Corna per tutti

Da ormai qualche mese l’unico modo per vederlo era passeggiare per le vie del centro, passando davanti alla gelateria del Corso. Lo potevi trovare lì, seduto per ore ai tavolini all’aperto, che pontificava sui più svariati argomenti indottrinando gli astanti col suo celebre e forbito eloquio. La sua presenza si percepiva fin dall’imbocco della via: quella voce, quel timbro, quegli scaracchi inconfondibili rimbombavano per decine di metri, attirandoti come fossero un canto di sirena.

Per lui, si sa, la stagione non inizia certo ad agosto. Come tutti i grandi campioni in avanti con gli anni, ha da tempo imparato a gestirsi da solo; sa che non può giocarle tutte, e quindi si riserva di scendere in campo solo quando è convinto di poter dare il cento per cento.

Ecco perché, dopo mesi di preparazione durissima, Briatore ha fatto solo ieri il suo esordio stagionale al circolo, praticamente due anni esatti dopo quello storico Lille-Inter in cui iniziò la narrazione delle sue leggendarie gesta. E alla prima presenza del 2013/2014 ha ricordato a tutti noi – come se ce ne fosse stato bisogno – il motivo per il quale, in ognuna di queste otto domeniche, la prima cosa che abbiamo fatto entrando in quella sala sia stata cercare, tra gli altri, il suo volto.

 

IL PRIMO TEMPO – CANI SEDUTI

E’ un Briatore esuberante quello che siede in prima fila a pochi metri dal maxischermo. Sfruttando la propria fisicità, cerca subito lo scontro con gli spettatori vicini: in particolare, inizia per prima cosa a punzecchiare il malcapitato anziano seduto alla sua destra, premendogli l’indice contro la tempia ad intervalli regolari ed esclamando divertito “eh eh”. La povera vittima non risponde in alcun modo alle provocazioni del top player del circolo, che comunque non si scoraggia in alcun modo e si mette subito ad escogitare nuove azioni di disturbo.

C’è grande attesa per scoprire quale sarà la prima battuta dell’anno e quando verrà pronunciata. Per fortuna, il Mattatore decide di rompere subito gli indugi e, quando il cronometro segna un minuto e quindici secondi, si lascia andare ad un’amara constatazione:

“questa partita ancora non si sblocca, eh”

Impossibile, in effetti, non condividere la sua perplessità: da quei primi 75 secondi di gioco era senza dubbio lecito aspettarsi qualcosina di più.
Un qualcosina di più che, comunque, non tarda ad arrivare: è appena il quarto minuto, infatti, quando Handanovic travolge Cerci a pochi passi dalla porta e viene espulso da Doveri. Che Briatore, con quella criptica esclamazione, non volesse far altro che metterci in guardia preannunciando una svolta già nelle primissime battute della gara?

In platea si protesta animatamente per l’espulsione, mentre il nostro, che già sapeva, mantiene un invidiabile aplomb e si mette a fare degli strani grattini al suo dirimpettaio (ormai designato a vittima sacrificale della serata) guardandosi intorno compiaciuto con l’aria di chi la sa lunga. Nemmeno la parata di Carrizo lo scuote minimamente, confermando l’impressione che avesse davvero capito tutto dall’inizio.
Dopo pochi minuti di silenzio, un primo piano su Ventura è la miccia che accende definitivamente la serata di Briatore:

“hai visto che naso c’ha Ventura, pare un cane a sedere!”

Questa improvvisa metafora dannunziana scuote gli animi dei presenti, tra i quali figurano anche diverse matricole, all’esordio assoluto al circolo, che certo non si aspettavano di assistere ad uno spettacolo del genere. Tra loro, due ragazzi che, ignari del pericolo, si sono seduti proprio dietro al grande protagonista del match, e che nell’arco della serata verranno letteralmente soggiogati dal suo carisma.

