scritto da il 22 febbraio 2012 alle 15:03

Marsiglia, chi farei giocare

Non ho la minima idea di come stiano gli infortunati e quelli appena rientrati, né voglio pensare che Ranieri sbaglierà formazione per eccesso di ottimismo.
Certificata la debolezza agonistica di questa squadra, e postulando che il Marsiglia sia nettamente più giovane e dinamico, mi pare ovvio non rischiare due punte più Sneijder.

Ne deriva uno schieramento riassumibile nel 4-4-1-1, con Milito unica punta (Pazzini è in un pessimo stato di forma) e con il dilemma fra Sneijder e Forlàn.

Dietro, se solo Samuel si regge in piedi, immagino non ci si discosterà dalla linea Maicon, Lucio, Samuel, Nagatomo, ma non mi stupirebbe vedere in campo Chivu al posto del giapponese.

A centrocampo, a meno che Ranieri non presenti Palombo alla Mauro Silva, cioè a schermo della difesa (sarebbe un 4-1-4-1), prevedo Zanetti, Stankovic, Cambiasso e Obi, che è il meno adattato in quel ruolo (ma la fascia potrebbe anche essere coperta dalla coppia Chivu e Nagatomo).

Paradossalmente, è l’ultima partita in cui può avere senso Zarate, se il punteggio fosse ancora sullo 0-0 e mancasse mezzora alla fine.

Vedendo l’infografica di Ludovica Lorenzelli su “Fabbrica Inter”, mi è tornato alla mente Meriem, colui che segnò il gol della vittoria marsigliese nel ritorno a San Siro.
E devo ammettere che fra i più grandi errori di valutazione che abbia mai commesso, uno si chiama Didier Drogba.
L’ivoriano siglò la vittoria dei francesi all’andata, e se ne parlò come di un obiettivo nerazzurro: io non riuscii a capire quanto fosse forte, e auspicai che proseguissimo con Vieri, Adriano e Martins…

Dopo questo ricordo autocritico, e dopo aver sbagliato gli ultimi due pronostici (Novara e Bologna), ritengo più prudente evitare nuove figuracce.
Anzi no: almeno un gol, stasera, l’Inter lo fa.

scritto da il 13 febbraio 2012 alle 17:48

Inter, voce del verbo precipitare

Qualcuno sa indicare il nome di un’altra squadra (di calcio o di altro sport) che in meno di un anno è stata capace di una simile caduta verticale?

Non parlo di Inter-Novara, ma del senso di desolazione per una società improvvisamente impazzita, che ha sbagliato il 99% delle scelte compiute dopo Madrid, e quando non le ha sbagliate direttamente (Benitez, fors’anche Ranieri) le ha rovinate subito dopo. Chi sia il primo responsabile è inutile dirlo, e sa già che la riconoscenza ha poco a che fare con il mondo del calcio.

La mia visione dello sport potrà apparire eccessivamente zen a certi tifosi che già mi insultano nei commenti: per me, è sempre bello vincere (anche quando non lo si merita: vedi il Milan a Udine), ma non puoi vincere qualcosa di serio se non hai un progetto e navighi a vista, e compri calciatori già infortunati prima di arrivare, o tenti azzardi inconcepibili per una delle prime 10 società al mondo.
In altri termini, quando l’Inter merita di perdere, io dormo benissimo.

Se fra le 32 squadre iscritte alla Champions, sei la più vecchia, qualche dubbio dovrà pur venirti.
Se a centrocampo non fai un acquisto decente dall’estate del 2009, non puoi pretendere che tutto fili liscio.
Se cambi quattro allenatori in 18 mesi, non puoi aspettarti i miracoli anni Settanta alla Invernizzi.
Se ti illudi per un filotto di vittorie ottenute a coppe ferme e spremendo i soliti noti, vuol dire che la passione ti acceca.

A inizio anno avevo sperato che fra Zanetti, Cambiasso, Stankovic e Motta non ce ne fossero mai più di due in campo.
Di valutazioni ne ho sbagliate anch’io, su Sneijder per esempio, che con i 12 (dodici) tiri scagliati contro la porta del Novara ha confermato di essere un immaturo, e se qualcuno ancora si chiede se valga la pena cederlo, peggio per lui.

