Helenio Herrera, Il Mago (10.04.1910 – 9.11.1997)

Ci sono dei nomi che ci portiamo dentro dalla nascita, noi interisti, nomi che fanno parte del nostro imprinting, dopo la voce e l’immagine di mamma e papà,  i cognomi dei protagonisti della Prima Grande Inter. Oggi sono 15 anni che ci ha lasciato il Mago, l’architetto di quella grande squadra, il suo nome è per un interista un ricordo naturale, perché anche se non ne abbiamo nessun ricordo personale è parte di noi.

E dato che siamo l’Internazionale e dunque fratelli del mondo, userò un post di Danny Hansen di Sempreinter, il sito di riferimento degli Interisti Svedesi. Vi avviso, questo è un post lunghissimo, come lunga è la storia che ci lega al Mago. Sedetevi comodi e godetevi la Storia del Calcio.

1910 – 1959
Helenio Herrera Gavilan è nato il 10 aprile 1910, una data ancora incerta perché pare Herrera abbia modificato l’anno di nascita negli anni ‘50, dichiarando di essere nato nel 1916. HH nacque in Argentina, ma i suoi parenti erano spagnoli: suo padre era un famoso anarchico all’epoca della monarchia spagnola e Re Alfonso XIII, per questo la famiglia dovette trasferirsi all’estero in esilio. Quando Helenio aveva 4 anni andarono a vivere in Marocco, dove divenne cittadino francese.
Prima di diventare allenatore, ruolo che l’ha consacrato leggenda, Herrera giocò come difensore, prima nel RC Casablanca e poi nel CASG Paris. HH ha anche militato per lo Stade Français e per l’Excelsior Roubaix prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Durante la guerra giocò per il Red Star Paris, nuovamente per lo Stade Français, l’EF Paris Capitale e per ultimo per il Puteaux, squadra nella quale iniziò la sua carriera di allenatore (e giocatore allo stesso tempo).

La carriera di allenatore continuò anche quando Herrera fece ritorno per la terza volta allo Stade Français per tre stagioni. Tuttavia, non ebbe successo e quando il proprietario della squadra la mise in vendita, HH si trasferì in Spagna per le sei successive stagioni, allenando Real Valladolid, Atlético Madrid (con il quale vinse due campionati), CD Málaga, Deportivo La Coruna e Sevilla FC. Dopo un breve periodo in Portogallo come allenatore del Belenenses, Herrera tornò in Spagna per allenare nel Barcelona. Guardando ai risultati, il periodo catalano fu un grande successo, con la conquista di due campionati, due Coppe delle Fiere (l’equivalente dell’Europa League) e una Coppa di Spagna. Ma nonostante i titoli, gli anni del Barcelona non furono tutte rose e fiori. Lo stile autoritario di Herrera non fu apprezzato e i suoi rapporti con la star ungherese della squadra, Ladislao Kubala, furono pessimi. Dopo due stagioni, la situazione si fece insostenibile e Herrera fu sollevato dall’incarico.

Il Mago.

1960 – 1997
Angelo Moratti era diventato presidente nel 1955 e non era molto contento che la sua squadra non vincesse uno scudetto dal 1954. Sapendo delle difficoltà di Herrera al Barcelona ed essendone rimasto impressionato (anche in occasione di una partita di Coppa delle Fiere tra le due squadre, in cui l’Inter fu eliminata proprio dalla squadra di HH) Moratti si assicurò l’arrivo di Herrera per la stagione successiva, prima ancora che venisse licenziato dal Barcelona. Correva l’anno 1960 e Helenio Herrera divenne l’allenatore più pagato dell’epoca.
Helenio Herrera all’Inter è rimasto 8 anni, dal 1960 al 1968 e ha costruito una Grande Inter. La Prima Grande Inter, con la quale ha vinto tre campionati (1962-1963, 1964-1965, 1965-1966), due Coppe dei Campioni (1963-1964, 1964-1965) e due Coppe Intercontinentali (1964, 1965), regalando ai posteri la filastrocca più famosa della storia del calcio italiano: Sarti, Burgnich, Facchetti, Bedin, Guarneri, Picchi, Jair, Mazzola, Peirò, Suarez, Corso.