Dopo quattordici minuti Briatore contesta improvvisamente e con sensibile ritardo il rigore e l’espulsione di Handanovic, lamentandosi a gran voce dell’operato di Doveri in un impeto di rabbia differita. Ormai infuriato, esclama pure “chetati zattone, porti male!”, anche se nessuno stava dicendo niente.
Poco dopo, spazio anche per delle brillanti considerazioni tecniche: dopo uno spunto di Juan Jesus, Briatore afferma convinto “è migliorato molto sotto la guida di Mazzarri”, poi si gira verso il disgraziato che siede alla sua destra e lo guarda sporgendo il mento e le enormi labbra in avanti, in attesa di chissà quale conferma. Iniziano anche i celebri battibecchi col telecronista: la voce di Sky elogia il fisico di Barreto, parlando della facilità con la quale l’attaccante brasiliano riesce ad entrare in forma; Briatore gli risponde subito per le rime, esclamando

“fattelo mettere nel culo se ti garba i’ su fisico, cretino!”.

Le sagaci analisi tecnico-tattiche continuano quando Farnerud porta in vantaggio il Toro con un bel diagonale su assist di Cerci. Guardando il centrocampista svedese, Briatore dapprima borbotta qualcosa di indefinito, poi afferma con rammarico “ma che si può prende’ go’ da un rosso, rosso unn’è bono nemmeno i’ maiale”.

“Ma Farnerudde è biondo”, obietta un incauto avventore.

“Gl’è uguale”, risponde lui, bloccando sul nascere ogni eventuale discussione.

Dopo una decina di minuti in cui rischiamo di sbandare nuovamente e di incassare anche il secondo gol, sembriamo riassettarci tatticamente e ci facciamo anche vedere dalle parti di Padelli. Notando le due facce nuove alle sue spalle, il Mattatore decide di iniziare a lavorarsi le matricole, iniziandole alla sua dottrina. “Ragazzi, bisogna incitare, vu siete zitti”, dice ai due, che per la prima volta si trovano davanti ad un personaggio del suo calibro. Uno dei ragazzi, quasi sentendosi in dovere di dire qualcosa, sottolinea allora la buona prestazione di D’Ambrosio, rimarcando la sua abilità nelle percussioni: Briatore, per cercare di tranquillizzarlo, lo guarda fisso negli occhi, fa il gesto delle corna con la mano destra e poi sussurra a denti stretti

“tttè D’Ambrosio, tttè!”,

esorcizzando così i pericoli portati dal terzino granata.

Arrivati a questo punto, dopo circa venti minuti ad alta intensità, il nostro si concede una piccola pausa per rifiatare e ricaricare le batterie. La tregua, però, non riguarda le torture nei confronti del vicino, che continua a subire ogni tipo di soprusi.

I minuti passano, e si giunge al 39esimo: Guarin prende palla sulla trequarti, mette la porta nel mirino e rinvia fuori dallo stadio. Lehalo, che fino a quel punto era rimasto in sordina oscurato dalla vena del fuoriclasse della sala, entra finalmente in scena col suo celebre grido, pronunciando così una sentenza inappellabile.

Il primo “lehaloooooo” è, come noto, capace di rianimare improvvisamente il giocatore verso il quale è indirizzato, che di lì a poco è destinato a esibirsi in giocate decisive. Stavolta, l’incantesimo produce i suoi effetti prima del solito: sugli sviluppi di un calcio d’angolo, Guarin approfitta di un’incauta uscita di Padelli e gira in rete lo spiovente, esibendosi addirittura in una spettacolare rovesciata. In sala è il tripudio; esauriti i festeggiamenti, il povero Lehalo, che pochissimi minuti prima si era esposto proprio nei confronti del colombiano, viene deriso da tutti gli avventori che gli rinfacciano l’errore, scimmiottando ironicamente il suo caratteristico grido. Briatore, capendo il momento di difficoltà del compagno, si trattiene dal mettere il dito nella piaga e tace, preferendo dedicarsi al suo vicino-trastullo; Lehalo, però, accusa lo stesso il colpo, e subito dopo il gol conferma il suo stato confusionale urlando “omoooooooooo!” all’indirizzo di Taider per segnalargli la presenza di un avversario alle sue spalle, che però non c’era. Dopo essersi guardato intorno con fare circospetto, poi, cerca di scuotersi e grida “ATTACCARE!” all’improvviso, quando Cambiasso è in possesso di palla nella propria trequarti.

