Perché io Galgo

Mentre l’Italia si ritrova politicamente divisa in tre parti, tra ingovernabilità, isterismi collettivi e restituzioni Imu, il derby di Milano offriva un Inter a due facce: quella confusa, disordinata e in balìa di temibili cursori del calibro di Abate e De Sciglio nel primo tempo, e quella generosa, razionale,  in alcuni frangenti persino coraggiosa vista nella ripresa.

Alla luce del responso uscito dalle urne nella giornata di ieri, una cosa è certa: Handanovic e Schelotto meriterebbero un posto di primo piano in un eventuale nuovo governo. E un ringraziamento per averci verosimilmente salvato le terga da un possibile “Alfano I”.
Il primo è quasi fantascientifico nel neutralizzare due tentativi ravvicinati del numero 45 avversario a botta sicura, per poi dichiarare serenamente ai giornalisti di aver fatto ciò per cui viene pagato, con tanto di scrollata di spalle; il secondo credo stia ancora piangendo dopo aver trovato la serata giusta per redimersi davanti ai tanti tifosi che già l’avevano bollato come sega sesquipedale.
Intendiamoci: non è e non sarà mai una certezza, ma neanche la vittima da schiaffo del soldato vista a Siena pochi giorni fa. Un rincalzo, piuttosto giovane e dotato di buon atletismo (quando sarà rientrato in forma), che difende male ma attacca benino e che in una rosa al completo potrebbe avere una sua ragione di essere.

L’Inter è ancora convalescente, quasi quanto il suo allenatore: i 45 minuti passati ad ammirare le scorribande di De Sciglio e l’inadeguatezza totale di Nagatomo gridano vendetta, ma è l’intera gestione delle fasce a non convincere in assoluto, inclusa la delittuosa posizione di Guarin.
Che l’effetto Football Manager non inganni: non sarebbe comunque bastato invertire la posizione del giapponese e di Zanetti per rimediare come per incanto ad un problema generale di posizioni in campo. Decisivo in tal senso Boateng, tornato a livelli ormai dimenticati da tutti.
Se poi l’attacco è decimato e dall’altra parte hai invece giovani virgulti capaci di dare intensità ad ongi pallone giocato ed intensità costante all’azione offensiva, è facile intuire che l’unico gol subìto abbia il sapore del miracolo.

Non ci posso credere (cit.)

Non ci posso credere (cit.)

Consola quel secondo tempo giocato di slancio, con l’atteggiamento di chi non vuole arrendersi, nonostante le assenze, la confusione generale, i tanti irrisolti problemi tattici ed atletici, così come la buona prova dei due centrali difensivi, soprattutto l’acciaccatissimo Ranocchia, generoso e attento come nei giorni migliori contro avversari decisamente insidiosi.
Consola anche ascoltare lo stesso Stramaccioni ammettere i propri errori e confessare di dover imparare ancora molto: a molti non basterà, ma continuo ad avere la netta sensazione che il mister, cervellotico per certi aspetti, stia davvero tentando di trovare il bandolo della matassa in mezzo a mille difficoltà. E che sia lui il futuro dell’Inter.

Presumo non sia esattamente la cosa più facile del mondo avere a che fare con una rosa incompleta, tartassata da problemi fisici gravi, con una preparazione atletica ancora da decifrare (esser scesi in campo da agosto vorrà pur dire qualcosa o no?) e moduli da aggiornare e rivedere continuamente.
Difficile dare un’idea di gioco in una situazione simile, possibile invece limitare gli errori e cercare di schierare da subito una formazione competitiva, magari cercando di agire con maggiore impeto.
Stramaccioni ha le conoscenze tattiche per attuare le correzioni opportune non appena sia necessario, gli manca ancora il polso per metterle in pratica
C’è poi chi si è appellato all’assenza dei nuovi acquisti dal primo minuto. Ma a Firenze l’undici iniziale sembrava l’ideale, eppure…

Sulla continuità dell’Inter è invece davvero impossibile scommettere. E senza attacco, per dirla con una sottile metafora, sono cazzi.
Il che non significa necessariamente che si debba rinunciare a lottare con dodici giornate di anticipo. Basterebbe tenere a mente che sarà tremendamente dura.
Chissà che con un Carew in più…ok, me ne vado. Amala.

About NicolinoBerti

Nasco meritatamente in provincia di Livorno e capisco immediatamente di non voler fare nulla nella vita. Ci sono brillantemente riuscito fino ad ora. Amo l'Inter dal 1987. Walter Samuel mi ha lasciato senza neanche un bacio d'addio. Spalletti è più sopportabile di Mazzarri e Lippi come toscano. Odio il 352.