Per fare risultato, questa Inter ha solo due forme possibili.
a) starsene chiusa in difesa, recuperare palla e cercare il contropiede (modello derby).
b) confidare in un’illuminazione di Maicon, in un’avanzata aerea di Samuel, in una follia di Nagatomo.
Quando l’Inter prova a imporre il proprio gioco, una coltre di lentezza scende sullo stadio, e appena perde il pallone sono dolori: finito il fiato di Cambiasso, Stankovic, Zanetti, qualunque altra squadra ha praterie sconfinate da attaccare, senza incontrare resistenza.

Forse i ricambi non sono all’altezza nemmeno di questo Cambiasso, di questo Zanetti, di questo Stankovic. Vorrebbe dire che il voto a Branca scende da 4 a 2.
Ma è inconcepibile che la squadra più lenta, compassata, monocorde della Serie A mandi sempre in tribuna o sostituisca a partita in corso i pochi Under 25 di cui dispone.
Vi sembrerà di graffiare la lavagna con le unghie, ma questa Inter non può fare altro che copiare dalla Juve.

scritto da il 8 febbraio 2012 alle 10:07

In effetti, esimio Agnelli, nel suo campo Moggi era proprio il migliore

Depositate le motivazioni della sentenza del processo di Napoli, non bisognerebbe dimenticare lo stupore che colse tutti quelli che si aspettavano un’assoluzione per Moggi, o almeno la cancellazione del’infamia dell’associazione a delinquere.

Invece, il giornale della Fiat, torna all’attacco e titola:
Calciopoli, una verità parziale
Le motivazioni della sentenza: Moggi inchiodato dalle sim estere. Ancora dubbi sulla gestione dell’inchiesta.

 

 

Tranquillizziamo innanzitutto il solerte dipendente a cui è toccato difendere il padrone – quello che non perde occasioni per celebrare la bravura di Moggi e Giraudo – con questo penoso esercizio di giornalismo.
Anche a Norimberga o per i fatti di Cogne, o in qualsiasi altro processo celebrato negli ultimi 25 secoli, ci si è dovuti accontentare di “verità parziali”.
Del resto, se nessuno parla, e gli avvocati vengono assunti a frotte anche per negare l’evidenza, è difficile ricostruire i fatti con esattezza.
Bisogna accontentarsi.

Le motivazioni della sentenza sono lunghe 561 pagine.
Pare che l’utilizzo delle sim svizzere procurate da Moggi a designatori e arbitri abbia rappresentato la “pistola fumante”, ed è difficile negare che fumasse. Tante erano le telefonate alla vigilia delle partite, che quei signori potrebbero avere dei problemi di salute (il danno per l’abuso dei cellulari è ancora oggetto di studio).
È anche vero che i giudici hanno anche rimarcato i limiti e le contraddizioni dell’azione investigativa, che tuttavia – anche questo andrebbe ricordato – collassò per la fuga di notizie, orchestrata da chi aveva interesse a proteggere Moggi e la sua banda (che da tempo sapevano di essere intercettati e inscenavano commedie come la famosa telefonata di Bergamo a Facchetti).

Ora gli amici di Moggi vorrebbero speculare su frasi come: «questo non ha necessità della conferma, che il dibattimento in verità non ha dato, del procurato effetto di alterazione del risultato finale del campionato 2004/05 a beneficio di questo o quel contendente».
L’effettiva alterazione è secondaria, il dimostrato tentativo di frode è un reato penalmente rilevante, ragione più che sufficiente per la condanna.