Intanto, la querelle Briatore-Farnerud prosegue, col Mattatore che ammonisce il centrocampista svedese intimandogli “vai a letto, spennato!”. Subito dopo, Lehalo dimostra di non essere ancora riuscito a superare il suo momento difficile, e si fa Cassandra lanciando l’allarme: “ci fanno il sehondo, il sehondooooooo”.

Il primo tempo termina qua, col risultato di 1-1 ed un’Inter che pare crescere sempre più col passare dei minuti, pur denunciando una notevole fragilità difensiva. Non finiscono, invece, le critiche all’indirizzo di Lehalo, che viene deriso anche sulle scale che portano al bar. L’unico che rimane in silenzio è Maiho, del quale si registra un’assoluta inattività, a parte un paio di “mezza sega!” all’indirizzo di Nagatomo.

 

IL SECONDO TEMPO – IL CAPITANO DELL’UNDER 21

Dopo la pausa ritroviamo subito Briatore che catechizza i due ragazzi alle sue spalle. La partita ricomincia, e il Mattatore li ammonisce sin dai primi istanti, rimarcando la loro poca partecipazione:

“ragazzi bisogna che vu stiate in tensione, sennò che vu venite a fare, a favvi le seghe?”, dice loro un po’ spazientito.

I due si guardano, senza saper bene quel che devono fare, mentre Briatore, concentratissimo, prosegue.

“Rolando? E’ quello famoso?”, si chiede, perplesso; poi, rivolgendosi di nuovo alle giovani matricole, gli intima “brontolate un po’, non lo vedete che passaggi?”. I due, che non sanno più che pesci prendere, iniziano a lamentarsi di cose a caso, pronunciando frasi di circostanza come “non c’è mordente”, o “gli altri corrono di più”; Briatore li guarda compiaciuto, soddisfatto dalla sua opera di persuasione.

Pochi minuti dopo, non pago, usando come pretesto un’inquadratura che rivela i tatuaggi di Guarin si gira di nuovo verso i due e, con un tono quasi paterno, gli dice “non ve li fate i tatuaggi eh, fanno male”. In quel momento, il telecronista nomina D’Ambrosio, e lui ripropone subito il gesto delle corna, stavolta indirizzandole verso il suo sciagurato dirimpettaio. I ragazzi, dopo qualche altro timido intervento, si zittiscono di nuovo, con Briatore davanti a loro che dà di gomito al vicino e gli sussurra ridacchiando “si fanno le seghe, eh eh”.

Nel Toro, nel frattempo, è entrato Immobile, che va a posizionarsi accanto a Barreto, con Cerci che scala sulla destra. Briatore accoglie il nuovo entrato suggerendo a Taider di dargli un calcio sulle palle, probabilmente intuendo la pericolosità dell’ex attaccante juventino. Ancora una volta, i presentimenti del Mattatore si rivelano fondati: dopo un’azione di Cerci, è proprio Immobile a controllare il pallone all’interno dell’area ed a spedirlo in rete con un bel tiro sotto la traversa.

Nemmeno il tempo di lamentarsi che ci gettiamo nella metà campo avversaria alla ricerca del pareggio, trovandolo praticamente subito: Taider, invece delle palle di Immobile, calcia la sfera e la mette in area, dove Palacio è lesto a sfruttare un’altra incertezza di Padelli.

La partita è ora accesissima, e l’impressione è che con un cambio Mazzarri potrebbe sfruttare le lacune difensive del Toro e, addirittura, provare a vincerla. In sala arriva un’interessante indicazione su quello che potrebbe essere l’uomo giusto da inserire per cambiare la partita:

“Oh metti Kovacic! In do gl’è, in panca?”, chiede uno spettatore palesemente sempre sul pezzo.

