Il vaso di Pandora

Trovo veramente triste, oltre che eticamente scorretto e moralmente discutibile, l’articolo uscito ieri sulla Gazzetta dello Sport a firma Luigi Garlando scritto verosimilmente a quattro mani con Andrea Stramaccioni (Garlando è il biografo di Stramaccioni, e oltre a questo i contenuti dell’articolo lasciano spazio veramente a pochi dubbi). Se non è una sorpresa che venga dalla Gazzetta dello Sport -che ci ha abituato a porcherie persino peggiori in passato- non può non stupirmi il fatto che Garlando (e Stramaccioni stesso?) si sia prestato alla stesura dell’ennesimo articolo a orologeria, tenuto in fresco in un cassetto e pronto ad essere pubblicato al momento più opportuno.

E però.

E però ve lo ripubblico, qui in basso. Perché i metodi saranno sempre gli stessi ma i contenuti, stavolta, meritano più di un istante di attenzione. Contenuti certamente gonfiati e romanzati in alcune parti (per esempio è falso che Kovacic l’abbia scoperto Stramaccioni, così come lascia più di un dubbio il fatto che Cambiasso sia stato comunque uno dei giocatori più utilizzati dal mister) ma che raccontano un ambiente di fondo terribilmente reale, non solo realistico.

Stramaccioni2

Perché in questi giorni siamo tutti qui a commettere il grave errore di aprire un dibattito intorno all’allenatore: che sia Mazzarri o Stramaccioni, Ranieri o Benitez, il problema non è quello. Il problema è tutto ciò che gira intorno, all’allenatore. E se finalmente qualcuno si decide a scoperchiare il vaso di Pandora -per i motivi sbagliati, perché animato dal rancore, o anche solo perché dopo 12 mesi passati a prendere sberle in faccia si è amabilmente stancato e vuole togliersi lo sfizio di tirare via qualche macigno dalle scarpe- non possiamo far finta di niente. Se quello che viene fuori da questo vaso è una Società completamente allo sbando, in cui la catena di comando è stravolta e in cui niente -NIENTE- dall’area tecnica a quella medica passando per comunicazione e guida strategica, funziona per il verso giusto, non possiamo scuotere le spalle e dire “si sono inventati tutto”. Non possiamo, tanto più se alcune di queste cose ci risultano tutt’altro che inventate.

E allora ecco, nella trascrizione di spaziointer.it, i punti principali dell’articolo di Luigi Garlando.

1)  Già alla seconda giornata di campionato (Inter-Roma 1-3) Cambiasso sta fuori e la prende male. Strama ha conquistato Moratti con un calcio giovane e aggressivo. Il Cuchu a basso ritmo puo essere ancora prezioso in alcuni casi. Non di più. In un successivo scontro alla Pinetina, davanti alla squadra, Zanetti si metterà contro Cambiasso: sembra una rivoluzione. Prima di Udinese-Inter il capitano conforta il tecnico: “Fai le tue scelte senza guardare in faccia a nessuno”.Stramaccioni ha considerato a lungo il capitano suo primo alleato, salvo poi constatarne il progressivo scollamento. Nel giorno dell’esonero, hanno parlato i due argentini, amici più di prima. Cassano lo aveva appena fatto. Dai tre nessun cenno solidale al tecnico saltato. Pronti per Mazzarri.

2) Branca non è nato per parlare in pubblico. Infatti spiegando il caso Sneijder si incarta (“Se non spalma, non gioca”) esponendosi all’accusa di mobbing. Deve accorrere Strama con lo straccio: “Non gioca per scelta tecnica”. L’olandese parte perchè guadagna troppo (Cambiasso, che guadagna 4.8 milioni, resta senza problemi). Per l’allenatore una mazzata. Già non ha avuto gli attaccanti esterni, ora perde la migliore qualità offensiva.

3) Quando Moratti, nel colloquio d’assunzione chiese del centravanti, Stramaccioni rispose:“Milito, poi vuoto, vuoto, vuoto…”. Disse sette volte ‘vuoto’ per spiegarne la stima. Con Milito, Strama ha espugnato lo Juventus Stadium e battuto Mazzarri. Perso pure Palacio, finirà per doversi arrangiare con Rocchi e Samuel centravanti, anche perchè hanno lasciato partire Livaja. Unico buon regalo dal mercato: Kovacic. Lo scoprì Strama studiando in cassetta il terzino destro della Dinamo Zagabria, Vrsaljko. Quindi non è un regalo ricevuto, ma un regalo fatto all’Inter.

