Venghino siori, venghino!

…Altro giro, altra corsa. Perché, anche se non è ancora ufficiale, sappiamo tutti, anzi siamo pressoché certi, che a breve lo sarà.
L’Internazionale Football Club Milano cambierà guida tecnica nei prossimi giorni. Il giorno preciso ancora non è dato saperlo, vista la concomitanza con il periodo vacanziero che spinge tutti a prendersela un po’ più comoda, figurarsi una squadra campione del mondo che a metà giugno ed oltre non ha neanche uno straccio di allenatore nel suo organigramma societario.

In ogni caso, questo qualcuno (si spera) presto o tardi (questo già si spera di meno) arriverà, per forza di cose. Attualmente il problema principale dei tifosi, oltre al fatto di vedere una società sempre più propensa all’improvvisazione pura in ambiti in cui sarebbe cosa buona e giusta affidarsi meno all’istinto e più alla programmazione, è quello di non avere la benché minima idea di chi sarà il proprio nuovo allenatore. Se un prestigioso guru internazionale della panchina, un tecnico di talento europeo, un emergente italiano, questo ancora non ci è dato sapere.

E la cosa non è così “semplice” (sempre se di semplicità vogliamo parlare in questi casi), perché ogni allenatore ha chiaramente le sue idee, e di gioco e soprattutto di rosa e di correlazione tra il suo gioco, e la rosa attuale. Ed ogni allenatore ha le sue pretese, le sue richieste alla società, le sue… ambizioni.

Quali sono le ambizioni della nostra società, invece? Eccolo l’altro bellissimo ed insolvibile quesito odierno. Che poi sia chiaro, è direttamente correlato alla prima questione. Perché noi tifosi buiobrancolanti (un articolo non è un articolo se non ci si mette neanche un neologismo, suvvia!) sappiamo già che molto, se non tutto, si potrà capire da chi sarà la nostra prossima guida tecnica.

E’ chiaro a tutti che la differenza (parliamo per assurdo, sia chiaro) tra l’arrivo di Guardiola e quello di Mondonico non sarà solo la scelta di affidarsi o meno al possesso palla, e di italianizzare la rosa, anche in panchina. Come detto prima, ogni allenatore ha le sue pretese e giustamente le sue ambizioni. Un allenatore sceglie una squadra, in via teorica, quando vengono soddisfatte due condizioni sine qua non: la prima è economica, la seconda è di progettazione. Chiaramente a certi livelli il problema economico acquista un sapore, un peso specifico diverso rispetto a quello che possiamo avere noi, con stipendi (per chi li ha) con alcuni milioni di zero in meno.  Ecco quindi che la rilevanza principale viene acquisita dall’aspetto gestionale puro, dalla programmazione a breve, medio, e lungo termine. D’altro canto ecco che una società sceglie un tecnico quando le sue ambizioni si ritrovano in quelle di chi è chiamato ad allenare. In breve: dimmi chi ti allena, e ti dirò chi sei.

E l’unica cosa che possiamo fare, ora come ora, è ragionare e cercare di capire non semplicemente chi sarà a guidarci il prossimo anno, bensì quali sarebbero, in via teorica, gli scenari possibili a seconda di chi verrà scelto per la nostra panchina. Ecco quindi una “vasta” carrellata di possibili scelte, tra le infinite che offre il calcio mondiale. Il tutto in ordine alfabetico:

Carlo Ancelotti (Reggiolo, 10/06/59) – L’ex milanista è attualmente senza panchina, dopo aver trascorso l’ultimo anno alla guida del Chelsea di Abramovic senza vincere nulla, al netto di campagne acquisti da cento e passa milioni di euro da parte del magnate russo. In teoria è un tecnico preparato (può piacere o meno, ma chiaramente qui si entra nella sfera dei gusti personali) con un’idea di impianto di gioco abbastanza compatibile con quella che è la nostra rosa attuale. Difesa a 4, estimatore in tempi recenti del trequartista (non da subito però, come ricorderete fu lui a non volere Zola ai tempi del Parma, poi emigrato e diventato idolo proprio dei blues), adatto a guidare rose non particolarmente giovani. In pratica, i suoi trascorsi nell’altra squadra di Milano, con tanto di due Champions vinte, e la sua convinzione a non accostarsi troppo ai colori nerazzurri (giusto o sbagliato che sia, se non altro è coerenza) lo rendono un obiettivo irrealizzabile ed incompatibile, anche se il suo teorico arrivo consentirebbe alla società di non stravolgere la rosa, ma di puntellarla in maniera non particolarmente esosa. Di certo non sarebbe un allenatore che si potrebbe accontentare di un contratto annuale, o comunque corto.

