Non è mica la Playstation

Questo è un articolo che farà storcere il naso ai puristi e probabilmente anche agli estimatori del Lardo di Colonnata.

Nasce dalla lettura di un altro articolo, trovato sul numero di giugno della rivista Wired Italia. Il genere di lettura adatto praticamente solo a Technofreak e Nerd troppo cresciuti. Si parla tanto di calcio in questo numero di Wired, in primo luogo con un esame/intervista a Samuel Eto’o che si è prestato ad un’analisi del suo codice genetico, che si prefiggeva l’obiettivo di identificare nel DNA le caratteristiche di un Campione.

I risultati non sono esaltanti per un freddo scienziato determinista. Per quanto approfondita possa essere l’analisi risulta ancora evidente quanto sia importante la componente mentale, la professionalità e la forza di volontà dell’individuo, specialmente nella pratica di uno sport che coinvolge così tanti talenti ed abilità quale è il calcio.

L’articolo successivo parla dell’evoluzione della medicina e della protesica, che ha subito un tale sviluppo nel corso degli ultimi vent’anni da permettere a Francesco Totti di recuperare in pochi mesi da un infortunio che quasi tre lustri prima aveva messo fine alla carriera di un campione come Marco Van Basten.

Il 19 febbraio del 2006 Totti subisce un grave intervento. Da dietro, cattivo, sulle caviglie. E’ l’ultimo colpetto che manda in frantumi una caviglia troppo spesso presa di mira.

Solo cinque mesi più tardi, Totti è di nuovo sul campo, ad alzare la Coppa del Mondo insieme agli altri Azzurri guidati da Lippi e questo grazie a una placca d’acciaio del peso di 60 grammi, saldata a tibia e perone per mezzo di 11 viti. Quel pezzo di metallo di 10 centimetri è ancora al suo posto, per volontà dello stesso Totti perché poteva essere rimossa ed è forse una delle ragioni per le quali il Gabidano riesce ancora a giocare nonostante i numerosi infortuni subiti.

Disgraziatamente la scienza può curare il fisico, ma deve ancora lavorare molto sul cervello, visto che a quattro anni di distanza saranno praticamente gli stessi a indossare la maglia Azzurra, probabilmente con i risultati che molti di noi si attendono (o sperano).

Immagino che sia per amore della scienza che il Pupone ha cercato di riservare lo stesso trattamento da lui subito a Mario Balotelli, nella finale di Coppa Italia. Tanto, avrà pensato Francesco, come hanno sistemato me, potranno fare lo stesso con lui.

Fino a qui nulla di particolarmente nuovo, bisogna ammetterlo. Studi, analisi, medicina ricostruttiva, ma alla fine si parla sempre di carne, ossa e sangue. Tenuti insieme per qualche ragione misteriosa. Roba che combinata in modo particolare dà vita ai Campioni che acclamiamo sui campi verdi. Lascio a quelli che hanno più fede di me il compito di trovare una spiegazione compiuta.

Ciò di cui voglio invece parlarvi non ha un’influenza diretta sugli uomini. Piuttosto riguarda il modo di osservarli ed è stata una bella scoperta per Carlo Ancelotti, uno a cui si possono appioppare tutti i difetti che vogliamo trovare, ma non quello dell’arroganza. Arrivato al Chelsea dopo 18 anni passati in Italia da allenatore ai quali dobbiamo sommarne altri 16 da giocatore.

Trentaquattro anni. Un tempo piuttosto lungo, in cui uno potrebbe anche convincersi di saperne abbastanza.

Invece Carletto (che sapeva cosa doveva fare, cit.) appena arrivato nel suo nuovo ufficio a Stamford Bridge, si è trovato di fronte a qualcosa che non aveva mai visto.

All’interno del suo computer, di solito usato solo per chiedere a Google di fare le traduzioni dall’Italiano all’Inglese, ammicca sul desktop una misteriosa icona con sotto la scritta AMISCO. Incuriosito, Carletto fa partire il programma e gli si apre un mondo. All’inizio a dire il vero non è che ci capisca molto, ci sono i nomi di tutti i suoi giocatori e le partite giocate dal Chelsea. Il tutto è farcito di grafici e tabelle.