L’uomo che secondo il pubblico dovrebbe essere sostituito è Nagatomo, reo di essere “una merda”. Lehalo, ancora scosso dagli avvenimenti di fine primo tempo, si schiera invece dalla parte del giapponese ed obietta “ma come, è l’unico che gioca!”. Nel frattempo, le mani di Briatore si sono ormai stabilizzate su una paresi cornuta, e i suoi indici e mignoli ondeggiano in aria ogni qualvolta che D’Ambrosio entra in possesso di palla.

Il preannunciato cambio arriva, con Mazzarri che sceglie di posizionare Belfodil largo a destra per cercare di mettere in difficoltà il duo Paquale-Moretti. Il cambio non viene accolto bene dai sostenitori di Kovacic, che continuano ad auspicare un ingresso in campo del croato; nelle retrovie, qualcuno afferma anche che “non se ne può più di Belfodil”. Briatore, apparentemente, se ne frega di tutto e continua a fare le corna, talvolta affondandole nel costato del vicino mentre lo guarda con aria di sfida.

Il Mattatore, però, è in realtà attentissimo agli sviluppi della partita, ed in particolare alla minaccia per la nostra difesa costituita da Immobile. L’attaccante campano, defilatosi sulla sinistra, prende un calcetto da Rolando e conquista una punizione; Briatore protesta vivacemente, sostenendo che il fallo non ci fosse. Un avventore dalle chiare origini napoletane, forse animato da un qualche spirito di solidarietà campanilistica, difende l’onestà di Immobile, e risponde alle accuse di Briatore con un “ma ghe dic’? Se nun è fall’ chist’!”.
Segue il dialogo:

Briatore: “Tta zitto te, tu se’ straniero”

Napoletano: “Tu non capisc nu cazz’ d’ calc’”

B: “O sta bono t’hai giocato a boccette fino a ora, t’hai giocato ai’ biliardino”

Il napoletano, di fronte a queste pesanti insinuazioni, accusa il colpo; poi, ricordandosi di ciò che Briatore aveva detto al momento dell’ingresso in campo di Immobile, riprende vigore e replica

“Tu avevi detto di tirargli un calcio nei coglioni!”

“Cazzo no”, risponde sprezzante Briatore, mostrando di non essersi affatto pentito di quell’esclamazione, aggiungendo anche “te non tu lo conosci Immobile”, dando l’impressione di essere a conoscenza di tutti i più inconfessabili segreti dell’attaccante granata.

In mezzo a tutti questi succulenti scambi dialettici non è facile seguire attentamente la partita. Mazzarri sembra aver azzeccato la sostituzione, e Belfodil, nonostante lo scetticismo del pubblico del circolo, dimostra di poter davvero far male sull’out di destra. Al 26esimo, infatti, l’attaccante algerino azzecca quello che potrebbe essere lo spunto decisivo: fuga sul lato destro della trequarti avversaria e palla perfetta in mezzo per l’accorrente Palacio, che come al solito non perdona e ci porta in vantaggio. I detrattori di Belfodil vengono così subito zittiti, con Lehalo che li schernisce di gusto cercando (dall’alto di non si sa quale affezione per il giovane ex Parma) di prendersi la rivincita dopo la gaffe su Guarin. A questo punto, però, un Briatore in versione Caino volta inaspettatamente le spalle al ringarzullito compagno di mille battaglie, esclamando “dice sempre lehalo quello senza capelli, ora ti lehan loro!”. Lehalo, udendo queste parole, ripiomba nello stato depressivo di pochi minuti prima, e si zittisce definitivamente. Vicino a lui, un paio di spettatori continuano ad invocare Kovacic.

La gara prosegue con l’Inter che pare essere in controllo. La sensazione è quella che, nonostante l’inferiorità numerica e le amnesie difensive, sia stata messa una pesante ipoteca sui tre punti. Mazzarri, trovato il gol del vantaggio, inizia a pensare di coprirsi e dice a Wallace di prepararsi, mentre il Toro attacca alla ricerca del pareggio.

