Ho già scritto che Inter-Lazio è più importante del derby. Aggiungo che è più difficile.

Il rendimento esterno della Lazio è il migliore della Serie A: 5 vittorie, 2 pareggi e una sola sconfitta, a Siena (17 punti in 8 partite, Juve e Milan li hanno fatti nelle prime 9).

E poi l’Inter non potrà ripetere con la Lazio il tipo di partita giocata – giustamente – contro il Milan: non potrà lasciare il pallone all’avversario e limitarsi a gestirlo nel 33% del tempo.
Non potrà perché il pubblico di San Siro vuole – anzi, a questo punto pretende – una vittoria e il sorpasso. Ma Reja – tanto simile a Ranieri, eppure sempre sconfitto nei confronti diretti – non regalerà spazi, anzi dirà ai suoi che il pareggio sarebbe grasso che cola.

Terzo motivo: sarà la terza partita in sette giorni per Maicon, Zanetti e Cambiasso, e nessuno può dire quanto abbia recuperato Sneijder, che un pezzo di partita la giocherà.

Infine, l’Inter senza Thiago Motta è condannata all’estemporaneità, al lampo del solista.
Di solisti in grado di rompere gli equilibri, i nerazzurri ne hanno più della Lazio.
Ma non hanno un attaccante con la costanza di Klose, 9 gol su azione in 16 partite, né la cerniera di centrocampo garantita da cursori come Ledesma, Hernanes, Brocchi, Gonzalez, Matuzalem… La Lazio, inoltre, è una delle poche squadre che sanno attaccare su entrambe le fasce, occupando il campo in tutta la sua larghezza, con Konko e Lulic (Radu e Zauri).

A San Siro, alla seconda di andata, la Lazio ha fermato il Milan (2-2), poi ha espugnato Firenze, Bologna e Cagliari (0-3), e l’unico fragoroso fallimento è stato dopo la pausa natalizia, il 4-0 a Siena.
Sullo 0-0 sarà una partita complicata, passasse in vantaggio l’Inter potrebbe anche mettersi in discesa, ma se andassero in gol i biancocelesti, la salita diverrebbe ripidissima.
Poi, c’è Milito…

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Rudi Ghedini, bolognese di provincia, interista dal gol sotto la pioggia di Jair al Benfica, di sinistra fin quando mi è parso ce ne fosse una.