10 contro 10

– Questo pezzo è stato scritto il 18 febbraio 2005, all’indomani della morte di Sivori, dopo aver letto decine di scontati e stucchevoli coccodrilli. –

Bèh, allora ve lo spiego io cosa era Sivori. Perchè di Sivori non c’è bisogno di “raccontare chi” fosse (per quello s’è sprecato abbastanza inchiostro e avrete già  trovato fin troppa carta), ma c’è bisogno di “spiegare cosa” fosse.

Il River: la maglia della vita

Il River: la maglia della vita

Nato nel 1935 a San Nicolas, entrò da bambino nelle Cebollitas (le Cipolline…), i pulcini del River. Già solo la storia del suo provino è una lezione sul calcio. Giocò malissimo, una partita orrenda, prese due pali estemporanei ma venne scelto tra decine di aspiranti campioni. Perchè?! Perchè l’allenatore delle giovanili disse che “un campione lo si vede dall’agio col quale tratta la palla: questo qua non la degna di uno sguardo ma ce l’ha sempre attaccata ai piedi. Gli altri spalmano il grasso sulle scarpette, lui sembra che le avvolga di carta moschicida!….”

Esordisce presto in serie A e si mette il luce giocando da numero 10 offensivo, non “dietro” le punte ma “assieme”.

E’ un 10 atipico, non il classico giocoliere fighetto. Non ha paura dei difensori ma li spaventa, non subisce i falli ma picchia per primo, non cade nelle provocazioni ma è lui a provocare.

Esemplare la sua moda di portare i calzettoni abbassati alle caviglie. In una delle prime partite in serie A subisce un calcione negli stinchi, tira giù il calzettone bianco e si massaggia la ferita sanguinante. L’autore del fallo si avvicina e gli ringhia “ti faccio i calzettoni a pois rossi, oggi!”. Sivori tira giù tutti e due i calzettoni (da quel giorno li porterà sempre così) e risponde: “Toh, così vedi meglio dove colpire!….”

Tira fuori tutto il carattere del “guapo de barrio”, così batte due volte i difensori: cornuti e mazziati.

E così, sprezzante del pericolo, correrà per i campi di mezzo mondo, provocando i difensori con quegli stinchi apparentemente indifesi, invitando i difensori a colpirlo (come farà Cassius Clay anni dopo…) per poi fargli falciare l’aria mentre lui li frega in tunnel.

Già, il tunnel. Il suo marchio di fabbrica, come impareranno presto i difensori della stessa Juve, la squadra che lo compra per 10 milioni di pesos nel ’57.

Sivori arriva alla Juve e fa subito un tunnel a Parola in allenamento. Parola è stato uno dei migliori difensori, colonna bianconera, e non accetta l’affronto.
Parola minaccia Sivori: “Ragazzino, non ti permettere più!..”
Risposta di Sivori: “Scommetti che te lo rifaccio quando voglio?!….”
“Scommetto!..”
“Una cena per ogni tunnel!…”
“Accetto!…”
E di cene ne pagherà parecchie, Parola……..

Nascerà un’amicizia, nonostante una battuta al vetriolo di Sivori a fine allenamento: “Ecco perchè ti chiami Parola!…..”

Maglia Inter

Un sogno: in nerazzurro di fianco a Mazzola

Un caratteraccio quello di Sivori, che lo porterà a scontrarsi anche con alcuni compagni, ad esempio Boniperti. Snob e presuntuoso, il piemontese cotonato rispecchia la mentalità provinciale torinese di chi si sente il numero uno nel pollaio e preferisce restare nella fanghiglia dell’aia pur di restar l’unico gallo. Ma la cosa che più di tutte fa infuriare Boniperti è il fatto che Sivori non entra per niente in competizione col capitano. Non se lo caga proprio, evitando la guerra che gli è totalmente indifferente e proseguendo per la propria strada. Questo impedirà a Boniperti di avere uno scontro diretto con l’argentino, impedendogli di tramare per la sua cacciata. Il fegato di Boniperti subirà duri colpi ogni qualvolta la famiglia Agnelli esalterà il divertimento procuratogli da Sivori, cosa che causerà un trauma a Boniperti. Da dirigente, infatti, avrà sempre una preferenza per una Juve più da muscolari atletici che da giocolieri imprevedibili. Meglio Haller e Brady di Platini (fastidioso capriccio dell’Avvocato…) e Maradona. Non a caso bocciato a 16 anni perchè gli ricordava troppo Sivori…….

