Weekend con il morto

Non c’è niente da fare. Quando pensi che la tua Inter abbia ormai toccato il fondo con l’ennesima non-prestazione, paralizzata da tensioni, paure psico-fisiche, condizione atletica prossima allo zero assoluto e un allenatore incapace di infondere al proprio gruppo almeno  un briciolo di amor proprio, ecco arrivare una nuova, abbacinante, incommentabile sconfitta casalinga.

Dopo la disastrosa quanto prevedibile sconfitta di Londra, la domenica calcistica aveva offerto ai tifosi nerazzurri un barlume di speranza per la chimera chiamata terzo posto: mentre a Genova  Damato si sollazzava con la Wii, in campo succedeva un pò di tutto ed un redivivo Pazzini preparava dichiarazioni degne di un teenager in preda a crisi pre-puberale (“Portanova non è famoso gnegnegne”, “al Milan si mangia divinamente e il rutto è libero” e “che pacchia il Glade al tamarindo erotico negli spogliatoi”), il Napoli cadeva mestamente a Verona e la Fiorentina si preparava a far la festa a Petkovic.
I nostri ragazzi avevano un impegno casalingo insidioso ma abbordabile contro il Bologna del bravo Pioli: tre punti che avrebbero addirittura fatto segnare il meno tre dal secondo posto, roba quasi fantascientifica ad ulteriore dimostrazione di un campionato dal livello tragicomico.

Questa la pura teoria, i sogni bagnati di ogni interista utopicamente ottimista come il sottoscritto: sogni puntualmente tramutatisi nel solito incubo ad occhi aperti, quarantacinque minuti di vacuità calcistica, giocatori tremolanti, incapacità assoluta di tessere una qualsiasi banalissima trama di gioco, un ectoplasma nelle mani di un Bologna compìto, essenziale, eppure brillante, se paragonato all’inesistente avversario. Forse il peggior primo tempo di sempre, anche se questa è un’affermazione che recentemente trova modo di essere smentita dalla partita seguente…

Adesso vale tutto, come al solito: si respira ancora una volta aria di smobilitazione collettiva, si chiede la testa di Branca, poi quella di Stramaccioni o magari entrambe, i nuovi acquisti son tutti da prendere a pedate nel culo fin quando non raggiungono il confine con la Svizzera, il presidente deve vendere al miglior offerente e farsi una vita.
Girano già nomi deliranti, piangina che beccano cinque pere da semisconosciute squadre ceche e dovrebbero venire a Milano ad insegnare calcio, fantaritorni di portoghesi che potrebbero avere il mondo ai propri piedi, traghettatori casalinghi che lasciano pensare a un Caronte nerazzurro e così via. Lo stesso Moratti sembra letteralmente imbufalito, parla per enigmi e probabilmente le recenti interviste trasmettono messaggi satanici o conti correnti offshore se ascoltate al contrario.

Nel caos e nella rassegnazione che ci ha rovinato l’ennesima domenica sportiva, sarebbe forse opportuno capire, tra una bestemmia, uno sproloquio ed un invito a togliersi dai coglioni, che quando tutti i giocatori, nessuno escluso, sono totalmente incapaci di completare un passaggio di due metri, è segno evidente che ci sia molto di più di un problema tecnico/tattico, di un allenatore deludente o di una condizione atletica rivedibile.
C’è una crisi vera, globale, che coinvolge la società come la squadra, mette con le spalle al muro tutti e DOVREBBE richiamare i protagonisti al senso di responsabilità verso ciò che l’Inter rappresenta: non mi piace che Stramaccioni, in perenne stato confusionale e sicuramente non esente da clamorosi (quanto prevedibili, vista l’età, l’esperienza e la congiuntura ultranegativa) errori, debba sistematicamente metterci la faccia mentre attorno a lui tutto tace, si festeggiano presenze centenarie e si continua a strillare che il terzo posto sia obiettivo fondamentale, la squadra saprà ripartire, siamo ancora lì, ci sono 30 punti, hai tutta una vita davanti, studia che la testa ce l’hai, copriti che stasera fa freschino.

"Qualcuno vuol giocare con me a calcio?"

“Qualcuno vuol giocare con me a calcio?”

Che fare, per fermare il declino? Difficile dirlo ora, a marzo inoltrato, con le gambe a pezzi e la mente distrutta, una rosa incompleta da anni e costantemente ridimensionata per qualità e intensità, un allenatore esordiente cui si chiedono miracoli sportivi che neanche geni della panchina potrebbero ottenere in una precarietà così evidente.
Io credo si possa salvare il salvabile, semplicemente. Illudersi del terzo posto con una media da retrocessione è quanto di più tafazziano possa esistere al giorno d’oggi, tirare i remi in barca e credere che davvero non sia possibile fare meglio del nulla assoluto è invece troppo comodo e, soprattutto, terribilmente sbagliato.

Non invoco la messa al bando dei senatori e l’impiego coatto dei giovani: il rischio sarebbe quello di accentuare la gogna (mediatica e non ) sui primi (sui quali comunque si dovrà fare un ragionamento una volta per tutte puntuale, coraggioso e definitivo a fine stagione) e bruciare irrimediabilmente i secondi, lasciandoli naufragare dentro la melassa di meccanismi inesistenti.
Invoco invece la volontà di tenere duro fino alla fine, non lasciandosi travolgere dai risultati negativi e dalle brutte figure. Invoco soprattutto un segnale di intelligenza: aver imparato qualcosa da questi due anni di mancata ricostruzione, buttati letteralmente nel cesso tra scelte tecniche opinabili, mancati investimenti, acquisti mal ponderati, allenatori scelti dalla dea bendata e sistematicamente sconfessati.

Anche qualora non fosse terzo posto e non ci fossero questi dannatissimi trenta milioni di euro in cassa, invoco un format C: vero, concreto. E se non potranno arrivare le prime scelte, almeno arrivino giocatori che diano un senso alle richieste dell’allenatore (questo allenatore,  non altri) e al modulo che vorrà (e dovrà) portare avanti da subito, con i senatori (quei pochi meritevoli di conferma, per dinamiche di spogliatoio o effettiva utilità tecnica > Samuel, Zanetti, Cambiasso, Milito) pronti a farsi da parte e ad accompagnare davvero i nuovi interisti in un percorso di rinnovamento generale. Dove magari ci saranno sì altre sconfitte e qualche magra figura, ma in un contesto completamente diverso, nel quale si è davvero voltato pagina per andare a raccogliere i frutti che matureranno settimana dopo settimana, dove chi gioca troppo potrà tirare il fiato senza snaturare le dinamiche di squadra, dove un grave infortunio non comprometta un’intera stagione per totale mancanza di lungimiranza, dove un allenatore non debba sentirsi sul patibolo perché gli han dato una Trabant chiedendogli di portarla sul podio al Gran Premio di Monza.

About NicolinoBerti

Nasco meritatamente in provincia di Livorno e capisco immediatamente di non voler fare nulla nella vita. Ci sono brillantemente riuscito fino ad ora. Amo l'Inter dal 1987. Walter Samuel mi ha lasciato senza neanche un bacio d'addio. Spalletti è più sopportabile di Mazzarri e Lippi come toscano. Odio il 352.