Marcelo Bielsa (Rosario, 21/07/55) – L’ex allenatore della nazionale argentina e cilena è stato, sino a ieri, il favorito dei media, e probabilmente di alcuni pezzi grossi in società (leggi Branca). Notizia di oggi è un suo presunto rifiuto perché già in parola con l’Athletic Bilbao. Uomo dalle idee difficilmente malleabili, o lo si prende come “santone”, o è destinato a creare più incomprensioni che altro. Idolatrato dai senatori argentini dello spogliatoio nerazzurro, che l’hanno avuto come tecnico in quell’Argentina che poi deluse molto nei mondiali del 2002, il sudamericano non ha praticamente mai allenato nel vecchio continente, ad esclusione di una brevissima parentesi con l’Espanyol, poi interrotta per allenare la nazionale olimpica argentina. La sensazione è che il suo arrivo sarebbe stato un grosso punto di svolta per la nostra rosa attuale, considerando l’età media del nostro centrocampo ed il fatto che le squadre di Bielsa sono state sempre estremamente dinamiche. Il Cile da lui allenato sino a pochi mesi fa si distingueva per una gran corsa, per la presenza di esterni d’attacco pronti a tornare e creare superiorità numerica e pressing alto in fase difensiva, e soprattutto per quella difesa a tre che da tanto tempo non si vede a San Siro. Insomma, prendere Bielsa significa stravolgere la rosa per come noi la conosciamo, possibilmente ringiovanirla, sicuramente scommettere alla grande. Ma resterebbero sempre i dubbi legati ad un uomo che non allena squadre di club dal 1998 e che a quasi sessant’anni non ha mai professato calcio in Europa. In un calcio cioè che ha ritmi ed aspettative diverse (né migliori né peggiori, semplicemente diverse) rispetto a quello sudamericano.

Laurent Blanc (Alés, 19/11/65) – L’ex difensore nerazzurro è attualmente il commissario tecnico della nazionale francese, nell’anno degli Europei. Questo deve essere chiaro, quando pensiamo alle possibilità di vederlo seduto nella panchina del Meazza nella prossima stagione. Le possibilità di ingaggiarlo (ammesso che possa interessare in società) sono ridotte al minimo. In precedenza Blanc ha allenato per tre anni Il Bordeaux, portandola ad ottimi livelli in relazione alla qualità della rosa, che aveva come punti di forza l’ex bidone milanista Gourcuff (lasciato andare troppo presto dai cugini), ora al Lyon, e la punta marocchina Chamack, desaparecido in quel di Londra, sponda Arsenal, in questa stagione. Creatore di un calcio equilibrato e ben organizzato, potrebbe sposarsi bene con la rosa attuale dell’Inter. Ma ripeto, un suo arrivo in tempi brevi è da escludere.

Fabio Capello (San Canzian D’Isonzo, 18/06/46) – Attualmente ct dell’Inghilterra, confermato dopo la delusione dei recenti mondiali, non credo interessi in società, non credo sia interessato ad allenare l’Inter, viste le sue sempre positive dichiarazioni (e puntuali susseguenti sputtanate) in favore della nostra squadra. Tuttavia, in considerazione del ricco palmarès del tecnico, e del fatto che in passato è stato spesso vicino ad allenare la Beneamata, una sua citazione ci sembrava giusta. Sarà, ammesso che qualcuno ne abbia voglia, più facile prenderlo tra un anno, in seguito all’ennesima magra figura della sua nazionale ai prossimi europei. In ogni caso, per completezza d’informazione, l’arrivo di Capello prevederebbe una grossa spesa in fase di campagna acquisti, per permettere al tecnico di avere ciò che da sempre desidera: punte forti fisicamente, centrocampo muscolare, ali tecniche e veloci, assenza (o quantomeno non centralità nello schema tattico) del trequartista.

