Pausa di riflessione

Davvero curiosi questi ultimi giorni di un 2012 non esattamente entusiasmante per i colori nerazzurri: mentre gli improperi per il clamoroso palo colpito da Livaja contro il Genoa continuano a riecheggiare nella mia abitazione, arriva l’ennesima buffonata targata Tosel, complice un “vergogna” di Ranocchia pronunciato forse nei confronti di un giocatore genoano, evidente segno che l’atteggiamento aggressivo di Guarin sia ormai destinato a far scuola tra tutti i nerazzurri. E’ il boot camp di Appiano Gentile, baby.

Un ragazzo poco raccomandabile

Attendiamo con impazienza l’utilizzo della macchina della verità a fine partita ed incassiamo altre due giornate di squalifica che rendono ormai evidente come la Restaurazione sia ormai compiuta, tra gli imbarazzanti silenzi della Federazione ed il discutibile basso profilo della società, forse sin troppo educata e rispettosa nei confronti di un ambiente ostile e piegato alle esigenze dell’ovino di turno, dove le poche voci fuori dal coro vengono subito soffocate dalla superbia dei Vinovo Boys, assecondata da inesistenti (e conniventi) istituzioni sportive.

L’Inter nel frattempo raccoglie i cocci di un novembre decisamente brutto e di un dicembre poco esaltante e prova a far quadrato intorno a Stramaccioni: il mister professa un razionale, moderato ottimismo che ritengo condivisibile, dal momento che in questi pochi mesi di “nuova Inter” sono sì emerse tutte le difficoltà di una rosa caratterizzata da problemi strutturali non marginali, ma anche risultati di assoluto rilievo contro le grandi (o presunte tali) e la sensazione costante che il tecnico romano sia in piena sintonia col presidente Moratti.

Se questo si rifletterà con un mercato di riparazione che, con tutti i limiti economici del caso, possa permetterci quel salto di qualità necessario per permettere all’allenatore di lavorare davvero ad una identità di gioco definita, chiara e che garantisca continuità, lo vedremo: le premesse non sono esaltanti, ma tra un panettone ed un pandoro si sa che i quotidiani sportivi scatenano le loro fantasie più perverse, alla ricerca del nome sensazionale – o dell’incubo orripilante – da rifilare al lettore di turno, avido di fesserie tutte da verificare.

L’impressione è che le linee guida siano state tracciate e che si cerchi di operare tenendo conto della persistente congiuntura negativa, che non consente investimenti anche soltanto di medio livello: i probabili partenti non sono pochi, così come i tanti giovani che scalpitano per un posto in prima squadra o per un prestito che permetta loro di ritrovare il feeling con il campo da gioco; l’esigenza di monetizzare al meglio le eventuali cessioni, tra una bizza di Sneijder e il dubbio Alvarez (per molti da cedere al volo, per me da valutare con molta cautela), si scontra con l’obbligo di rinforzare la rosa evitando di “far numero” con rincalzi o comprimari pressoché inutili.

Inter-Genoa ha ribadito l’importanza di Guarin in un centrocampo votato al contenimento ed avulso da qualsiasi parvenza di manovra, la necessità di un Milito-2 che permetta al buon Diego di rifiatare e ritrovare la giusta lucidità, ed ha evidenziato, una volta di più, quanta qualità manchi a questa squadra per diventare davvero un organico pronto a dar battaglia, in Italia come in Europa, evitando i clamorosi black-out di questo girone d’andata.

Al netto di alcuni arbitraggi sconcertanti, i punti smarriti per strada contro Siena e Parma pesano come macigni e sono figli non soltanto di una stanchezza generale dovuta ad una stagione cominciata con largo anticipo rispetto alle avversarie, ma anche di una costante mancanza di alternative e di una incapacità di fare la partita che ha costretto fin troppe volte Stramaccioni a fare di necessità virtù, qualche volta con soluzioni forse cervellotiche e poco redditizie, spesso con lampi di puro genio e costruzioni tattiche di altissimo livello, considerando anche il “materiale umano” a disposizione.

Essere in piena lotta per quell’obiettivo realistico chiamato Secondo Posto, nonostante tutto e tutti, credo sia un bel punto di partenza per l’Inter che verrà: in attesa di cinesi, calciomercato, telenovela Sneijder, nuove squalifiche e un paio di centrocampisti in più (io lo scrivo sempre, tipo promemoria), non posso far altro che augurarvi un Buon 2013, nella speranza sia illuminato più che mai dai colori del cielo e della notte.

About NicolinoBerti

Nasco meritatamente in provincia di Livorno e capisco immediatamente di non voler fare nulla nella vita. Ci sono brillantemente riuscito fino ad ora. Amo l'Inter dal 1987. Walter Samuel mi ha lasciato senza neanche un bacio d'addio. Spalletti è più sopportabile di Mazzarri e Lippi come toscano. Odio il 352.