Inter, 1963
Giuliano Sarti, Giacinto Facchetti, Aristide Guarnieri, Carlo Tagnin, Tarciso Burgnich, Armando Picchi;
Jair, Bruno Petroni, Luis Suarez, Sandro Mazzola, Mario Corso

HH allenò la Roma per cinque anni, dal 1968 al 1973, ma non vinse nessun Campionato alla sua guida, vinse però una Coppa Italia nella stagione 1968-1969 e una Coppa Anglo-Italiana nel 1972. Al termine di questa esperienza tornò all’Inter per la stagione 1973-1974, che non fu molto fortunata, Herrera ebbe un infarto e dovette lasciare la guida della squadra a Enea Masiero, che condusse l’Inter al quarto posto in Serie A.
Il Mago si ritirò dal calcio fino al marzo del 1979, quando dalla Serie B il Rimini Calcio lo chiamò come consulente, dopo soli due mesi lasciò questo incarico e fece ritorno al Barcelona, per chiudere una grandissima carriera di allenatore portando la squadra alla qualificazione per la Coppa UEFA nel 1980 e alla vittoria in Coppa di Spagna nel 1981.
Alla fine di questa straordinaria carriera, divenne un ottimo commentatore televisivo e si spense a Venezia, città nella quale si stabilì, il 9 novembre 1997.

L’influenza di Helenio Herrera sul calcio e sul ruolo dell’allenatore
Helenio Herrera è stato un innovatore in molti modi, ma ha soprattutto cambiato il ruolo e l’influenza dell’allenatore. In un’intervista rilasciata vari anni dopo l’era della Grande Inter, il centrocampista Luis Suárez dichiaro a proposito di Herrera: “L’enfasi che dedicava alla forma fisica e alla psicologia non si era mai vista prima. Prima di lui l’allenatore non era importante”. Prima del Mago il ruolo del “mister” era praticamente quello di allenare la squadra, selezionare undici titolari e decidere la formazione, gli era dunque riconosciuta poca fama e raramente aveva il rispetto dei giocatori. Herrera fu il primo allenatore famoso, in un’epoca in cui solo i giocatori lo erano, basti pensare che il Real Madrid era conosciuto come il “Real di Di Stefano” e l’Inter come “l’Inter di Herrera”. Prima del Mago la maggior parte degli allenatori perseguiva un’idea di gioco e la voleva applicare senza prendere in considerazione il tipo di giocatori che aveva a disposizione, ma lui pensava diversamente: “Come prima cosa bisogna conoscere i giocatori molto bene, bisogna osservarli come individui durante gli allenamenti e le partite, per vedere quali siano le loro migliori caratteristiche naturali. Allora e solo allora si può cominciare a fare un piano per la tattica generale.”

Tra gli allenatori di oggi è soprattutto José Mourinho ad essere riconosciuto come un grande motivatore, ma Herrera anticipò i tempi anche in questo caso, usando vere e proprie tecniche, come ad esempio la ripetizione di slogan durante gli allenamenti “Chi non dà tutto, non dà niente” e l’affissione di poster motivazionali negli spogliatori e al campo di allenamento.

Herrera fu anche uno dei primi a interessarsi alla condotta dei giocatori nella vita privata: era proibito bere alcoolici e fumare e i giocatori avevano una dieta personale per tenersi in forma. Non era raro che Herrera mandasse dei rappresentanti della società per assicurarsi che i giocatori dormissero la notte o riposassero per le partite e gli allenamenti. I giocatori che trasgredivano non avevano altra scelta, se non cambiare squadra, potrebbe sembrare un allenatore molto severo, ma sapeva cosa sarebbe servito per essere vincenti. Herrera fu anche il primo a chiamare i giocatori in ritiro prima delle partite, una cosa scontata ai giorni nostri, portandoli in hotel lontani per preparare la partita e rafforzare il senso di unità della squadra. L’obiettivo era creare una mentalità vincente, si dice che una volta allontanò un giocatore perché aveva detto in un’intervista “L’Inter è venuta a Roma per giocare”, invece di dire che l’Inter era venuta per vincere.