Capisce subito che non serve per ordinare i cioccolatini. Per un attimo teme che siano i comandi di Chelsea-Lab e viene colto da una crisi epliettica. Fortunatamente passa da quelle parti il suo “agente di collegamento”; che poi altri non è se non è Salvatore o’ pescatore, cuoco e uomo di bottega dei Blues, emigrante di seconda generazione che segue Carletto e gli fa da traduttore quando il corso “English for dummies” fallisce.

Salvatore lo tranquillizza e gli spiega che si tratta di un software speciale, prodotto da un’azienda di Nizza, nata nel 1995, che permette, per mezzo di speciali sensori e di sistemi di riconoscimento dell’immagine, di tenere monitorati tutti i giocatori durante l’allenamento e di raccogliere dati sull’andamento delle partite. AMISCO non è solo un software, è un vero e proprio sistema integrato che viene raccoglie informazioni sulle partite da tutti i campi in cui è installato. Inoltre, tramite l’utilizzo di GPS e cardiofrequenzimetri è in grado di collezzionare dati dedicati a ogni singolo giocatore anche durante gli allenamenti. La distanza percorsa, il livello di affaticamento.

Carletto è ancora un po’ scettico e non ama usare AMISCO per l’analisi delle partite. Ancora preferisce rivedersele in televisione e guardare con i suoi occhi i movimenti dei vari giocatori, ma quanto al resto? Beh, sarà grande e grosso, ma non ciula e baloss.

Cambia completamente il suo modo di allenare. In Inghilterra si fa pochissimo allenamento in palestra. Quasi tutto il lavoro viene svolto con il pallone, questo perché nessun attrezzo è in grado di replicare gli sforzi improvvisi a cui un calciatore si sottopone durante una partita. Capita di saltare, atterrare e dover subito partire di scatto e in palestra questo non lo puoi fare.

E AMISCO cosa fa? Tiene tutto sotto controllo. Ti permette di verificare il carico di lavoro a cui viene sottoposto ciascun giocatore. Puoi sapere se ha lavorato bene e in modo uniforme e puoi subito renderti conto se sia in grado di sostenere l’intera partita o meno. Se non è riuscito a lavorare 100, ma solo 78, probabilmente non è abbastanza in forma e non potrebbe reggere l’impegno completo.

Grazie a queste informazioni l’allenatore può avere una chiara idea di chi mandare in campo e chi lasciare in panchina, distribuendo i compiti e i carichi in funzione dello stato di forma.

Poi c’è la parte del programma che Carletto ancora non vuole usare. Puoi visualizzare il tracciato di ogni singolo giocatore durante la partita. Vedere la direzione dei suoi passaggi e la precisione. Puoi isolare ogni azione dal resto del match, riconoscendole e classificandole: contropiede, palla inattiva e via discorrendo. Puoi concatenare ogni azione ad un’altra calcolandone l’efficacia sul campo.

Fantascienza? Forse. Tant’è che la gestione tattica Carletto preferisce farsela ancora alla vecchia maniera, ma il sistema gli permette di verificarne i risultati, aiutandolo a identificare i punti sui quali intervenire.

Nessuna paura. Il calcio è ancora e sarà sempre fatto da uomini. Sono loro a vincere le partite, con la fantasia, il talento e la forza di volontà.

Il calcio è “un mistero senza fine bello” (cit. di lusso).

La tecnologia è solo uno strumento di supporto.

Postilla:

In Europa sono tantissimi ad usare AMISCO. Alcuni nomi? Manchester United, Chelsea, Liverpool, Tottenham, Manchester City, Real Madrid, Villareal, Valencia, Atletico Madri, Amburgo, Wolfsburg, Lione, Marsiglia. Tutte squadre più o meno vincenti, a dimostrazione che comunque la differenza la fa sempre l’uomo, sfruttando però al meglio gli strumenti a disposizione.

Come dite? In Italia?

In Italia, solo l’Inter. Un’altra delle novità introdotte per volontà di José Mourinho, un’altra ragione per cui ringraziarlo. Ci ha portati nel futuro.

About Fonz77

Milanese per nascita e per convinzione. Interista nel sangue da generazioni da parte di madre, mio padre ne sa talmente di calcio che crede che giochi ancora Mazzola... Sono il cümenda del blog, in carne e spocchia. Apostolo del culto José e sempiternamente vedovo dello Special One.