La storia sportiva splendida

Il campionato, che ci ha regalato una storia sportiva splendida, merita un epilogo all’altezza, limpido e sereno.

Luigi Garlando, Gazzetta dello Sport, 10/5/2010.

La storia sportiva splendida del campionato italiano

La storia sportiva splendida del campionato italiano comincia verso novembre, quando i tifosi della Juventus cominciano, senza sapere bene per quale motivo, ad esibirsi in cori razzisti nei confronti di Balotelli, impartendo una grande lezione di sportività e di tolleranza all’intero mondo calcistico e non. E’ questo il prologo del commovente romanzo della serie A 2009/2010, un libro colmo di amore, nobili gesta e lealtà.

Il capitolo successivo è scritto da Galliani, in una domenica di dicembre, prima, e in una di gennaio, poi. A Firenze nevica, e vabbè, si rimanda. A gennaio a Firenze non si sta certo malaccio, fa un po’ freschino, ma niente di che. Però c’è il derby tre giorni dopo, e, ehi, il derby c’è da vincerlo. Quindi? Quindi si rimanda la partita, per la seconda volta. E menomale che l’ha rimandata! I suoi giocatori, grazie a questa astuta mossa, si sono potuti presentare al grande appuntamento in forma smagliante, dando spettacolo con una magica sconfitta per 2-0 dopo sessanta minuti in superiorità numerica (per cinque minuti, addirittura, doppia superiorità numerica), con un rigore inventato ed un arbitraggio d’altri tempi (tempi nemmeno troppo lontani) a favore. Bella mossa, Adri!

sei splendidamente sportivo

sei splendidamente sportivo

La splendida storia prosegue, arrivando ad un punto cruciale: il Tagliavento day. L’arbitro dell’anno, osannato da pubblico e critica, sfoggia una direzione di gara impeccabile, ma solo da una parte. Durante la partita, Mourinho esibisce il terrificante gesto delle manette, già punito con la pena di morte in 25 stati: Tosel, paladino dei giusti, lo stanga con tre sacrosante giornate di squalifica. Nel tunnel, Cambiasso si muove e parla: due giornate. Lì nei pressi, Muntari s’incazza: due giornate, ridotte ad una. E’ un’altra spettacolare pagina di sport.

Scorrendo velocemente tra i capitoli successivi, si possono trovare le micidiali gufate di un intero paese all’indirizzo dell’unica squadra che il nostro campionato è in grado di proporre, le coltellate settimanali, i seggiolini fumè e le tesi di complotti sbandierate ovunque. Ma queste sono solo quisquilie, un mero antipasto per prepararsi al piatto forte, al piatto di fine stagione.

Ad aprile, dopo quattro anni, gli avvocati di Moggi tirano fuori intercettazioni che valgono quanto quelle di mia zia e di Peppuccio il salumiere che discorrono di ‘nduja. Ovviamente, è scandalo. I tifosi della pisella sono in rivolta, vogliono giustizia, spediscono coupon, fanno richieste ufficiali, abboccano a qualsiasi cosa il loro giornale per paraocchiati proponga. Non perdono occasione per infangare il nome di chi non si può toccare e di lanciarsi in curiose ironie su Moratti capomafia, Inter rubatutto, scudetti di cartone e serie B sempre più vicina. Tutto questo mentre la loro squadra si esibisce nella peggior stagione della sua storia dopo aver dilapidato decine di milioni per acquistare il Caio e il Vampeta del terzo millennio. Splendida storia sportiva, anche questa.

Peppuccio: rischia grosso

Peppuccio: rischia grosso

Finisce aprile, ed è tempo di biscotto: c’è Lazio-Inter, ovvero la partita tra la finalista di Champions League e possibile vincitrice di tutto e una squadra piena di problemi invischiata fino all’ultimo nella lotta per non retrocedere. Incredibilmente, la finalista di Champions vince facilmente, avendo ragione di una Lazio senza alcun tipo di motivazione. Anche qui, è scandalo. La Roma, sconfitta in casa da una Samp non proprio arrembante, denuncia l’ennesima ladrata nerazzurra. Rosella Sensi si vergogna, orde di politici senza una faccia e, soprattuto, senza un cazzo da fare si riversano davanti alle telecamere annunciando “la morte dello sport”, “un episodio increscioso”, e confidando in un intervento della FIGC. In tv isterici ormai privi di fegato possono sfogare liberamente le loro frustrazioni.