4) L’epidemia di infortuni è biblica. Stiramenti di secondo grado come ciliegie: uno tira l’altro. Cose curiose: Alvarez finisce l’allenamento senza problemi, ma non sale sul pullman per Genova (Sampdoria) appiedato da una risonanza improvvisa: stiramento, of course; di Nagatomo si è interessato “Chi l’ha visto?”; Palacio non sente dolore e chiede di provare a correre, ma viene liberato solo all’ultima giornata; all’ultima giornata viene fermato Ranocchia che però l’indomani è regolarmente a Coverciano per i test atletici. A un certo punto, perfino Moratti nota le anomalie e assicura che provvederà. Il dottor Combi ha ottimo feeling con i veterani. La scelta di Zanetti di operarsi a Pavia e non in Finlandia dal primo luminare del tendine ha dato un grande appoggio politico, come lo striscione para-medico fatto salire in curva. Frequenti le sollecitazioni a frenare i carichi in allenamento, per tutelare i senatori. Ma i Guarin e i Pereira hanno bisogno di riempirsi di forza. Si spiega anche così il crollo atletico dopo il filotto di vittorie. Oltre che con levacanze infinite patteggiate dai sudamericani col presidente. Si parla di rapporti pessimi tra il responsabile dell’area medica e quello dell’area tecnica, che potrebbe pagare una stagione fallimentare. Difficile non fallire con 16 giocatori fuori. Capitato in mezzo a fuochi incrociati (anche Fassone vs Branca), Strama si mette l’elmetto. Non basta.

5) L’idillio tra Cassano e il tecnico romano si guasta a gennaio. FantAntonio intuisce che la pratica rinnovo è complicata perchè, come detto, Stramaccioni ha in mente una squadra giovane, aggressiva e dinamica, che non prevede giocatori con tare atletiche (Cassano, Cambiasso) e gradirebbe Zanetti riserva di lusso o, preferibilmente, dirigente. Perciò il barese si turba e in spogliatoio parla sempre più spesso di Mazzarri.

6) Se ripensate alle lamentele arbitrali di Juve e Milan, vi verranno subito in mente Marotta e Galliani. Se ripensate a quelle dell’Inter (tante e a ragione), probabilmente vi verrà in menteBonolis, non certo l’ex juventino Fassone o Branca. La faccia ce l’ha sempre messa Strama. Dopo la sconfitta di Siena, un dirigente toscano confidò: “Mai visto qui un allenatore così solo prima e dopo la partita”.

7) In coda a questa via crucis, Stramaccioni si presenta da Moratti e gli detta la ricetta: piu qualità e giovani in squadra, staff fidato, dirigenti più presenti e solidi. Cioè: “Pres, mi cambi tutto attorno. Al resto ci penso io”. E invece il presidente ha cambiato lui. “Per preservarlo”, ha spiegato ieri. No, per preservargli immagine ed entusiasmo, avrebbe dovuto cacciarlo a gennaio e risparmiargli questi 4 mesi terribili, con una squadra impresentabile, al centro di veleni che al confronto i Borgia erano boy scout. Per 4 mesi ci ha messo la faccia, senza scaricare responsabilità, in attesa di mostrare finalmente la sua vera Inter.

Per questo l’esonero è calato come una pugnalata a tradimento. Non ha sofferto la cacciata in sè, ma il modo e l’onda lunga che montava da mesi. E ora Andrea Stramaccioni, a 37 anni, si sente come quando ne aveva 15, con tre legamenti rotti e un sogno a pezzi. Lo stesso rigetto del calcio. Gli passerà. E’ forte. Non lo fosse, non avrebbe retto 4 mesi da capro espiatorio. Ripartirà. Resta il talento che due estati fa era inseguito da Inter, Juve, Roma, Fiorentina e Sacchi (Under 17). Ma per ora fatica a considerare gli abbocchi di Genoa e Parma. Era l’Inter che voleva fare felice, e con l’Inter che vorrebbe morire come allenatore in queste ore. I tifosi che hanno appeso uno striscione per lui alla Pinetina l’hanno capito.