Solo Andrea Agnelli, la sua schiera di avvocati e quei buontemponi di ju29ro possiedono sufficiente fantasia per trarre da questa sentenza ragioni per cantare vittoria, immaginare la revisione del processo e andare all’assalto del TAR del Lazio, che a settembre dovrebbe decidere sulla richiesta di 443 milioni di euro di danni alla Federcalcio.
Anzi, consiglio loro di intitolare a Moggi e Giraudo le curve del nuovo Juventus Stadium.
Al dottor Agricola, invece, andrebbe intitolata la tribuna centrale: visto che fine hanno fato i Giri e i Tour vinti da Contador?

scritto da il 25 gennaio 2012 alle 10:41

Bisogna essere miliardari, per dire in faccia al Milan come stanno le cose

Il primo fu Roberto Mancini, livido e stizzito davanti a uno dei mille giornalisti a libro-paga (cercate su You Tube Mancini + Ordine).

Poi c’è stata l’apoteosi di Mou, il gesto delle manette che nella mitologia nerazzurra ormai equivale ad Angelo Moratti sollevato nel cielo del Prater; gli attacchi frontali di Mou al Milan e al Sistema (la Juve non esisteva) erano una manifestazione di libertà di pensiero, di assenza di condizionamento, di strafottenza se volete… ma certo Mou non aveva paura di dispiacere al Cav. e al prode Galliani.

Ora, dopo settimane passate a incensare l’acume e la lungimiranza di Galliani – fino a ipotizzare che Tévez sarebbe sceso dalla scaletta con lui, in tempo per vedersi il derby – ecco cosa dice del Milan un terzo miliardario, Khaldoon Al Mubarak, lo sceicco che si è comprato il Manchester City:

Per come stanno adesso le cose, il Milan non è un’opzione seria per Tévez. Galliani e i suoi uomini hanno diffuso un senso di sicurezza assolutamente fuori luogo solo grazie a quelle discussioni fuori luogo con Carlos e il suo entourage. Se vogliono essere una società considerata appetibile per un trasferimento reale devono smetterla di congratularsi l’uno con l’altro e iniziare a capire quali sono le nostre richieste. Paris Saint-Germain e Inter hanno iniziato con noi delle discussioni in buona fede e avere trattative con delle società serie e professionali è sempre un’esperienza positiva. Il futuro di Carlos? Resta un nostro giocatore per le prossime due stagioni e mezzo, se non riceviamo un’offerta appropriata non lo cederemo”.

Traduzione: il Milan ha giocato sporco, ma noi abbiamo i soldi per non farci ricattare, e piuttosto che cederlo al Milan, teniamo Tévez fermo due anni e mezzo. Intanto, la società gli ha comminato una multa che equivale agli stipendi annuali di tutto il Novara.

Per sua fortuna, Galliani è ancora in grado di condizionare i vari preziosi (merkel), i lotito e i lomonaco del tibet (maxi lopez), ma una figuraccia simile, voialtri che ve la prendete sempre con Moratti, l’Inter di Moratti non l’ha mai fatta.

scritto da il 23 gennaio 2012 alle 16:15

Le vittorie immeritate hanno un altissimo peso specifico

Inter-Lazio è il secondo spartiacque della stagione, dopo la vittoria di Mosca (unico segno lasciato da Zarate).

È stata la peggiore Inter dalla trasferta senese: pochissime occasioni create, un numero esorbitante di errori di misura (l’orrido prato ci mette del suo), fin troppo prevedibili carenze dinamiche.

Mancava Thiago Motta, e non si capisce come si possa pensare di sostituirlo sensatamente l’ultima settimana di gennaio.

Alvarez è stato dannoso, ma è pur sempre suo il sinistro che ha chiuso il triangolo con il chirurgico Milito di questo avvio di 2012. Con il rientro a regime di Sneijder, Alvarez tornerà in panchina, a meno che Ranieri non riesca a togliere 10 anni al passaporto dei dioscuri argentini.

Sembrava impossibile prima della sosta, ora il terzo posto è alla portata.

Quello è il limite.

Nonostante abbia fatto di tutto per complicarsi la vita, a partire dalla cessione di Pirlo, il Milan (se non si rompe Ibra) resta di un’altra categoria, 8-10 punti superiore all’Inter.

La sorpresa è bianconera.

