I giocolieri

Due uomini in un cortile. Sono vestiti alla bellemmeglio: abiti sporchi e sciupati, il volto seminascosto da un turbante. Hanno un pallone e se lo scambiano eseguendo continue evoluzioni, dando un discreto spettacolo. Un uomo li osserva dal terrazzo di casa sua.

– Allora?, afferma baldanzosamente uno dei due giocolieri, prendendo il pallone in mano dopo essersi esibito in una convincente rabona.
– Dieci euro – risponde l’uomo sul terrazzo. Zoomata, primo piano: è Amendola.

I due si guardano, bofonchiano un po’ tra loro, poi si scambiano cenni d’assenso e cominciano a sfregarsi le mani.

– Dieci euro prezzo buono capo – fa quello col pallone in mano.
– Come scusa?

Amendola rimane spiazzato. Si volta dietro di sé, cercando conforto nello sguardo delle altre persone presenti in casa.
– Non era mica questa la battuta –, dice, stranito. Un tizio si toglie le cuffie, un altro grida “Stop!”.

– Tu apre, noi venire su – aggiunge l’uomo col pallone.
– Ma chi siete voi? Dev’esserci stato un malinteso – dice Amendola dal terrazzo – mica ve li devo dare per davvero, i dieci eu..
Claudio è però costretto ad interrompersi: nel cortile non c’è più nessuno. Il portone è aperto, ed i due sono già entrati nel condominio.

Pochi secondi dopo, suona il campanello. Amendola lascia il terrazzo e va a sbirciare dall’occhiello della porta. Ovviamente, vede i due giocolieri.

– Apri capo, tu deve dieci euro!

Amendola si gira verso gli altri presenti, gesticolando incredulo e bisbigliando “ma questi chi cazzo sono?”

– Noi sentito tuoi passi, ora tu apre e dà noi soldi!
– Sentite – fa Amendola, da dietro la porta – chiunque voi siate, c’è stato un malinteso. Io..non..

La situazione è talmente assurda che Amendola non riesce a trovare le parole per rispondere alle richieste dei due. In casa ci sono altre sei persone, ma nessuno sembra avere idea di cosa stia succedendo.

– No malinteso capo! Noi volere nostri dieci euro! Tu detto che davi noi! Ora apri e paga! – fa uno dei due, che poi comincia a battere insistentemente il pugno sulla porta.
– Ma io..ma io non vi do proprio un cazzo! –  risponde Amendola, perdendo le staffe.  – Avete capito? Fi-la-re! -dice con tono autoritario, girandosi poi indietro.  – Ma tu guarda questi, siamo qui a lavorare e arrivano ‘sti  due pezzenti a far casino!
– CAPO, APRIREEEEEEEE!!!!!!!! – urlano all’unisono i due, mentre scalciano la porta e ci battono sopra i pugni, con violenza crescente.
– E dagli sti cazzo di dieci euro – fa il tizio che sta dietro ad una telecamera –, almeno ce li togliamo di mezzo e continuiamo a lavorare.
– Ecco, daglieli e falla finita, che questa storia è durata anche troppo – fa un altro, raccogliendo cenni d’approvazione.
– Ok, ok – risponde Amendola, facendo per prendere il portafogli.
-Però..scusate eh, ripensandoci – dice, dopo essere rimasto interdetto per qualche secondo – perché dovrei darglieli io, i dieci euro? Cioè, arrivano questi due pazzi, e quello che ci rimette devo essere io?
– Avevi a pensarci, prima di dire “dieci euro”
– Ma..ma come? Ma se sta scritto sul copione!
– Senti, tira fuori i soldi.
– No!

In due si avventano contro Amendola, lo appendono al muro, gli prendono il portafogli ed estraggono dieci euro. Lasciatolo, aprono la porta per consegnare la banconota ai due giocolieri.

– Ecco qua i vostri dieci euro..ora però andatevene, che abbiamo da fare.
– Aspetta capo, noi volere controlare se falso – dice uno dei due, entrando in casa, mentre l’altro lo segue a ruota. Chiusa la porta, entrambi tirano fuori una pistola dai loro turbanti.

– Tuti in ginochio, mani alzate! Tuti ginochio! – urlano i giocolieri agitando le armi in direzione dei presenti, che non credono ai loro occhi. Paralizzati dallo stupore e, poi, dal terrore, gli abitanti della casa eseguono gli ordini.

– “Dagli dieci euro, così ce li togliamo dalle palle” – dice ironicamente Amendola, facendo il verso a chi prima gli aveva dato quel consiglio.
Uno dei giocolieri gli infila la pistola in bocca. – No ho deto che tu può parlare, capo! Tu zitto, capo!
Amendola mugugna “Mmmmnnhh” facendo cenni d’assenso col capo.

– Tirate fuori portafogli e lanciate tuti a me – ordina un giocoliere, palesemente il capo della banda, mentre l’altro inizia a girare per la casa aprendo cassetti.
– Tuti fermi e nessuno si fa male. Se solo uno muove io amazo tuti.

– Qui c’è argenteria! – fa l’altro, da una stanza lontana.
– Prendi, prendi!

I portafogli si accatastano vicino al giocoliere che tiene la pistola puntata sui presenti. L’altro torna verso di lui con un sacchetto dell’Esselunga pieno di cucchiai, forchette e coltelli, e le tasche piene di profumi e saponi.

– Io preso tutto!
– Bravo! E cassaforte?
– No c’è cassaforte!
– C’è argenteria ma no casaforte? Tu sicuro? Tu guardato dietro quadri?
– Sicuro!
– Non c’è la cassaforte – dice Amendola – noi non abitiamo qui. Usiamo la casa solo per girar..
Il giocoliere-boss si gira di scatto, carica la pistola e gli spara ad una spalla.
– IO DETO TE DI STARE ZITO CAPO! Perché tu parla? Tu vuò parlare ancora?
Amendola, soffocato dal dolore, fa più volte cenno di no.
– Io credo lui – dice l’altro giocoliere, che aveva riconosciuto l’attore.
– Anche io, ma così impara a non obedire a ordini.

I due raccolgono i portafogli, li mettono in un sacco e si apprestano ad uscire.

– Adìo signori, è stato un piacere fare afari con voi.
Gli “abitanti” della casa si guardano sconsolati, mentre i giocolieri escono sbattendo la porta.

*****

Più tardi, nel loro covo, i due contano il bottino e conversano. Curiosamente, non si esprimono più con l’accento da extracomunitari.

– Quanti sono?
– Tremila euro, con l’argenteria.
– Bel colpo, Presidente! Li metto in cassaforte?
– No, aspetta un attimo. Voglio tenerli ancora un po’ qui sul tavolo.

Il Presidente si accende una sigaretta e guarda il mucchio di soldi e di argenteria davanti a sé.

“Ancora un paio di questi colpi e ci prendiamo Palacio”, pensa soddisfatto.

About Grappa

Il mio sogno è vedere Klopp a San Siro con una tutaccia nerazzurra che si fa espellere ad ogni partita per aver staccato la testa al quarto uomo. Passo il mio tempo a ciarlare di santoni calcistici o presunti tali, ma in realtà mi ispiro a Fassone. Inoltre faccio una carbonara che te dico fermate.