperiamo… perché bandiera nerazzurra la trionferà, evviva l’Interismo e la Libertà.

La formazione di ieri sera è la chiara testimonianza di come a fare grandi le squadre e gli allenatori o, ancora, a trasformare una mentalità da provinciali in una mentalità vincente, siano solo e soltanto i calciatori. twittalo

L'Interista Stalinista - Giustiziere sportivo e politico, militante

Perché non c’è nulla di più giusto di uno che si chiama Acciaio, che odia la Juventus e che non concede bis a democristiani e juventini.
Giusto e cattivo per antonomasia, da demonizzare e da prenderci le distanze. Perché in un universo mediatico tristemente pop, gridare “Viva Inter e Viva Stalin” è dannatamente punk.
O Inter o muerte!

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