Alcune note:

1) I rapporti tra Zanetti e Cambiasso sono -e sono sempre stati- ottimi. Ma avevano un rapporto diverso con Stramaccioni: basta rileggere le parole dette da Cambiasso qualche ora prima dell’esonero e fare 2+2. Una rivoluzione argentina? No. Ma di certo “sono a completa disposizione del Mister”, spesso, è solo una frase fatta che non ha alcun significato reale.

2) Niente di nuovo: nella gestione della comunicazione del caso Sneijder Branca ha fatto i disastri, Strama ci ha messo una pezza. Da solo. E parliamo di comunicazione purissima, senza neanche scendere nel discorso tecnico. Il compito dell’allenatore è rimediare ai danni fatti dai dirigenti?

3) Brutto il tentativo di mettere il cappello su Kovacic, brutto e poco credibile per mille motivi (da Casiraghi a Bozzo, che tra l’altro è il manager del “nemico” Cassano e dello stesso Mazzarri). Spesso per avere ragione basta raccontare la verità, non c’è bisogno di ricamarci sopra.

4) Ohibò. Dopo Mancini, Mourinho, Benitez, Gasperini, Ranieri, anche Stramaccioni ha da ridire sulla gestione della preparazione atletica e degli infortunati. Tutti pazzi scatenati? Tutti alla ricerca di disperate giustificazioni? Tutti esonerati, quello di certo. Gli altri, invece, sono ancora al loro posto.

5) I caratteri difficili bisogna anche saperli gestire. Che Cassano non fosse un giocatore “semplice” lo sapevamo tutti da agosto. Da quando, cioè, lo stesso Stramaccioni diceva di aver insistito per averlo in rosa. Brutto usarlo come scusa adesso.

6) Ineccepibile: Marotta, Galliani e…Stramaccioni. Come Ranieri prima di lui, come tutti gli altri prima di lui. Dov’è la Società? Dov’è Branca? Dice “ma noi non siamo mediatici“: è una colpa, non una scusa. Una colpa gravissima, in una realtà -che tra l’altro abbiamo attivamente contribuito a costruire e a far crescere- in cui la mediaticità non è una scelta ma una situazione di fatto imposta dal sistema. Non essere mediatici significa non saper fare una parte consistente del proprio lavoro.

7) “Presidente mi cambi tutto attorno. Al resto ci penso io”. Circa quindici giorni fa mi sono sentito dire: “la situazione è che o cambia l’allenatore o cambia mezza società: secondo te come va a finire?”. Lo abbiamo visto tutti com’è andata a finire. Come al solito. Come tutte le altre volte. La stessa richiesta l’avevano fatta Benitez, Leonardo, Ranieri: maggiori poteri, maggiore controllo della situazione, liberarsi di certe figure ingombranti e ritenute, evidentemente, anche dannose. E la soluzione invece è stata sempre la stessa: liberarsi dell’allenatore. Dopo averlo lasciato solo contro tutti, dopo averlo difeso in pubblico, magari dopo averlo persino rassicurato in privato. Ma poi un colpo di spugna, e il circo ricomincia da zero.

Ecco perché il problema non è l’allenatore, nuovo o vecchio. Ecco perché il problema non è Stramaccioni o Mazzarri, Ranieri o Benitez.

Ed ecco perché questo qui non è affatto un post in difesa di Andrea Stramaccioni.
Ben venga Mazzarri, ma il problema non sono gli ultimi sei mesi, né l’ultima stagione.
I 6 punti qui sopra avrebbe potuto scriverli il biografo di uno qualsiasi degli ultimi 5 allenatori dell’Inter.

About Nk³

Il calcio è uno sport stupido, l'Inter è l'unico motivo per seguirlo. Fermamente convinto che mai nessun uomo abbia giocato a calcio come Ronaldo (ma anche Dalmat non scherzava). Vedovo di Ibrahimovic, ma con un Mourinho in panchina persino i Pandev e gli Sneijder possono sembrare campioni. Dategli un mojito e vi solleverà il mondo.