E’ il 35esimo quando la lavagnetta luminosa annuncia il cambio: fuori uno straordinario Palacio, dentro il giovane terzino brasiliano. Il Trenza, stremato da un lavoro di impareggiabile qualità, non è però l’unico grande protagonista ad abbandonare la disputa: di lì a pochi istanti, infatti, un Lehalo distrutto dalle critiche lascia la sala in silenzio, agitando la mano destra aperta in segno di saluto. Il commovente gesto non tocca minimamente nessuno dei presenti, né tantomeno Briatore, che anzi sottolinea l’uscita di scena dello sfortunato compagno con un ingeneroso “è andato via lo spelacchiato”.

Il cambio, comunque, spiazza il Mattatore, che guardando il nuovo entrato si gira e chiede sbigottito “Vallace? O chi è?”. Dalle retrovie arriva la pronta risposta:

“Come chi è, è il capitano della nazionale under 21 brasiliana”,

replica un ignoto avventore, col tono stizzito di chi sta dicendo qualcosa di talmente ovvio e risaputo che non ci sarebbe nemmeno il bisogno di ribadirlo.

Briatore, nonostante il più che esaustivo chiarimento, non appare convinto e preferisce tornare a dedicarsi alle corna. Ormai le rivolge verso tutti i giocatori avversari, avendole elette a strumento massimo per scongiurare la malasorte. Quando Cerci si conquista una punizione da posizione interessante, infatti, il nostro tende entrambe le mani cornute verso l’attaccante romano; questo, indebolito dalla macumba, sbaglia completamente l’esecuzione e spedisce il pallone alto sopra la traversa. Briatore, sempre più conscio del suo potere, si gira allora verso i due ragazzi e gli mostra orgoglioso le armi con cui sta proteggendo la porta di Carrizo, dicendogli “guardate i cornini”. Successivamente, dopo aver pensato per qualche secondo alle svariate implicazioni di quel gesto, aggiunge “non ve le fate fare, né dalla ragazza né dalla moglie”.

Le dritte del Mascetti della Valbisenzio non finiscono qui: poco dopo, non pago, decide di mettere in guardia le due matricole con un consiglio in tema di donne:

“E puzzan le rosse, vanno mandate via”

Le corna di Briatore accompagnano tesissime tutti gli ultimi minuti della partita, fino ad arrivare al momento in cui il capitano della gloriosa e mai esistita under 21 brasiliana commette un ingenuo fallo nei pressi del vertice sinistro della nostra area di rigore. Sul pallone va Bellomo, mentre in sala il Mattatore si sbraccia cercando di salvarci anche dall’ultimo pericolo. Sfortutamente per lui e per noi, però, la traiettoria che parte dal piede del giovane centrocampista pugliese conclude la sua corsa poco sotto all’incrocio dei pali, sorprendendo un Carrizo non esente da colpe. In sala le bestemmie si sprecano, con Briatore che rimane con i cornini sospesi per aria, visibilmente deluso. Qualcuno grida “lehalooooo”, così, tanto per fare, qualcun altro se ne va calciando via la sedia con stizza. Finisce 3-3, e finisce anche il mio frenetico impegno nell’appuntarmi tutte le strabilianti evoluzioni dei protagonisti della serata.

Il rammarico per la vittoria sfumata proprio all’ultimo è forte, e io e gli altri abituè usciamo dal circolo delusi per il risultato. Ci basta alzare lo sguardo, però, e fissarlo su quella figura ciondolante che col suo caratteristico incedere si avvia verso il parcheggio, per mettere da parte ogni amarezza e guardare alla vita con positività. Pochi secondi ed ecco arrivare il cigolio della bicicletta, accompagnato dall’immancabile scatarrata, a confermarci che anche quest’anno, finalmente, abbiamo ritrovato un protagonista.

IL protagonista.

About Grappa

Il mio sogno è vedere Klopp a San Siro con una tutaccia nerazzurra che si fa espellere ad ogni partita per aver staccato la testa al quarto uomo. Passo il mio tempo a ciarlare di santoni calcistici o presunti tali, ma in realtà mi ispiro a Fassone. Inoltre faccio una carbonara che te dico fermate.