Verso LOSC – Inter

Lilla (il cui nome vuol dire “isola”) è una città di circa 200.000 abitanti, situata nell’estremo nord francese, a confine con il Belgio; dista due ore da Parigi ed un’ora e mezza da Londra, attraverso il tanto famoso Pas-de-Calais, ossia il punto in cui l’Inghilterra è più vicina al continente, il punto in cui partono verso la terra di Albione navi, traghetti, merci, uomini, speranze. Lilla è la capitale di questa regione, un territorio di passaggio, un territorio di periferia, un territorio influenzato nel corso della storia in egual misura dalle culture fiamminga, francese, inglese.
In questa zona ci sono due città principali: la già citata Lilla, e Lens. E queste due città hanno ovviamente le proprie società calcistiche, nella fattispecie il LOSC (Lille Olympique Sporting Club) ed il Racing Club de Lens. E nel corso di questi ultimi decenni, la Lilla calcistica è stata sempre succube dei suoi più agguerriti e maldigeriti rivali. Sempre, ma solo sino al 1999.

Nel 1999 infatti la squadra, che fino ad allora era una SAEMS (ossia “société anonyme d’économie mixte sportive”, una sorta di squadra comunale gestita dall’intera cittadina) venne privatizzata, per far sì che le sorti del team, in quel momento relegato in seconda divisione, potessero rilanciarsi grazie a nuovi proprietari, nuovi progetti, investimenti, nuovo entusiasmo. E così avvenne: in dodici anni, cioè sino ad oggi, il Lille ha collezionato risultati oggettivamente interessantissimi: tralasciando la vittoria del campionato scorso, apice di questa programmazione calma e costante, la squadra già nei campionati precedenti faceva molto parlare di sé oltralpe. Età media tra le più basse di un campionato giocato principalmente da giovani in cerca di contratti milionari in Inghilterra, Spagna e (una volta?) Italia, il team è stato (ed ancora è) composto da un giusto mix tra polmoni e talento. Il gioco sempre aperto ed offensivo l’hanno resa “simpatica” e “gradevole da vedere” al tifoso medio francese. La società, così come i tifosi, deve moltissimo, se non tutto (da un punto di vista squisitamente “di campo”) al bosniaco Halilhodzic prima (artefice della promozione in Ligue 1) e al francese Clade Puel dopo, che tra il 2002 e il 2008 ha fatto crescere, maturare, stabilizzare ed ingrandire sia i giocatori in campo, che i supporters e la società stessa. Puel lasciò tre anni fa quindi, per tentare l’assalto europeo con il Lyon (tentativo che fallirà a metà, ottenendo ogni anno buoni risultati in europa ma senza arrivare mai ad ottenere la vittoria finale), ed il Lille ingaggiò Rudy Garcia, allenatore di (allora) 45 anni proveniente dal Le Mans (che si porterà in dota Gervinho), squadra di bassa-media classifica autore l’anno precedente di un buon campionato. È con Garcia che il sogno diventa realtà: questa squadra fatta crescere senza fretta, con un’identità di gioco ben radicata e maturata (sono anni che il Lille non può prescindere dal 4-3-3 e derivati) e con talenti giovani e forti in squadra arriva a fare lo scorso anno il double, vincendo un campionato che mancava dal 1954 ed una coppa di Francia che mancava dal 1955. La cosa entusiasmante per i propri tifosi è il fatto che il Lille non sembra davvero essere in fase calante, viste le direttive societarie, e viste le carte d’identità dei giocatori in squadra.
Hazard, 20 anni. Sow, 25 anni. Debuchy, 26 anni. Mavuba, 27 anni. Obraniak, 27 anni. Sono i giocatori più rappresentativi di questa squadra, sono giocatori nel pieno della loro forma e della loro evoluzione, sono giocatori che hanno ancora davvero molto da dare in carriera (escluso Hazard, talento assoluto destinato ad entrare nel calcio plurimiliardario, presumibilmente in Spagna o Inghilterra).

