L’uomo decisivo

Lo so, i più si immagino la giocata decisiva di Sneijder o Milito, quelli molto ottimisti sognano il risveglio di Forlan, e qualcuno aspetta la soluzione personale di Maicon o Cambiasso. Io punto su Stankovic.
Nel bene e nel male: se Stankovic sbaglia partita, l’Inter non ha speranze.
Il vertice basso del rombo è doppiamente cruciale: per fare schermo alla difesa e per impostare la manovra d’attacco.

L’anno scorso Leonardo scommise su Thiago Motta, in quella posizione, e finché gli altri centrocampisti hanno avuto fiato, quella scelta ha pagato, salvo rivelarsi catastrofica contro lo Schalke.
Questa Inter è terribilmente più statica e ha meno qualità tecniche. Se lascia all’Olympique il tempo di sistemarsi in difesa, non può che andare incontro a una partita di pura sofferenza, come quelle contro Bologna, Novara, Catania.
Di diverso ci sarà San Siro, sperabilmente tutto esaurito.
Ma l’incitamento del pubblico non può funzionare da bombola ad ossigeno, a certi ritmi l’Inter sbarella, perde le distanze fra i reparti, apre voragini alle ripartenze altrui. Di nuovo, la serata di Deki diventa il punto critico.

Il timore è che lui per primo non sia capace di giocarsela con “il cuore caldo e la testa fredda” (come ha detto in conferenza stampa: a proposito, ottima idea portare lui); ha tanta esperienza, un formidabile attaccamento alla maglia, ma se girasse male, sarà fra i primi ammoniti e a rischio espulsione.
Più che un trascinatore, Stankovic dovrà essere metodico e affidabile, capace di lanciare Maicon sulla corsa – con Zanetti sull’altra corsia, scordiamoci i cross – e solo ogni tanto cercare il lancio lungo per Forlan e Milito.
E chissà che non ci scappi un tiro da lontano, uno dei suoi, uno di quelli che finiscono nella sigla di Champions League. Contro il Chievo ha preso le misure…

About Taribo59

Rudi Ghedini, bolognese di provincia, interista dal gol sotto la pioggia di Jair al Benfica, di sinistra fin quando mi è parso ce ne fosse una.