Luigi Delneri (Aquileia 23/08/60) – L’ex tecnico juventino, cacciato in malo modo dopo le super prestazioni dello scorso anno, è attualmente senza squadra. Convinto e profondo (ai limiti dell’onanismo) amante del 4-4-2 in linea, sarebbe una scelta troppo modesta ed impopolare da prendere in considerazione. Ha sempre fallito gli appuntamenti importanti della sua carriera (c’è da dire che non sempre per causa sua), vedi Porto, Roma e Juventus, si vociferava essere vicino, sino a poco tempo fa, alla panchina dell’Atalanta (una delle squadre in cui ha saputo rendere al meglio, in termini di risultati, come tecnico). Aldilà dei gusti personali, la sua scarsa elasticità mentale in termini tattici, la sua scarsa propensione al turn-over, in una stagione in cui avremo presumibilmente una partita ogni tre giorni, e la sua scarsa resistenza alle pressioni di una grande piazza, lo rendono un candidato da scartare senza se e senza ma. Non solo, ma un suo arrivo lascerebbe chiaramente intendere una campagna acquisti atta a modificare fortemente la rosa. Sarebbe in ogni caso presumibilmente possibile prenderlo con un contratto annuale.

Gian Piero Gasperini (Grugliasco, 26/1/58) – L’ex tecnico del “Genoa delle meraviglie”, che tanto bene fece due-tre anni fa, è a piede libero. Di scuola juventina, il tecnico piemontese è un profondo conoscitore del 3-4-3, modulo che ha attuato con alterne fortune in quel di Genova. La sua carriera “non particolarmente brillante” (in ottica top club, è chiaro), la sua fermezza dal punto di vista tattico, la sua inesperienza ad alti livelli, la scarsissima compatibilità con l’attuale rosa interista, rendono Gasperson più una provocazione che altro. Se davvero (ma siamo sinceri, chi può seriamente prendere in considerazione questa ipotesi?) venisse all’Inter, ciò significherebbe stravolgimento totale della rosa, scarso appeal nei confronti dei top players della stessa, e nei confronti di chi potrebbe venire a vestire i nostri colori, ed in generale un senso di ridimensionamento che sinceramente eviteremmo nella maniera più assoluta.

Guus Hiddink (Varsseveld, 8/11/46) – Uno dei guru del calcio mondiale, attualmente commissario tecnico della Turchia. In procinto di passare al Chelsea di Abramovic, che pure sta incontrando grossissime difficoltà per metterlo sotto contratto, non è un obiettivo realizzabile per la nostra società, al momento. Peccato, perché l’arrivo di Hiddink sarebbe ben visto dalla rosa (soprattutto in attacco), e perché il tecnico olandese è sinonimo di qualità, ottimizzazione delle risorse umane, ed in generale di risultati. Purtroppo però, non è per noi.

Marcello Lippi (Viareggio, 12/4/48) – Sarebbe un incubo, incubo non sarà. Il Marcellone nazionale non è ben visto in zona San Siro (e non solo), è praticamente un ex-allenatore, è attualmente invischiato in situazioni tutte gobbe. E lasciamolo così. Non saprei nemmeno cosa dire riguardo un suo arrivo, dal punto di vista tecnico, perché è da anni che non si capisce nulla in tal senso guardando le sue squadre e le sue scelte tecniche. Se dovesse arrivare, potrebbe chiedere l’acquisto di Birindelli, Di Livio come vice, e la restituzione di otto scudetti e tre coppe Italia, da destinare ad una squadra bianconera, in ascesa negli ultimi anni (dopo lo smacco della B di qualche tempo fa), del nord Italia.
Insomma, ne gioverebbe solo l’Udinese.

Sinisa Mihajlovic (Vukovar, 20/2/69) – L’ex difensore, ex vice di Mancini all’Inter, ha sempre dichiarato di non poter rifiutare un’eventuale chiamata da parte di Massimo Moratti. Attualmente alla Fiorentina, reduce da un’anonima stagione di metà classifica, ha all’attivo solo una positiva esperienza a Catania. Da sempre legatissimo all’ex mister marchigiano, è particolarmente elastico, in teoria, dal punto di vista tattico. Il problema è che non sempre (almeno per quanto visto a Firenze) riesce a tramutare in gioco i suoi dettami. Seppur potenzialmente benvoluto da alcuni bigs della squadra (su tutti Stankovic), l’idea di vedere il mister serbo sulla nostra panchina non lascia spazio a particolari sogni di grandezza nel breve periodo. Per di più, c’è da considerare il fatto che attualmente è sotto contratto con la Fiorentina dei Della Valle, con i quali i rapporti non sono affatto buoni. Insomma, nonostante il suo arrivo permetterebbe alla nostra società di stipulare un contratto né lungo, né oneroso, ci sarebbero forse troppe complicazioni per poterlo ingaggiare. Il gioco vale la candela? A mio avviso ancora no. Sinisa ha bisogno di tempo ancora per poter maturare come coach.