Imbattuta, con la miglior difesa, giocando solo una volta a settimana,la Juveè stata risparmiata dagli infortuni, ed è apparsa quasi sempre superiore all’avversario sul piano dinamico e del numero di occasioni create. Ha avuto fortuna, ovvio: poteva perdere a Catania e a Napoli, la sorte l’ha baciata quando Pazzini ha stampato un colpo di testa sulla traversa e sul rovesciamento di fronte Marchisio ha segnato; ma poi la partita l’ha dominata…

I 35 punti dell’Inter a me paiono giusti, sono quelli meritati sul campo.

Non meritava di perdere a Palermo, meritava di batterela Romae la partita col Napoli è stata stravolta da Rocchi; al contrario, l’Inter non meritava di battere Siena e Lazio. Quanto alle decisioni arbitrali, osservando il trattamento riservato a Milan e Juve, mi sembra che l’Inter sia ancora a credito.

80 punti non sono mai bastati negli ultimi 4 campionati (82 il punteggio minimo): non basteranno nemmeno stavolta. Nessuno ha mai vinto lo scudetto facendo solo 35 punti in un girone, ma giusto per inseguire miraggi, se l’Inter fosse capace di ripetere lo sbalorditivo girone di ritorno condotto da Leonardo (47 punti), sarebbe effettivamente in corsa per il massimo obiettivo.

Servono 15 vittorie e 2 pareggi in 19 partite… Piuttosto, per il terzo posto, a quota 73-75, l’Inter dovrà guardarsi dalla Roma.

scritto da il 22 gennaio 2012 alle 19:22

Ho già scritto che Inter-Lazio è più importante del derby. Aggiungo che è più difficile.

Il rendimento esterno della Lazio è il migliore della Serie A: 5 vittorie, 2 pareggi e una sola sconfitta, a Siena (17 punti in 8 partite, Juve e Milan li hanno fatti nelle prime 9).

E poi l’Inter non potrà ripetere con la Lazio il tipo di partita giocata – giustamente – contro il Milan: non potrà lasciare il pallone all’avversario e limitarsi a gestirlo nel 33% del tempo.
Non potrà perché il pubblico di San Siro vuole – anzi, a questo punto pretende – una vittoria e il sorpasso. Ma Reja – tanto simile a Ranieri, eppure sempre sconfitto nei confronti diretti – non regalerà spazi, anzi dirà ai suoi che il pareggio sarebbe grasso che cola.

Terzo motivo: sarà la terza partita in sette giorni per Maicon, Zanetti e Cambiasso, e nessuno può dire quanto abbia recuperato Sneijder, che un pezzo di partita la giocherà.

Infine, l’Inter senza Thiago Motta è condannata all’estemporaneità, al lampo del solista.
Di solisti in grado di rompere gli equilibri, i nerazzurri ne hanno più della Lazio.
Ma non hanno un attaccante con la costanza di Klose, 9 gol su azione in 16 partite, né la cerniera di centrocampo garantita da cursori come Ledesma, Hernanes, Brocchi, Gonzalez, Matuzalem… La Lazio, inoltre, è una delle poche squadre che sanno attaccare su entrambe le fasce, occupando il campo in tutta la sua larghezza, con Konko e Lulic (Radu e Zauri).

A San Siro, alla seconda di andata, la Lazio ha fermato il Milan (2-2), poi ha espugnato Firenze, Bologna e Cagliari (0-3), e l’unico fragoroso fallimento è stato dopo la pausa natalizia, il 4-0 a Siena.
Sullo 0-0 sarà una partita complicata, passasse in vantaggio l’Inter potrebbe anche mettersi in discesa, ma se andassero in gol i biancocelesti, la salita diverrebbe ripidissima.
Poi, c’è Milito…

scritto da il 17 gennaio 2012 alle 12:31

I motivi di una rinascita sorprendente (anche per me)

Dal rientro, pressoché contestuale, di Maicon e Thiago Motta è tutta un’altra Inter. Un conto è giocare con Castellazzi e Jonathan, un conto con Julio Cesar e Maicon; si sono seduti in panchina Zarate, Obi e Ranocchia, e per far rifiatare la squadra, non c’è niente di meglio del palleggio di Motta (quando non perde palloni per pura superbia).

