Oggi l’Inter tocca il punto più basso (speriamo)

A sorpresa, Erick Thohir è venuto in Italia con la famiglia, in coincidenza con la chiusura formale dell’ultimo bilancio ereditato da Moratti: pare sia un altro bagno di sangue, circa 80 milioni di perdita.
Sarebbero 300 milioni nell’ultimo quinquennio, con la differenza che all’inizio l’Inter era in cima al mondo, e ora naviga intorno alla ventesima posizione europea, incapace di fare mercato contro Wolfsburg, Valencia, Tottenham, Kazan, Porto e Basilea…
Con tutta la riconoscenza verso chi ha rifatto la Grande Inter, è evidente che il modello organizzativo di Massimo Moratti faceva acqua da tutte le parti.

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È giusto non chiedere l’impossibile a Thohir. Non pretendere James Rodriguez e nemmeno Dzeko. Ma è lecito porre due questioni da cui deriverà il futuro a medio termine di una società, che rischia di non vincere niente per molti anni e sta finendo ai margini del grande calcio.

Primo: il rinnovo di Mazzarri – che non condivido – va presto accompagnato da una precisa identificazione dell’obiettivo su cui verrà misurato e delle risorse che gli verranno messe a disposizione.
Fra 5 giorni, la squadra si ritrova, fra 8 va in ritiro, l’organico oggi appare da 60 punti: se il mercato non porterà al più presto almeno tre nuovi titolari, parlare di Zona Champions apparirà velleitario. Anzi, assurdo. All’allenatore va fatto un discorso chiaro sulla valorizzazione dei giovani, visto che ai campioni non si riesce ad arrivare.

Secondo, e non meno importante: dopo la catastrofe brasiliana, il calcio italiano è destinato a profondi mutamenti. Pena, il suo precipitare in termini di credibilità e di fatturato.
Nella “rifondazione” che tutti auspicano, serve che la voce dell’Inter sia espressa con puntualità, intelligenza, rigore: sarebbe inaccettabile che Juve e Milan, magari con la cooptazione del Napoli o della Roma, tornino a spadroneggiare, ricostruendo un sistema di alleanze e complicità che sappiamo quanto influiscano anche sui risultati del campo.
Thohir deve finalmente capire cos’è il calcio in Italia e identificare un dirigente plenipotenziario – interista e conoscitore della realtà – a cui affidare un ruolo cruciale di rappresentanza e di portavoce in sede di “politica sportiva”.

Azzeccare le scelte in ambito tecnico e persino in quello finanziario sarà insufficiente, se non si saprà costruire una società con le idee chiare sul futuro del calcio italiano.

About Taribo59

Rudi Ghedini, bolognese di provincia, interista dal gol sotto la pioggia di Jair al Benfica, di sinistra fin quando mi è parso ce ne fosse una.