Clade Puel (Castres, 2/9/61) – Attualmente senza squadra, è l’allenatore che ha portato in questi anni il Lyon a ottimi risultati in ambito europeo, ma anche a non vincere più un campionato. La sua carriera si caratterizza da permanenze sempre abbastanza lunghe nelle società che lo hanno scelto (tre anni a Lione, prima sei anni a Lille, prima ancora tre anni nel Principato di Monaco). Allenatore “onesto”, ottiene buoni risultati al netto di buoni investimenti; come ricorderete le campagne acquisti dell’ OL negli ultimi anni non sono state proprio all’insegna del risparmio. La sensazione è che, pur essendo un bravo allenatore, si sia al cospetto del Ranieri di Francia. Non un’opzione, a sentire i quotidiani degli ultimi giorni, ma comunque da menzionare perché tra gli allenatori più “in fase crescente” tra quelli attualmente senza squadra.

Claudio Ranieri (Roma, 20/10/51) – Se abbiamo elencato il Ranieri di Francia, non possiamo far mancare l’originale. Il discorso è semplice: con Ranieri ti piazzi. Al netto del valore della rosa, possiamo dire che il tecnico romano non è uno di quelli che ti delude. D’altro canto, non è neanche un tecnico che ti svolta la stagione in positivo (escludendo la rincorsa scudetto romanista di due anni fa). Insomma, pur con tutti i suoi mille difetti, Claudio Ranieri non ti delude. Piazzato nei primi posti con Juve e Roma, con rose tutto sommato non di primissimo livello, conoscitore di calcio europeo avendo allenato Valencia e Chelsea, non uno squalo per ciò che concerne i trofei ad eliminazione diretta. Se si vuole un calcio sparagnino, una sostituzione all’80esimo di una punta per un terzinaccio in casa contro l’ultima in classifica sull’1 a 0, il pareggio come un qualcosa che smuove la classifica e non è una sconfitta, allora Ranieri è il tecnico che serve. Se si vuole il calcio spettacolo, allora cambiare direzione, ed in fretta. Nonostante i suoi tanti limiti però, di buono ha una visione molto aziendalista del suo mestiere, pretese non troppo esose, buona elasticità per quanto concerne la tattica e l’amalgama con la rosa attuale, e la possibilità di stipulare un contratto corto. In tempi di vacche magre, uno sguardo di sfuggita lo lanci anche alla ragazza che sino a poco tempo fa neanche calcolavi.

Delio Rossi (Rimini, 26/1/60) – Delio Rossi è un buon allenatore, ben voluto dai giocatori, ed una buona persona. Queste sono le cose che sentirete dire chiedendo a chi ha avuto modo di conoscerlo anche solo un po’. Già resistere a (in ordine) Lotito e Zamparini è sinonimo se non altro di pazienza. Dopo una lunga gavetta (iniziata nei primi anni ’90), si affaccia alla massima serie con Salernitana e poi Lecce ed Atalanta. In seguito, come già detto, sarà l’allenatore del vulcanico presidente laziale, e poi del Palermo dei giovani nel campionato appena trascorso. Persona dai modi pacati e dalle parole misurate, non ha particolari pretese, tatticamente parlando, forse perché la sua esperienza, cresciuta trascorrendo molti anni in varie realtà di provincia, lo ha reso più “di bocca buona”. Nell’ultimo campionato tuttavia, la sua squadra scendeva in campo con un 4-3-2-1 molto offensivo. Anche a Palermo ha lasciato ottimi ricordi, il problema per quanto riguarda un suo avvicinamento alla causa nerazzurra consiste nella sua prevedibile inesperienza ad alti livelli, nella sua scarsa attitudine a palcoscenici europei, e inevitabilmente nel suo scarso appeal per i top players. Nonostante ciò, personalmente a me piace, e sarebbe, tra le scommesse a basso costo, una di quelle che io prenderei in maggiore considerazione.

Louis Van Gaal (Amsterdam, 8/8/51) – Van Gaal è o bianco o nero.  O vincente, o terribilmente sconfitto. O idolatrato, come dodici mesi fa a Munchen, o cacciato, come ad Aprile, sempre a Munchen. Con Van Gaal non hai scelta. O sei con lui, e lo supporti senza sé e senza ma, o non ha senso anche solo prenderlo in considerazione. I risultati parlano per lui, in un senso o nell’altro. Mirabolanti imprese (Ajax, Barcelona, AZ, Bayern) e frustranti figuracce (Olanda, Barcelona in seguito, Bayern in seguito) si susseguono senza sosta. La mia personalissima idea è quella di un tecnico che, come Mourinho, riesce a dare il massimo nel breve periodo, ma che essendo di personalità così forte, non è in grado di mantenere rapporti professionali a lungo, senza deteriorarli. In ogni caso (premesso: il tecnico olandese ha recentemente dichiarato di volersi prendere un anno sabbatico) il suo ipotetico arrivo dovrà essere coadiuvato da un mercato all’altezza, specialmente sulle fasce, ed è anche per questo che risulta difficile credere a questa possibilità.