non le manda a dire

non le manda a dire

Il clima da gombloddo monta, i tifosi della Roma rischiano di tracimare: ottima mossa, creare questo tipo di atmosfera proprio a due giorni dall’unica finale di Coppa, a livello mondiale, dove una delle due squadre (per puro caso, la Roma) gioca in casa (contro l’Inter, avversario benvoluto e rispettato). Si vocifera addirittura di un premio di due milioni promesso dal presidente del Siena alla sua squadra nel caso in cui riuscisse a battere l’Inter all’ultima giornata, regalando lo scudetto alla Roma. Mourinho ne parla con una battuta: deferito.

Fortunatamente, nella partita più bella dell’anno, lo spettacolo scaccia via i veleni. I giallorossi fanno vedere al mondo di cosa sono capaci: pugni, schiaffi, calci e tacchettate, dal primo al novantesimo minuto. Il loro capitano, degno simbolo di un popolo e di una città, dopo non aver visto mezza palla per tutta la partita si lancia all’inseguimento di Balotelli e lo stende, scagliandogli su una gamba il tiro della Tigre, per poi regalargli un dolce calcetto in testa. Ehi, però, aspetta, nella splendida storia sportiva del calcio italiano un gesto del genere ci può stare, son cose che succedono, basta coi finti moralismi, Balotelli l’aveva provocato, quasi quasi ha fatto bene. E poi, insomma, ci sono “retoriche che fanno più male della violenza”, quindi si sa chi è il vero mostro, non certo un buzzurro di 34 anni che ancora si comporta come un bambino delle medie, o un esercito di trogloditi che fuori dai cancelli sfoderano le lame.

Tre giorni dopo, visto che “ci sono retoriche che fanno più male della violenza”, un Olimpico stracolmo trasuda solidarietà per il capitano: tutti con la maglia numero 10, striscioni che inneggiano a “10, 100, 1000 Balotelli” e parole di ringraziamento per colui che ha difeso un intero popolo da non si sa bene cosa. Il match è di quelli tosti: il Cagliari dà l’anima, la pelle, il sangue, i denti. Jeda sbaglia un gol in circostanze incredibili, ma non c’è certo da vergognarsi. A fine partita, la riabilitazione in mondovisione: Francè scorrazza per il campo in compagnia dei pargoli e si sdraia beato a prendere il sole, mentre la prole gli saltella giocosa intorno. E’ amore.

"un giorno tutto questo sarà tuo"

"un giorno tutto questo sarà tuo"

Ormai siamo giunti alle battute finali del romanzo: quali meravigliosi colpi di scena ci attendono? Quale sarà il finale di questa bellissima storia?

I nostri creativi sono già al lavoro. La Juventus, capeggiata dal figlio di Mr. Bean e Gasparri, ha ufficialmente chiesto la revoca dello scudetto del 2006, quello che è stato loro revocato. I suoi tifosi si organizzano per condire l’eventuale festa nerazzurra di domenica con qualche taglio di giugulare, approfittando della concomitanza col big match tra le due squadre più belle della stagione. Rosella, come già detto, dispensa saggezza con parole da illuminata e l’ordine giornalistico italiano si lancia contro l’anticristo da Setubal (sebbene negli ultimi tre mesi questi abbia parlato sì e no per un paio di minuti). I presupposti per un lieto fine ci sono tutti.

E’ questa, la “storia sportiva splendida” che il campionato ci ha regalato.

Ed, è proprio vero, “merita un epilogo all’altezza, sportivo e sereno”.

About Grappa

Il mio sogno è vedere Klopp a San Siro con una tutaccia nerazzurra che si fa espellere ad ogni partita per aver staccato la testa al quarto uomo. Passo il mio tempo a ciarlare di santoni calcistici o presunti tali, ma in realtà mi ispiro a Fassone. Inoltre faccio una carbonara che te dico fermate.