Parlando più specificatamente, la politica trasferimenti del Lille non è stata mai troppo dispendiosa. Per sottolineare ciò basta prendere ad esempio i terminali di questa squadra, portiere e centravanti: l’estremo difensore è Mickael Landreau, vecchia conoscenza degli amanti del calcio transalpino, uno di quei portieri sempre titolari da almeno quindici anni, prima con il Nantes (con il quale vince un campionato), poi con il PSG e recentemente con il Lille. Una sicurezza per gli standard francesi, di certo non un portiere di livello europeo ormai, ma comunque un buon investimento a costo zero, essendo arrivato da svincolato. E svincolato lo scorso anno era anche Moussa Sow, attaccante senegalese ex-Rennes e ultimo capocannoniere della Ligue 1. Ora il giocatore vale almeno una decina di milioni di euro, lo scorso anno solo il Lille credette in lui. Anche quest’anno tra l’altro è arrivata una punta a costo zero, specificatamente il trentenne polacco Jelen, buon prospetto, dall’Auxerre. Non un titolare certo, ma un’ottima pedina per poter effettuare turn-over in una stagione che almeno secondo i piani dirigenziali, dovrebbe veder il Lille spesso in campo durante la settimana.

Detto delle abilità in fase di mercato, parliamo ora dei talenti di questa squadra. La stella più luminosa è senza dubbio Eden Hazard, trequartista (che all’occorrenza può giocare anche da esterno di sinistra o da seconda punta) classe 1991 di nazionalità belga, arrivato a Lille a soli 16 anni dopo aver dovuto rifiutare un ingaggio da parte dell’Anderlecht perché ancora troppo piccolo per potersi trasferire dalla sua società d’origine. In quattro anni la bravura di Hazard è cresciuta esponenzialmente, lo scorso anno è stato eletto come miglior giocatore del campionato e quest’anno le prestazioni in campo sembrano seguire gli stessi standard, sebbene l’inizio di stagione del Lille sia stato abbastanza travagliato (attualmente si trova in quarta posizione a quattro punti dal multimilionario PSG, in vetta). Hazard è coccolato e cresciuto da un’intera comunità, è la perfetta sintesi di un territorio che vede convivere civilmente fiamminghi e francesi, è senza ombra di dubbio il simbolo di questa squadra. Il suo futuro è ovviamente destinato a lidi ben più importanti, questa sarà probabilmente la sua ultima stagione in Francia. Dopo aver rifiutato un trasferimento all’Arsenal negli ultimi giorni dello scorso mercato (la società aveva accettato un’offerta di 30 milioni di euro per lui), questo sarà forse l’anno in cui far vedere al mondo intero di che pasta sia fatto questo bravissimo giocatore.
Di Moussa Sow abbiamo già detto qualcosa, concentriamoci ora su Mathieu Debuchy, difensore autoctono (è nato a cresciuto a pochi chilometri da Lilla), attualmente il più forte terzino di Francia, senza alcun dubbio. Dotato di una spinta costante e di ottime doti sia in fase d’attacco che di difesa, il paragone con Maicon (per quanto è ovvio che a livello assoluto i due abbiano valori diversi) nasce spontaneo. Per la fascia sinistra di qualsiasi squadra è comunque un fattore in più da tenere in considerazione.
Il Lille ha un centrocampo molto contenitivo, tale da permettere alla squadra di rimanere sempre equilibrata nonostante la presenza di almeno tre giocatori offensivi in contemporanea. I titolari sono Rio Mavuba, Daniel Pedretti e Florent Balmont (ma nel caso Garcia decidesse di giocare con un 4-2-3-1, quest’ultimo andrebbe in panchina). Pur essendo due “taglialegna”, Pedretti è più tecnico di Mavuba, che invece ha dalla sua una fisicità davvero prorompente.
In attacco merita di essere menzionato il neo-acquisto Joe Cole, ex West Ham, ex Chelsea ed ex-Liverpool, il primo inglese ad andare a giocare in Francia dopo qualcosa come venti anni. Cole è stato il super colpo del mercato estivo di questa squadra, una squadra che vola sulle ali dell’entusiasmo per quanto sta facendo in questi anni, una squadra giovane, fresca, agguerrita. Un team che corre e che gioca “da squadra” appunto, seppur con limiti strutturali ovvi, propri di un campionato non tra i migliori d’Europa (non per molto ancora, NDR), una squadra che ha nel proprio DNA tutto il necessario per poterci far soffrire. Ecco a mio avviso quale sarà il leitmotiv di questa sfida, la più difficile del nostro girone: ci sarà davvero da soffrire stasera.

About Vujen

Classe '85, marchigiano, ex-petroliere in carriera e musicista fallito. Appassionato di fotografia, Balcani e di calcio straniero, specialmente francese. Non ha mai visto l'Inter vincere al Meazza. I suoi pupilli sono Walter Samuel e l'indimenticabile Youri Djorkaeff.