Andrè Villas-Boas (Oporto, 17/10/77) – Costa quindici milioni solo per avere le basi contrattuali per permettergli di firmare un contratto, ne costa molti di più per convincerlo a sedersi a San Siro. Solo vittorie per lui nella sua breve carriera, allievo di Mourinho (anche se recentemente i rapporti tra i due non sono più idilliaci), in due anni ha vinto un campionato, una Taça de Portugal, un’Europa League ed ha brillantemente salvato una squadra data per spacciata. Di lui sappiamo già tutto, inutile dilungarsi troppo. Quello che possiamo dire è che, se Massimo Moratti volesse aprire il rubinetto di nuovo, il primo nome sulla sua lista ora come ora sarebbe quello del tecnico lusitano. La domanda è: cosa vuole fare Moratti? L’impressione è che con i giusti segnali da parte della società interista, Villas-Boas possa muoversi. Anche se le percentuali di realizzazione di questo progetto sono molto, molto basse.

Zdenek Zeman (Praga, 12/5/47) – L’idea del tecnico boemo sulla nostra panchina, per quanto divertente ed entusiasmante sotto molti punti di vista (la sua vecchia e sempre dichiarata avversione alla Juve di Moggi, la sua battaglia contro il doping, il suo calcio sempre e comunque stra-offensivo, ed in generale il suo essere un personaggio di rottura nell’ambiente calcio), è impraticabile. Perché? Primo: il tecnico sta meditando il ritiro, dopo l’esperienza a fortuna alterna avuta con il Foggia in Lega Pro (!!!). Secondo: dà l’impressione di non essere a suo agio, dal punto di vista tattico, nel nuovo calcio di questi ultimi anni. Diciamo semplicisticamente che non è in fase calante, ma in un vero e proprio strapiombo. Terzo: ci inimicheremmo tutto il mondo pallonaro italiano (non che ora i rapporti siano buoni ma vabbè…) Quarto: una cosa è far fare certi esercizi a giovani ragazzi di terza serie, un’altra è farli fare a gente come Cambiasso Zanetti ed Eto’o. Quinto: siamo sinceri, i risultati da lui ottenuti sono buoni? Se si vuole scommettere, se si vuole fare una pazzia, che si faccia. Ma che si sappia prima come stanno le cose, e che non si protesti se a fine anno la casella titoli dovesse indicare “zero”.

Walter Zenga (Milano, 28/4/60) – L’Uomo Ragno stravede per l’Inter, l’Inter non stravede per l’Uomo Ragno. Almeno, ora come ora la situazione è questa. Zenga non è mai stato preso in seria considerazione per gli ultimi cambi di panchina, nonostante la sua costante disponibilità. Nerazzurro doc, ha allenato in mezzo mondo (Serbia, Romania, Turchia, Medio Oriente) ottenendo anche buoni risultati. In Italia ha allenato con alterne fortune il Catania (esperienza positiva) ed il Palermo (esperienza negativa). Le sue squadre non hanno mai brillato per costanza tuttavia, com’è normale per un allenatore agli inizi di una carriera a determinati livelli. Sebbene questa scelta (che pure non costerebbe molto in termini economici alla società) sia benvoluta da moltissimi tifosi, l’idea è che Walterone debba ancora dover aspettare per vedere il suo treno passare. Sarebbe forse meglio che si cimentasse, nel frattempo, in campionati più competitivi di quello di Dubai, però.

Chi sarà il nostro prossimo allenatore? E cosa vorrà dire mettere sotto contratto X piuttsoto che Y? Non abbiamo altra scelta che sederci, ed aspettare. Con calma. Ma non troppa…

About Vujen

Classe '85, marchigiano, ex-petroliere in carriera e musicista fallito. Appassionato di fotografia, Balcani e di calcio straniero, specialmente francese. Non ha mai visto l'Inter vincere al Meazza. I suoi pupilli sono Walter Samuel e l'indimenticabile Youri Djorkaeff.