Sempre e solo l’Inter

Inizio con un foglio bianco davanti e so già che non sarà facile scrivere questo post. “Post così si scrivono da soli”, dicono. Beh, non è vero. Anzi. Post così fai una fatica pazzesca a scriverli, perché per quanto tu ti possa sforzare, per quanto possa provare a pensare a tutto, per quanto possa tentare di studiarli a tavolino -cosa che fra l’altro non sono mai riuscito a fare- ci sarà sempre qualcosa che lasci fuori. Ci sarà sempre un’idea, una sensazione, un’osservazione, un ricordo che poi, rileggendo tutto, ti verrà in mente quando sarà inevitabilmente troppo tardi. E’ così che funziona quando a scrivere sono i sentimenti e non la testa. Per me, almeno.

C’era un pensiero che continuava a rigirarmi per la testa nell’estate del 2008, quando Mourinho prese il posto di Mancini sulla panchina dell’Inter. Era l’idea che una storia stava per finire e che si sarebbe girata una pagina importante. Per andare dove non lo sapevo -non potevo neanche lontanamente immaginarlo- ma avevo chiaro il cambio di dimensione di quella squadra: non più una formazione creata da zero con tanta voglia e relativamente poca classe, non più l’Inter dei Balotelli e dei Vieira, dei Materazzi e dei Cordoba. Con le cessioni di Cesar e Pelè, di Maniche, Solari e Suazo e gli arrivi dei vari Mancini e Quaresma, con Josè Mourinho in panchina, l’Inter si lanciava nel vuoto di una dimensione completamente nuova, non si accontentava più di dominare in Italia ma andava a rivolgere lo sguardo verso l’Europa affidandosi a chi quella nuova dimensione la conosceva già benissimo. Mi preoccupava un po’, questa sensazione. Sapevo che mi sarebbe mancata quell’Inter per certi versi così “casereccia”, quell’Inter che dal nulla di stagioni truccate si era rialzata in piedi e aveva fatto la voce grossa contro tutto e contro tutti, con la rabbia più che con il calcio. Una rabbia che non bastava più, un cambiamento che era forse poco romantico ma sicuramente necessario per crescere.

Eppure è la stessa sensazione che ho oggi. Oggi che, dopo mesi di attesa, per una strana coincidenza mi è finalmente arrivata la tessera del tifoso. Oggi che mi ritrovo a scrivere questo post.

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Qui su Bauscia Cafè -l’avrete notato- ci siamo sempre ben guardati dal mettere bocca nella trattativa per il passaggio di quote dell’Inter da Moratti a Thohir, Roeslani e Soetedjo. Non vi abbiamo riempito la testa con falsi scoop, finte anteprime, esclusive inventate, nuovi scenari completamente campati per aria: è pieno il web di gente che da 5 mesi non fa altro che raccontarvi tutta la verità, nient’altro che la verità e il suo contrario ogni 5 minuti. Abbiamo preferito restare senza post per qualche giorno piuttosto che riempirvi di balle, ben coscienti del fatto che nessuno sapeva niente, che erano tutte parole in libertà senza alcun riscontro. Che l’unica cosa che conta, in casi come questo, sono le firme. Ma le firme, a quel che è possibile sapere, stavolta stanno per arrivare sul serio: oggi o al più tardi domani il Presidente Moratti cederà la maggior parte delle quote in suo possesso e, con esse, il controllo del Football Club Internazionale Milano. Si volta pagina. Di nuovo, e stavolta sul serio.

E io mi sento come quell’estate di cinque anni fa. Come quando il cambiamento ti lasciava addosso un velo di malinconia, pur sapendo che era assolutamente necessario.

Ho 29 anni, quando Moratti prese l’Inter ne avevo 11: abbastanza per capire che i nomi passano e l’Inter resta, ma comunque troppo pochi per avere un giudizio “dal vivo” su chi aveva preceduto il Presidente. Dell’Inter di Moratti, invece, ho visto tutto. Si può dire che siamo cresciuti insieme. Da Ronaldo e Baggio a Rocchi e Cassano, da Roberto Carlos a Jonathan, dalle vagonate di miliardi spesi nei primi anni alla crisi nerissima -molto più di quanto Moratti stesso non abbia fatto trapelare- di questi giorni. In mezzo, tutto: la prima Coppa UEFA, Hodgson, Mazzola e Suarez dirigenti, Zamorano e Djorkaeff, Paul Ince e Seba Veron, i dolorosi addii a Peppino e Giacinto Presidente, la solita mafia della Torino che frequenta i tribunali. Ricordi sparsi che riemergono all’improvviso, che da soli potrebbero riempire cento post come questo. E ne resterebbero altrettanti ancora da riempire. Poi la luce, quasi all’improvviso: la prima Coppa Italia, la Supercoppa prelevata con forza dal marciume del Delle Alpi, poi calciopoli. Roberto Mancini e Josè Mourinho, Zlatan Ibrahimovic e Diego Milito, Deki Stankovic e Maicon e tutti gli altri con loro. Scudetti, Coppe Italia, Champions, Mondiale per Club: una pioggia di trionfi tanto abbaglianti quanto clamorosi, l’Inter -la nostra Inter- sul tetto del mondo. E’ stato tutto, Moratti. E’ stato il Presidente più vincente della storia dell’Inter e quello che l’ha tenuta per mano nei momenti più difficili fino a oggi, fino a quando ha potuto, fino a quando il distacco non è stato assolutamente necessario.

E’ stato, soprattutto, una persona onesta. La più grande garanzia del fatto che l’Inter sarebbe sempre e comunque rimasta fuori dagli scandali che hanno puntualmente coinvolto tutte le altre società. Ad ogni bubbone esploso, la lettura dei titoli dei giornali con curiosità e un sorriso rilassato. Con la coscienza che, comunque, nonostante tutti i tentativi fatti dai soliti noti l’Inter sarebbe rimasta fuori da tutto, tranquilla. E’ questa l’unica cosa che mi auguro per l’Inter del futuro: che possa continuare a vivere con questa tranquillità, che è più importante di qualsiasi vittoria.

Voltiamo pagina insieme, Presidente. Con un ringraziamento enorme per tutto quello che hai fatto per l’Inter in questi 19 anni e con la certezza assoluta che tutti gli errori -anche i più clamorosi, anche i più incomprensibili- siano stati fatti cercando in qualche modo di inseguire il bene dell’Inter. Che viene prima di tutto e prima di tutti. Prima di te e prima di tutti noi.

Ho servito sempre e solo l’Inter“, diceva Peppino l’Avvocato. Ed è probabilmente l’insegnamento più grande che ci abbia lasciato, il più importante, quello che tutti noi abbiamo interiorizzato meglio.

Servire sempre e solo l’Inter: tu l’hai fatto, Presidente. Bene o male non importa, oggi c’è spazio solo per i ricordi più belli, per le lacrime di gioia, i giri di campo e i bagni di folla.

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Oggi c’è spazio solo per un immenso grazie e per l’augurio di vivere di nuovo i successi di qualche anno fa. Viverli di nuovo insieme a noi e noi con te, tifoso fra i tifosi come sempre. Nel nome dell’Inter, come sempre.

Grazie Presidente,
grazie Massimo.

About Nk³

Il calcio è uno sport stupido, l'Inter è l'unico motivo per seguirlo. Fermamente convinto che mai nessun uomo abbia giocato a calcio come Ronaldo (ma anche Dalmat non scherzava). Vedovo di Ibrahimovic, ma con un Mourinho in panchina persino i Pandev e gli Sneijder possono sembrare campioni. Dategli un mojito e vi solleverà il mondo.