Stop, dimentica

Era nell’aria, dai. Non fate quelle facce contrite.
Ci eravamo salvati con tenacia ed un bel po’ di culo contro la Fiorentina (giocando comunque una mezz’ora finale di alto livello), culo che poi ci ha voltato le spalle nel turno successivo contro il Cagliari (non chiedetemi come sia un culo di spalle…cioè solitamente lo è sempre…vabbè…), privandoci di tre punti strameritati per colpa di un Agazzi in stato di aggrazia (hahaha…ahem) e di un Rolando di troppo sulla traiettoria del pallone calciato dall’impronunciabile Nainggolan.
E poi arriva la Roma. La Roma del guascone Garcia, elegante, simpatico, intelligente, preparato.
La Roma a punteggio pieno, che segna e non fa segnare, diverte e si diverte, corre e sfrutta al meglio tutte le sue qualità, puntellando una rosa giovane con due senatori di lusso come De Rossi e Totti, recuperati al 100%.

Ma anche la nostra Inter è imbattuta, e che diamine! Un po’ di fiducia!
E invece no. Manca Campagnaro, e molti soltanto dopo sabato sera si saranno accorti dell’importanza basilare dell’Hugone argentino nello scacchiere di Mazzarri, non soltanto dal punto di vista tecnico-tattico; Campagnaro è un leader, comanda, guida e gestisce i compagni, fa ripartire l’azione, tiene Ranocchia e Juan Jesus per le palle.
E’ il surrogato ideale di Walter Samuel, se mi consentite l’azzardato paragone.

La sua assenza è stata letteralmente devastante: la versione scazzata di Ranocchia non la si vedeva da tempo, errori su errori, svagatezza e leggerezza, inconsistenza fisica.
Andrea soffre da sempre quando non ha un leader al suo fianco: accadeva con The Wall, è successo ancora senza Campagnaro.
Io lo adoro, è un signor difensore (lasciando da parte i vari “nuovo Nesta” inventati dalla stampa per piombargli addosso come avvoltoi alla prima cagata difensiva utile e l’idiosincrasia congenita di Mr Cnn) ma a 25 anni deve imparare a gestirsi da solo. Deve essere lui l’altro leader, raccogliere l’eredità di chi lo ha preceduto e tanto gli ha insegnato. Può e deve farcela.

Molti hanno rimpianto anche la mancanza di Jonathan, ed io con loro: vista la prestazione indecente di Pereira, forse sarebbe il caso di lasciare Nagatomo sulla sinistra e tentare la carta Wallace quando Johnny non c’è. Ma dubito che Mazzarri ne abbia risolto i problemi difensivi: un mese di trattative però non dovrebbero portare come risultato quello di una riserva della riserva…

Pereira è già distratto durante la foto di squadra. Guardava Gervinho. Lo farà per molti minuti, da lontano.

Pereira è già distratto durante la foto di squadra. Guardava Gervinho. Lo farà per molti minuti, da lontano.

Lo 0-3 casalingo non è soltanto la serataccia di Ranocchia, ci mancherebbe.
E’ una luna storta arricchita dalla gran prova di un avversario eccellente, che copre gli spazi con invidiabile concentrazione, ha fiato, tecnica e una dose di cinismo micidiale, oltre ad una convinzione nei propri mezzi mai vista prima.
Bastano una prodezza balistica di Totti, un rigore inesistente (ma difficile da valutare a velocità normale, adesso posso dirlo) e un contropiede da manuale ad annichilire un’Inter volenterosa ma impotente, mai come questa volta troppo leggera in fase offensiva, scollata tra i reparti, priva di densità là in mezzo.

Il passivo è sin troppo pesante e senza quel palo clamoroso del Guaro avremmo forse parlato di ben altro risultato, ma le leggerezze commesse e il modulo tattico rinunciatario restano dettagli macroscopici sui quali lavorare col massimo impegno prima di tornare al campionato, dove ci attendono 8 turni non impossibili.
Sarà obbligatorio – ma non scontato – fare il massimo possibile, prima della sfida contro il passato di Mazzarri (che non è una minestra di verdura frullata, sia chiaro).

Il mio personale auspicio è che Mazzarri trovi finalmente l’equilibrio necessario per passare ad un modulo con due punte: la sfida contro la Roma parla chiaro in tal senso, la minore qualità rispetto a certe avversarie deve essere compensata con una maggiore incisività offensiva, per tenerle più impegnate e avere più chances per sbloccare il risultato, senza abbandonare il Palacio di turno in mezzo a tre mastini. E servirà trovare anche la quadratura del cerchio per rimediare ad altre, eventuali assenze del leader maximo Campagnaro, perché non è accettabile che tre validi difensori come Ranocchia, Rolando e JJ vadano letteralmente in bambola senza mamma chioccia.

Il fatto che lo 0-3 sia frutto non di una prestazione pessima quanto piuttosto di un tremendo mix di errori individuali, fallacia tattica, limiti strutturali e bravura altrui può servire a ripartire con la giusta serenità. Dirò di più: sono i celebri schiaffoni salutari con i quali la stampa ha riempito gli editoriali di lunedì al grido di “la fantasia al potere”.
Sono la sberla che ti riporta sulla terra e ti urla che quest’Inter ha ancora tanti difetti da limare, alcuni di essi forse insormontabili senza interventi sul mercato.
Ma sono altresì la secchiata di acqua fredda in faccia che ti ricorda come l’impegno al 110% debba essere una costante di questa stagione, quella che ti invita a mettere al bando le dichiarazioni sulla lotta-scudetto lette nei giorni scorsi e i paragoni con la passata stagione.

L’imperativo è uno soltanto: lavorare, lavorare, lavorare. I conti li faremo alla fine. In indonesiano, verosimilmente.

About NicolinoBerti

Nasco meritatamente in provincia di Livorno e capisco immediatamente di non voler fare nulla nella vita. Ci sono brillantemente riuscito fino ad ora. Amo l'Inter dal 1987. Walter Samuel mi ha lasciato senza neanche un bacio d'addio. Spalletti è più sopportabile di Mazzarri e Lippi come toscano. Odio il 352.