Seconda variabile, la condizione atletica: l’Inter delle prime 9 partite (fino a Catania) aveva dei crolli vertiginosi, si era fatta rimontare e superare in più occasioni (6 gol fatti, 15 subiti nei secondi tempi). Il ripristino della muraglia Lucio-Samuel, e la maggiore tenuta atletica hanno consentito di invertire questa statistica: 14 gol fatti, 5 subiti, le ultime quattro trasferte (Siena, Genoa, Cesena, derby) risolte tutte con il minimo scarto e un gol nel secondo tempo.

Terzo: sistemata la difesa – 18 gol subiti nelle prime nove partite, 9 nelle dieci successive, appena uno (Muriel) nelle ultime sei – Ranieri ha ritrovato Milito. Ciò è avvenuto in non casuale coincidenza con la fine del girone di Champions. Poter giocare una volta a settimana allunga la carriera a campioni come Milito, Cambiasso, Samuel, Lucio, Maicon… quanto a Zanetti, è uno strepitoso diesel mai scalfito da infortuni muscolari, spero venga a sua volta “gestito” fin dall’immediato futuro.

Ora, infatti, si torna a giocare due volte a settimana, e sono leciti i dubbi. Nel derby, erano in campo otto undicesimi della squadra del triplete, più Chivu e Sneijder che sono subentrati: una fortunata coincidenza che potrà ripetersi rare volte (sperabilmente nelle partite più importanti).

Il progressivo rientro di Sneijder e Forlàn sarà utilissimo in fase offensiva (il mio assetto ideale è un 4-2-3-1 con Sneijder, Forlàn e Alvarez alle spalle di Milito), ma la protezione della difesa può soffrirne. L’infortunio di Stankovic rende ancor più urgente l’acquisto di un centrocampista subito pronto (altro che Tevèz).

Bravo Ranieri a riaggiustare un giocattolo prezioso, e a parlare di Zona Uefa da consolidare prima di attaccare la Zona Champions. Per chi subisce 6 sconfitte in poco più di mezzo girone d’andata, lo scudetto è un miraggio impronunciabile, ma “girare” a quota 35 metterebbe a fuoco anche il miraggio. (Sempre che a Thiago Motta smettano di annullare gol validi e che alla Juve ogni 3 falli di mano in area fischino un rigore contro).

PS: su You Tube trovate la radiocronaca di Repice: ascoltate la lunga “ooo” che chiude il nome di Milito al momento del gol, e vedrete se non vi torna in mente la primavera del 2010.

I commenti sono momentaneamente offline a causa di un sovraccarico dei server (che per la cronaca è anche colpa vostra). I nostri schiavi stanno lavorando alacremente per risolvere il problema, solo che tra colazione, sigaretta, pausa pranzo, sigaretta, merenda, sigaretta, cena, sigaretta, birra e calcetto, ci hanno fatto sapere che sono stressati e che in queste condizioni non possono lavorare.

Nel frattempo continueremo a scrivere i nostri post (eh già, brutto colpo eh?).

Per commentare potete trovarci come al solito su facebook.com/BausciaCafe e su twitter.com/BausciaCafe.

scritto da il 10 gennaio 2012 alle 10:54

Tévez non sarà uno scherzo, ma non si capisce se sia un affare, una ripicca o un colpo di testa

Il nostro interesse per Carlos Tévez è reale, non è uno scherzo. Sappiamo che ci sono spazi, pensiamo sia una buona operazione

(Massimo Moratti, ieri pomeriggio).

Non riesco a credere che Berlusconi esponga un suo fedelissimo a una figuraccia planetaria: dunque mi aspetto che il Milan – che ha già l’accordo con il calciatore – presto avanzi un’altra proposta al City e si assicuri le prestazioni di Tévez. Andasse diversamente, sarei stupefatto: Galliani è appena entrato – non senza polemiche – nella Hall of Fame del calcio italiano, unico dirigente in prima battuta. Uno smacco così bruciante gli ingiallirebbe il sorriso, tono su trono con la famosa cravatta.

