Tavolo della Pace: molto peggio di un nulla di fatto

Nel giorno in cui il Consiglio di Stato boccia la Tessera del Tifoso, il fallimento del Tavolo della Pace lancia un segnale drammatico sulla capacità e sulla lungimiranza della classe dirigente del calcio e dello sport italiano.
Qualcuno si era illuso. Non io.

Non è un “nulla di fatto”, è molto peggio. Assomiglia piuttosto a un boomerang scagliato da incapaci, quelli che si sciacquano la bocca con frasi come “l’etica non cade in prescrizione”.
Con tutta evidenza, il calcio è stato requisito da persone inadeguate, miopi, ossessionate da interessi particolari, su cui hanno bellamente costruito il loro potere.
In quella triste compagnia, Massimo Moratti ha ribadito le sue ragioni – sancite da tutti i processi, sportivi e penali – e forse concluso che il sistema è irriformabile.

Da giornate come quella di ieri, il calcio italiano esce schiantato.
Viene certificato che un aggressivo azzeccagarbugli vale molto più di un fuoriclasse, che nemmeno il CONI ha alcun margine per ricostruire un ordine condiviso del discorso.
Il declino dell’intero movimento sportivo non potrà che accelerare, dilagherà la guerra di tutti contro tutti, e qualcuno deciderà di rivalersi sulla Juve per il danno causato dai comportamenti della notoria associazione a delinquere.
Non ci sono anticorpi alla prossima, ravvicinata Calciopoli.
E che prospettive può avere uno sport in cui ognuno può attribuirsi il numero di scudetti che vuole?

Qualcuno penserà che esagero: dopotutto, il calcio continua a muovere tante passioni e tanti soldi.
Erano così anche la boxe e il ciclsimo, prima di perdere ogni credibilità.

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Rudi Ghedini, bolognese di provincia, interista dal gol sotto la pioggia di Jair al Benfica, di sinistra fin quando mi è parso ce ne fosse una.