La seconda pelle – II puntata

Dopo diverso tempo, causa vicissitudini varie, torno a proporre la seconda puntata di questa rubrica. Quella di cui vado a parlarvi è una maglia speciale, se vogliamo unica nel suo genere, alla quale sono molto legato. Mi venne regalata nella stagione 97-98, quando l’Inter decise di affiancare alle tradizionali divise (nerazzurra la prima, bianca la seconda) una terza casacca, questa:

Prodotta da Umbro (sarà questo l’ultimo anno dello sponsor tecnico inglese prima di venir sostituito dall’attuale Nike), questa maglia ha la particolarità di presentare strisce orizzontali nero-grige (una novità per l’epoca), stemma stilizzato di F.C. Internazionale disegnato sulla parte bassa, sponsor Pirelli di color giallo in rilievo sul petto con sopra il classico logo dorato con la stella. Il colletto nero con finiture nerazzurre presenti anche sulle maniche richiamano i colori sociali della Beneamata. Questa sarà la divisa ufficiale utilizzata quell’anno dalla squadra esclusivamente in Europa,  per le partite di Coppa UEFA. La competizione prevedeva turni ad eliminazione diretta con partite di andata e ritorno. Quella dei nerazzurri fu una cavalcata entusiasmante, iniziata a S.Siro con il Neuchatel Xamax e conclusasi trionfalmente a Parigi contro la Lazio, nel primo anno in cui la finale della competizione tornava ad essere disputata in partita secca. Ma l’impresa fu tutt’altro che facile. Dopo aver eliminato abbastanza agevolmente con un doppio 2-0 gli svizzeri (da ricordare lo splendido gol in rovesciata acrobatica messo a segno da Moriero nella partita di ritorno in terra elvetica), nei sedicesimi di finale tutto sembrava compromesso dopo il match di andata, quando il Lione si impose a S.Siro per 2-1. Al ritorno in terra francese però, grazie alla doppietta del solito Moriero e ad una delle rare realizzazioni di Benoit Cauet, l’Inter si impose per 3-1, conquistando la qualificazione. Negli ottavi altra francese, lo Strasburgo, con altra sconfitta all’andata (2-0) che riduceva al minimo le speranze di andare avanti nella competizione. E invece nel ritorno di S.Siro l’impresa si materializzò di nuovo. Dopo un calcio di rigore fallito  da Ronaldo (il Fenomeno, quello vero, al primo anno in casacca nerazzurra nr. 10; l’anno successivo passerà alla 9, attirando su di se una serie infinita di sfortune che lo perseguiteranno puntualmente) fu proprio il brasiliano a realizzare il gol del vantaggio con una rasoiata su punizione. Nella ripresa, dopo una serie infinita di parate del portiere avversario, i gol di Zanetti e Simeone ci regaleranno la qualificazione per i quarti di finale: avversario lo Shalke 04. Anche questa fu una partita piena di significato, visto che proprio i tedeschi, nella doppia finale dell’edizione precedente, a S.Siro avevano conquistato la coppa battendo ai calci di rigore i nerazzurri. Nell’andata al Meazza l’Inter si impose per 1-0 con un gol di prepotenza del Fenomeno. Al ritorno, dopo aver contenuto per 90’ le sfuriate dei tedeschi, in pieno recupero lo Shalke riuscì a realizzare il gol del vantaggio. Come nella finale dell’anno prima, uno speculare 1-0 prolungava di 30 minuti l’incontro, con la prospettiva tutt’altro che allettante di un replay della lotteria dei rigori. Ma un guizzo di Taribo (colpo di testa in mischia su azione d’angolo) riuscì ad evitare l’ennesima appendice, regalando all’Inter la qualificazione alle semifinali. Per raggiungere l’agognata finale l’ultimo ostacolo aveva il nome di Spartak Mosca. Nell’andata di S.Siro i russi si arresero solo al 90’, quando Zè Elias riuscì, sugli sviluppi di un calcio d’angolo, a battere il portiere avversario per il definitivo 2-1. In precedenza avevano realizzato prima Zamorano e poi Alenitchev per il momentaneo 1-1. Nel ritorno, disputato su un terreno di gioco più simile ad una risaia che ad un campo da calcio, a metà primo tempo i russi trovarono il gol dell’1-0 che sarebbe valso la qualificazione. Ma nonostante le condizioni proibitive del prato, l’imprendibile Ronaldo, con una doppietta (meraviglioso il secondo gol nato da una splendida triangolazione con Ivan Bam Bam Zamorano) ribaltò di nuovo il punteggio, qualificando l’Inter per la finale di Parigi. La leggenda vuole che mister Gigi Simoni, alla fine di quella partita, abbia preteso in dote la maglia del Fenomeno, cimelio che conserverebbe tutt’ora ancora sporco di fango e sudore.

Nell’indimenticabile notte del Parco dei Principi, contro la Lazio l’Inter non fallì. Dopo una manciata di minuti Zamorano portò in vantaggio i nerazzurri, depositando in rete uno splendido lancio di Djorkaeff. Al quindicesimo della ripresa Javier Zanettì firmò il raddoppio con un bellissimo shoot di esterno destro che trafisse Marchegiani insaccandosi sotto l’incrocio dei pali alla sinistra del portiere. Dieci minuti dopò fu Ronaldo a blindare la vittoria con un gol dei suoi. Scattato sul filo del fuorigioco, il Fenomenò si involò velocissimo verso la porta biancoceleste: giunto al limite serie di doppi passi a disorientare Marchegiani, dribbling secco per superare l’estremo difensore e tocco di piatto destro nella porta ormai sguarnita. Quella Coppa UEFA fu il primo trofeo vinto come presidente dell’Inter da  Massimo Moratti.

Il doppio passo di Ronaldo è una delle istantanee simbolo di quella vittoria, insieme ad un replay di Gigi Simoni che esulta consapevole del traguardo raggiunto al gol del Fenomeno. Immagine molto diversa da quella vista qualche tempo prima, nella quale, arrabbiatissimo, lo stesso mister nerazzurro entrava sul terreno di gioco del Delle Alpi urlando “Si vergogni” all’arbitro Ceccarini, durante una delle farse più assurde mai andate in scena su un campo di calcio. A seguito di quanto venuto alla luce diversi anni dopo, ora sembra tutto più chiaro, nonostante qualcuno cerchi anche adesso di negarlo.

 

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