L’inserimento dell’Inter in questa trattativa sembra sia stato sollecitato da Roberto Mancini, che certo non allenerà mai il Milan e non può apprezzare le assurde condizioni contrattuali che il Milan vorrebbe imporre al City, dopo aver raggiunto un accordo con Tévez che pieno di clausole ad personam (bonus all’arrivo, a lui e la procuratore, premi su premi, pur di far passare l’idea che l’argentino si abbassi l’ingaggio per giocare nel Milan).

Mancini sussurra a Moratti che l’affare è possibile. Che il Milan non ha tutte le carte in mano. Che lo sceicco non è ricattabile… E in quel momento l’Inter è al termine di un periodo grigio, i vuoti a San Siro fanno piangere, il ritardo da Milan e Juve è siderale, e fra Milito, Forlàn, Pazzini e Zarate fanno a gara a far rimpiangere Eto’o… Ed ecco scattare l’umoralità di Moratti, che da un anno e mezzo giustifica mosse assurde con il FPF e la necessità di ridurre le spese, e ora si butta a capofitto in una trattativa che “pesa” non meno di 90 milioni di euro, per cartellino e ingaggio (4 anni e mezzo).

La mia opinione è che l’Apache sia uno sfizio, una pedina a valenza simbolica, forse una ripicca per Ibra e il corteggiamento a Balotelli, non l’architrave di un nuovo progetto, e che se c’è un reparto in cui l’Inter è già al livello delle concorrenti (almeno in Italia: peraltro Tévez in Europa non può giocare) sia proprio l’attacco. Capirei, per intenderci, la stessa spesa per De Rossi. O per riprendere Balotelli. Farei follie per un Boateng, un Vieira o un Gerrard giovani, non per un attaccabrighe che dai tempi del Boca non è mai rimasto più di due anni con la stessa maglia.

Ma se di mezzo c’è l’orgoglio, quello di Moratti non è secondo a nessuno. E se si pensa a come rafforzarsi, devo ammetterlo: fa una bella differenza parlare di Kucka o di Tévez.

scritto da il 9 gennaio 2012 alle 9:21

Chi comincia a chiedere scusa a Milito?

Sono un tifoso e l’irrazionalità dei tifosi arrivo a capirla. Meno, l’irriconoscenza. Ancora meno la greve protervia nell’abbattere e deridere quelli che furono idoli.

Il mio essere interista fa prevalere l’affetto per quasi tutti. Per Ronaldo, certo. Forse fra qualche anno pure per Vieri, perché la distanza dai fatti, nel mio caso, distilla le cose buone e lascia a macerare le cose brutte. Purché di cose buone ce ne siano… Per questo ho sempre trovato insopportabili gli interisti che se la prendevano con Diego Milito.

Ho scritto sul blog che il suo arrivo da Genova mi rendeva felice, perché da quando lo ricordo Milito è un centravanti di immensa intelligenza tattica. Si poteva dubitare della sua personalità, non della sue doti tecniche e tattiche. E quando si è cominciato a vincere le partite storiche, Milito c’era sempre… Spero di vivere abbastanza a lungo per rivedere una coppia d’attacco all’altezza di quella formata da Eto’o e Milito, per me la più forte di sempre nella storia nerazzurra.

Parlavo di gratitudine: l’ho già raccontata (sta nel download testi: “Madrid vista da Berlino“) la certezza del 2-0, l’assoluta certezza nel momento in cui Eto’o passava a Milito, sapevo che finta avrebbe fatto e dove l’avrebbe infilata. Le parole incaute, intempestive, decisamente stupide pronunciate da Milito mentre ancora sollevava la Coppa, non potevano guastare la festa. Segnavano, piuttosto, una debolezza caratteriale, l’impulsiva richiesta di gratificazione di un uomo arrivato a 29 anni prima che qualcuno si accorgesse davvero di lui.

