La scelta giusta, a malincuore

C’era una volta una società di calcio divenuta celebre per la capacità di vendere i suoi giocatori migliori nel momento ideale, quando la loro quotazione era ancora alle stelle ma, per un motivo o per un altro, non sarebbero più riusciti a ripetere le fantastiche stagioni cui avevano abituato i propri tifosi.

C’erano una volta i tifosi di un’altra società di calcio dispiaciuti e quasi arrabbiati nel vedere due eroi della stagione precedente giocare in maniera terribile, martoriati dagli infortuni e dalla stanchezza, svuotati di ogni stimolo, tanto da far pentire molti fan -e la società stessa, si mormora- di aver rifiutato offerte mostruose piovute per i due giocatori in questione durante l’estate precedente, a seguito di un’annata trionfale.

C’era, infine, un giocatore che appena superati i 30 anni era reduce da una stagione strepitosa, in cui con quasi 40 gol si era caricato la squadra sulle spalle e l’aveva portata -di nuovo- a superare tutti gli avversari in un paio di competizioni. E però sembrava non avere più stimoli, non avere più niente da dare -per sua esplicita dichiarazione- a quella squadra, nel momento in cui un magnate bussava alla sua porta e a quella della sua società con un pacco di milioni sottobraccio.

Bastano, queste tre storielle, a giustificare il passaggio di Samuel Eto’o all’Anzhi di Makhachkala?

Per qualcuno forse no, eppure la storia è tutta qui. E’ la più classica delle storie dei grandi Campioni e delle grandi Vittorie, che troppo spesso non sanno concludersi al momento giusto e nel modo migliore e si trascinano all’infinito fino a non riconoscersi più, fino a non credere più che quel numero 6 che rincorre affannosamente un onesto mestierante era stato il più grande libero della tua storia, che quel numero 3 puntualmente saltato dall’ala destra era stato uno dei migliori terzini di sempre, che quel numero 22 che non riesce a segnare neanche sulla linea di porta solo una stagione prima ti aveva portato a vincere tutto a suon di gol, finali e capolavori. Una situazione che, purtroppo o per fortuna, non vivremo mai con Samuel Eto’o in maglia nerazzurra.

Non vogliamo raccontare che Eto’o è un giocatore finito, che non saprebbe ripetersi ad alti livelli, che non sarebbe in grado di trascinare la squadra per un’altra stagione ancora. Non vogliamo raccontare bugie a voi, nè a noi stessi: Samuel Eto’o oggi è uno dei migliori attaccanti al mondo, sicuramente sul podio dei migliori giocatori del pianeta. Un giocatore tecnicamente devastante, tatticamente ineccepibile, con un carisma ineguagliabile che gli permette di mettersi sulle spalle una squadra intera e di trascinarla alla vittoria, uno dei giocatori più intelligenti che si sia visto su un campo di calcio da molti anni a questa parte.

Così intelligente da sapere quando è il momento di fermarsi.

Un vero uomo mantiene le sue promesse

Lo ha detto chiaramente, Eto’o: “non ho più niente da dare all’Inter“. E si è comportato di conseguenza, facendo anzi intendere che non ha più niente da dare al calcio ad alti livelli: l’offerta del Malaga forse non è mai arrivata, ma quella del City sicuramente sì. Un’offerta che raggiungeva e superava i 12 milioni di ingaggio concessi dall’Inter, ma non arrivava all’enormità messa a disposizione da Sulejman Kerimov. Ha scelto i soldi, Samuel, ha scelto di non prendere in giro nessuno e di non trascinarsi sui campi d’Europa. Andrà a far grande l’Anzhi diviso tra Mosca e Makhachkala per 20 milioni a stagione, più 12 alla firma, più 20mila euro ad ogni gol, più 10mila ad ogni assist, più una Ferrari, più un jet privato a disposizione, più chissà cos’altro: oltre 70 milioni in 3 anni, al netto dei bonus, sono una via d’uscita lastricata d’oro e pietre preziose per chi non vuole più far parte di questo mondo. La degna via d’uscita, per il Re Leone.

Si andrà a calare in un campionato di livello medio/alto (contrariamente a quanto si è letto in questi giorni: la Premjer Liga ha poco da invidiare all’attuale Serie A, con la differenza che la prima è in crescita e la seconda in declino) ma in una realtà assurda e ai limiti dell’immaginabile: una realtà fatta di bunker e stadi festanti, di lusso sfrenato e miseria più nera, in cui la sua casa, a Mosca, sarà distante quasi 2000 chilometri dallo stadio Dinamo di Makhachkala. Ma Samuel sa a cosa va incontro e sa cosa lascia alle sue spalle: sa di passare dalla nobiltà del calcio a chi in quella nobiltà vorrebbe entrare di forza, sa di passare dallo sport alla politica, dalle sfide con Barcellona e Manchester United a quelle con Zenith e CSKA, sa di fermare a 4 le Champions nella sua bacheca, sa di passare dalle “rose” dei decerebrati italiani alle banane dei decerebrati russi, e questa forse sarà la sua sfida più grande.

Sa, sopratutto, di lasciare un grande tesoro in eredità all’Inter, alla sua squadra che “vincerà anche senza di lui“. Un tesoro fatto di uno Scudetto, una Champions League, un Mondiale per Club, due Coppe Italia e una Supercoppa Italiana in due sole stagioni, un tesoro fatto di 53 gol in 102 presenze, il ricordo di uno degli affari più clamorosi della storia del calciomercato (insieme a lui arrivarono 50 milioni di euro da Barcellona in cambio di Ibrahimovic: eravamo in pochi ad essere esaltati per il suo arrivo, all’epoca) e un bel mucchio di milioni che finiranno in un modo o nell’altro nelle casse nerazzurre. Quanti esattamente forse non lo sapremo mai, ma sicuramente più di 100 fra cartellino e ingaggio risparmiato. Cifre stratosferiche, sul cui impiego incombe il più grande punto interrogativo di questa estate nerazzurra.

Ma non è questo il momento di far di conto.
Questo è il momento di salutare uno dei più grandi Campioni che si siano mai visti in maglia nerazzurra, e di salutarlo con la giusta malinconia ma senza rabbia nè rimpianti.
Grazie Re Leone, per quello che ci hai dato. Grazie per il cuore che ci hai messo e le cose che ci hai insegnato. Grazie per essere stato sincero con noi e per averci regalato la tua onestà. Ti auguriamo buona vita, sapendo che per tutta la sua durata resteremo legati, sotto la mano benevola della Storia del Calcio.

Do svidaniya, Samuel!

About Nk³

Il calcio è uno sport stupido, l'Inter è l'unico motivo per seguirlo. Fermamente convinto che mai nessun uomo abbia giocato a calcio come Ronaldo (ma anche Dalmat non scherzava). Vedovo di Ibrahimovic, ma con un Mourinho in panchina persino i Pandev e gli Sneijder possono sembrare campioni. Dategli un mojito e vi solleverà il mondo.