Caratteraccio di Sivori che lo porterà però non solo a dimostrazioni di coraggio, ma anche a problemi disciplinari. Provoca e litiga con tutti, e non tutti gliela fanno passare liscia. Più di trenta giornate complessive di squalifica nel campionato italiano, praticamente un torneo intero, conseguite più col Napoli che con la Juve in realtà (chissà come mai…).

Napoli al quale arriverà dopo che Heriberto Herrera riesce a farlo fuori. Troppo limitato il paraguaiano per capire la grandezza delle prime donne, troppo grigio e triste l’ambiente per difendere uno come Sivori.

Qualcuno festeggerà, a Sivori resterà sempre il titolo di “miglior giocatore di sempre della Juve” e riuscirà a farlo infuriare solo il medesimo titolo che Boniperti attribuirà a Platini e che cercherà di spacciare come un giudizio dell’Avvocato.

Ma Sivori non se ne preoccuperà, come non si è mai preoccupato di nulla, da quando apparve sulla scena calcistica argentina. Con la sua faccia tosta si prese presto la maglia numero 10 della nazionale, in quel fantastico trio de “Los Angeles de la Cara Sucia” (il film più popolare all’epoca…) composto con Angelillo (il più grande centravanti venuto in Italia, numeri alla mano…) e Maschio.

Faccia scura, capelli corvini, testa enorme (Cabezòn , il suo primo soprannome…), Sivori dei tre è quello che apparve subito come il più buffo e il più pazzo. Ma un pazzo furbo, come impareranno quelli del Boca.

Spogliatoi

Gli spogliatoi: l’ultimo momento con i calzettoni alzati

Derby tra River e Boca, Millonarios in vantaggio per 1 a zero. “El Carriazo”, mediano gialloblu, fa un entrata assassina su Sivori che resta azzoppato per tutto il resto della partita. Ai tempi non hanno ancora inventato le sostituzioni, River in 10 contro 11 chiuso in difesa, Boca alla ricerca del pareggio che lo schiaccia in virtù anche della superiorità numerica perchè Carriazo (centromediano metodista del Boca..) abbandona l’inutile marcatura di Sivori e si lancia all’attacco come sarà solito fare Beckenbauer anni dopo.

Sivori lo capisce. Ricordate il film “Amici miei”?!..: “..cos’è il genio?! Fantasia, intuizione, decisione e velocità d’esecuzione…”.

Sivori si porta goffamente nella propria area su un corner, va verso Carriazo e gli “gratta” le caviglie coi tacchetti. Carriazo si incazza e gli risponde per le rime. Sivori continua finchè Carriazo si sbraccia, Sivori gli mette una mano in faccia e una dove non si può dire. Ne nasce una colluttazione che finisce con pugni reciproci. L’arbitro espelle tutti e due. Dalla bocca di Carriazo escono tutte le bestemmie che un glottologo possa far risalire all’idioma ispanico, Sivori ghigna diabolico.

Uscendo dal campo, davanti alle panchine, Sivori viene investito dal suo allenatore disperato: “Cabròn de un cabezòn, ma che mierda hai fatto?!….”
Sivori, strafottente come al solito, non lo degna di uno sguardo e risponde quasi con fastidio (con l’aria dell’artista che concede il proprio autografo) dandogli le spalle: “10 contro 10, Mìster…..10 contro 10!…”

Sulla bocca del Mister che scuote la testa si allarga un sorriso beffato, mentre alla mamma di Sivori fischiano le orecchie. Ecco, questo era Sivori: un giocatore che aggrediva la partita invece che subirla, differentemente da tanti pari-ruolo che vestiranno in seguito le sue maglie e il suo numero.

Mitizzazioni, fantasie, mistificazioni di una mente malata e nostalgica. O forse no……….

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