Dai Mondiali 2010 (dove il ct argentino gli preferiva chiunque, con i bei risultati che sappiamo) a tutto il 2011, la parabola di Milito è stata agghiacciante, fra infortuni, gol sbagliati da un metro, promesse di rinascita sempre smentite. Il suo volto affilato è divenuto più rigido, anche nelle rare occasioni in cui ha lasciato il segno, l’esultanza non comunicava felicità, ma solo rabbia. Tuttavia, mai e poi mai sarei arrivato a fischiarlo.

Il Principe di Bernal era e rimane uno dei 4-5 centravanti più forti al mondo quanto a capacità di fare gioco di squadra: può sbagliare il gol o il passaggio, non la scelta che andava fatta… Resta un fuoriclasse da gestire e applaudire per averlo pronto nelle partite decisive. Gli interisti che ti hanno fischiato, caro Milito, non sanno quello che fanno.

scritto da il 4 gennaio 2012 alle 10:45

Apre il mercato, solo voci deprimenti sull’Inter, serve un colpo di coda di Moratti

Sembrano tornati i vecchi tempi: quelli in cui l’Inter inseguiva lungamente i pancev e i centofanti, mentre gli altri si rinforzavano con blitz spettacolari. Solo  il silenzio di Moratti lascia sperare in una bella sorpresa.

Di sorpresa bisogna parlare, perché l’elenco delle “voci” che si rincorrono – e si moltiplicano, il web non fa altro – vede associare il nome di Moratti a quelli di Carlitos Tevez (comprarlo oggi, senza aver venduto Milito, sembra un invito a riaprire i manicomi) e Lucas Moura (ma in Brasile oggi hanno modo di respingere le offerte europee: e i prezzi sono esorbitanti). In entrambi i casi, sembra chiaro che l’arrivo di un altro attaccante sarebbe pagato dalla cessione di Snejider, l’unico centrocampista “integro” (carattere a parte) di una rosa over-30.

Poi ci sono le ipotesi di prestito per Castaignos (da fare, ma solo in Serie A e senza diritto di riscatto) e per Viviano (da fare: deve giocare il più possibile). Prima o poi finiranno i tentativi per liberarsi – anche gratis – di Muntari, che già è partito per la Coppa d’Africa, da dove tornerà infortunato. Prima o poi finiranno anche le chiacchiere in libertà su Zarate, neo-papà che certo non ha voglia di trasferire la famigliola in questo momento, ma sarebbe da restituire alla Lazio oggi stesso (correggere gli errori, è una delle doti più importanti per chi fa mercato).

Quanto al buco nero degli ultimi due anni – il centrocampo – si leggono tanti nomi di brasiliani che non ho mai visto all’opera: Casemiro e Paulinho, Ralf e Romulo, e ne avrò dimenticato qualcuno. Dopo la scommessa abortita di Jonathan e in vista della nuova scommessa con Juan Jesus, davvero non capisco perché Branca voglia cercarsi altre sfighe. Piuttosto, se è vero che il Porto – grottescamente eliminato dalla Champions – è disposto a cedere Guarin e/o Fernando a prezzi decenti, io non me li farei scappare. Non arrivano al livello del mio preferito – Nainggolan – ma può essere un affare.

Ranieri ha fatto una sola richiesta esplicita: un esterno sinistro d’attacco; qualcuno che assomigli all’Eto’o riveduto e corretto da Mou. Bene, si legge di Farfan (che non mi piace), del Vargas viola (che non mi piace), di Malouda (che mi piaceva ma mi sembra cotto), persino di Krasic (che è solo destro) e di Afellay (l’unico che avrebbe senso, ma viene da un grave infortunio e il Barcellona deve già rinunciare a Villa)… Dunque, a meno di colpi di scena quanto mai graditi, Ranieri dovrà riesumare la faccia aziendalista, concludendo “siamo a posto così”. Benitez non l’ha fatto e l’hanno cacciato.

Fra tante voci, una mi disturba particolarmente: quella che descrive Moratti insicuro, in attesa dell’esito del derby per prendere una decisione sul se e sul quanto investire. Fosse così, il giorno dopo il derby ci renderemo ridicoli: persino più di quanto ci siamo resi in estate, con il repentino, funambolico blitz per mettere sotto contratto Zarate.