Anche tatticamente Herrera era all’avanguardia anche se non è stato come molti credono l’inventore del catenaccio, anzi, non è stato nemmeno quello che l’ha portato in Italia. È stato però l’allenatore che lo ha sfruttato e sviluppato, facendone un esempio di tattica. Il Catenaccio fu una tattica usata dalll’allenatore austriaco Karl Rappan negli anni ‘30 e ‘40, quando allenava il Servette e la nazionale svizzera. Lo schema più usato dell’epoca era conosciuto come la “formazione Mondiale”, una sorta di 3-2-2-3. Era uno schema molto più attivo di quello di Rappan e dato che puntava così tanto sulle caratteristiche individuali dei giocatori, era molto difficile riuscire a vincere se la squadra non disponeva dei giocatori adatti. Il ruolo più importante nel calcio di Rappan era il libero, il cui raggio d’azione era dietro la linea della difesa per intercettare i palloni che la scavalcassero. In Italia l’allenatore che iniziò ad utilizzare il catenaccio fu Nereo Rocco, che riuscì a portare la Triestina al secondo posto in campionato nel 1947.
Il catenaccio di Herrera era diverso sotto molti aspetti sia da quello di Rappan che di Rocco, quello di Rappan alternava la marcatura a zona e a uomo, per Herrera si marcava solo a uomo. Ogni difensore si concentrava su un singolo attaccante avversario, mentre il libero si muoveva alle loro spalle, assicurandosi che nessun pallone andasse troppo vicino alla propria porta, c’era quindi sempre un giocatore in più in difesa (all’Inter il libero era Armando Picchi). Il catenaccio herreriano era anche più serrato della versione di Rocco e lasciava più spazio alla palla lunga e al contropiede, grazie anche a una difesa insolitamente offensiva, soprattutto nella figura della futura leggenda interista Giacinto Facchetti.

Giacinto e Helenio.

Herrera dava anche grande importanza a quello che succedeva sugli spalti, aveva sottolineato l’impatto del “dodicesimo giocatore” sui risultati della squadra e spingeva i tifosi a organizzarsi e far sentire chiaramente il loro sostegno alla squadra. Si potrebbe azzardare che in un certo senso abbia contribuito alla creazione delle curve in Italia.

Il successo della Grande Inter messo in discussione
Negli anni ‘60 l’Inter era una potenza mondiale del calcio, purtroppo questo strapotere è stato oggetto di contesa negli ultimi anni.
Nel 2003 il quotidiano britannico The Times aveva accusato il presidente dell’Inter dell’epoca, Angelo Moratti, di aver avuto contatti con l’arbitro ungherese Gyorgy Vadas prima di una partita di Coppa tra Inter e Real Madrid nel 1966. Secondo la stessa fonte la dirigenza interista aveva fatto dei tentativi analoghi nelle due stagioni precedenti e secondo l’autore dell’articolo Brian Glanville, il successo dell’Inter era “il frutto della corruzione, in cui Angelo Moratti ha svolto un ruolo cruciale in un processo messo in piedi da due persone entrambe non più in vita al momento: Deszo Szolti e Italo Allodi (il direttore sportivo dell’Inter).” È importante ricordare che queste insinuazioni non sono mai state confermate da altre fonti e che l’Inter non è mai stata condannata per episodi risalenti a quel periodo.
L’anno seguente una nuova accusa emerse del libro Il Terzo Incomodo scritto da Ferruccio Mazzola, nel quale parla di doping nel calcio italiano. Mazzola accusa anche l’Inter, squadra nella quale giocò una sola partita, di fornire ai giocatori sostanze dopanti negli anni ‘60 e ‘70. Tra i nomi emersero quelli di Helenio Herrera e Giacinto Facchetti e Ferruccio era convinto che gli ex nerazzurri Armando Picchi, Carlo Tagnin, Mauro Bicicli e Ferdinando Miniussi erano deceduti prematuramente per colpa di sostanze illegali. Queste accuse fecero molto arrabbiare l’Inter e i suoi giocatori, Sandro Mazzola troncò le sue relazioni col fratello. Giacinto Facchetti, all’epoca presidente dell’Inter, presentò denuncia di diffamazione insieme a Massimo Moratti, ma perse la causa perché il giudice non ritenne che le parole pubblicate nel libro di Ferruccio Mazzola potessero essere considerate oggetto di diffamazione. Questo giudizio è stato erroneamente interpretato come se le accuse del libro fossero vere, mentre il processo non verteva sulla veridicità delle parole del libro, ma sul loro carattere diffamatorio. Nessuna delle affermazioni contenute nel libro di Ferruccio Mazzola è stata considerata legale, tra l’altro, per la mancanza di prove e per il fatto che siano passati 40 anni tra i presunti fatti e la loro divulgazione.

Fonti:
La Grande Inter in a Nutshell 
Helenio Herrera Legend Forgotten
The many Innovations of Helenio Herrera
Wikipedia: Grande Inter
Wikipedia: Helenio Herrera
Wikipedia: Ferruccio Mazzola

Tack så mycket Sempreinter!

About Miss Green⁵

Sono nata e cresciuta all’ombra dello stadio, nel piazzale ho imparato ad andare in bici e in motorino. Da piccola dicevo che Malgioglio era mio padre, si somigliavano molto.